Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista

Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista
La ragione di ciò sta nel fatto che la cuspide del potere di queste due nazioni (Francia e Germania) comprende benissimo che la crisi strutturale di quei capitalismi perdura, si accresce, e non è domata dalla retorica europeista. La deflazione ordo-liberista erode i margini, fa scendere i tassi di profitto, rende più difficile la circolazione del capitale fisso e la finanza può far crescere qualche rendita, ma non crea lavoro, né prospettive per il giovane proletariato franco-tedesco. La circolazione del capitale si blocca e allora si ricorre al naturale e normale espediente che è il protezionismo. Ma questo scardina le basi stesse della struttura tecnocratica europea. Butta nel fango i trattati di Maastricht e di Lisbona, trasforma in canzoni da melodramma le recite neo liberiste. Giulio Sapelli http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2017/8/27/GEO-FINANZA-Dalla-Cina-alle-cicale-la-Germania-prepara-il-terremoto-dell-Ue/779737/

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 19 dicembre 2015

Renzi le consorterie di clientele&famigli gli si stringono sempre di più alla gola, i conti tornano sempre

SOTTO ATTACCO
Così parentele e amici guastano il Natale di Matteo Renzi
Il premier dice che la sfiducia contro il ministro Boschi è un autogol. Ma le cordate politico-familiari fanno male al governo

DI MARCO DAMILANO18 dicembre 2015


«Oggi mi sono divertito a dire all’establishment italiano che la logica degli “amici degli amici” è finita. Che la stagione del capitalismo di relazione appartiene al passato». Così parlavaMatteo Renzi dopo il suo intervento alForum Ambrosettidi Cernobbio il 6 settembre.

Ma dalle indagini suBanca Etruriaemerge però che gli amici degli amici e i parenti degli amici, 
il capitalismo di relazione, ha vissuto 
e prosperato a lungo anche in terra 
di Toscana, tra Arezzo e Firenze, culla del renzismo negli anni della scalata 
al potere romano. Fino a sfiorare le figure-chiave del governo letteralmente negli affetti più cari, quellifamiliari.

Il padre del ministro Maria Elena Boschi, vice-presidente della Banca Etruria, nominato quando la figlia era già diventata ministro delle Riforme, in consiglio di amministrazione dal 2011, negli anni del dissesto patrimoniale della banca aretina. E il padre del premier, finito sui giornali per un intreccio non giudiziario, socio con 
l’ex presidente della Banca Etruria.

Tutte persone perbene, li difende giustamente Renzi, ma lecoincidenze restano. E se ne potrebbero aggiungere altre, finora inesplorate, che riguardano sempre 
gli scambi di poltrone nelle banche della provincia toscana.

L’ex presidente della Fondazione Monte dei Paschi di Siena Antonella Mansi, in buoni rapporti con Renzi, al momento della nomina nel 2013 era presidente della bancaFederico del Vecchio di Firenze che 
fa parte del gruppo di Banca Etruria. 
Al suo posto, alla guida della piccola 
ma strategica banca fiorentina, arrivò Claudio Salini che era stato segretario generale della Consob, subito cooptato nel cda dell’Etruria: e poi dici i controllori e i controllati.

Capitalismo di relazione significa cordate politico-familiari. Ed è stato lo stesso Renzi, nel suo intervento allaLeopolda, a raccontare in pubblico una sorta di consiglio di famiglia, 
con il padre che sulle inchieste che lo riguardano invitava il premier alla linea dura, a reagire agli attacchi, a replicare colpo su colpo, e il figlio, l’uomo che governa l’Italia, a consigliare prudenza e fiducia nella magistratura.

Ecco perché la mozione di sfiducia contro la Boschi sarà unautogol per le opposizioni, come dice il premier. Ma anche il bel gioco 
di Renzi e della sua squadra in questa vicenda appare inceppato.

Banca Etruria, Rossi non ha titolo per indagare


Banca Etruria: Arezzo indaga per truffa

Aperto fascicolo. Al momento nessun indagato

(ANSA) - AREZZO, 18 DIC - Il procuratore di Arezzo Roberto Rossi ha aperto un fascicolo con l'ipotesi di truffa sulla vicenda della vendita delle obbligazioni secondarie di Banca Etruria. Secondo quanto appreso non ci sono al momento indagati.
    Nel fascicolo c'è la documentazione presentata dalle associazioni dei consumatori. Rossi è titolare anche di altre tre inchieste su Banca Etruria: una per false fatturazione, le altre per ostacolo alla vigilanza e per conflitto di interessi di alcuni amministratori.

http://www.ansa.it/toscana/notizie/2015/12/18/banca-etruria-arezzo-indaga-per-truffa_27b38a1c-5a88-4b13-a785-ab69345e56c6.html

Bail-in è una stupidaggine, è più facile prendersela con chi risparmia che intervenire nella separazione tra banche commerciali e quelle d'investimento perché ci voleva coraggio che questi politici da strapazzo non hanno


La durezza del Bail-in e i dubbi su Consob

Il caso Etruria ha scoperchiato il vaso di Pandora?

18/12/2015 Giacomo Nero

Riprendiamo in mano, travolti dall’incedere drammatico della cronaca (ogni riferimento a Banca Etruria non è puramente casuale), il tema dei salvataggi bancari. Come avevamo già avuto modo di raccontare tempo fa (ad esempio qui) la normativa relativa a questa tematica ha subito una importante revisione in seguito all’introduzione del cosiddetto Bail-in (lo scorso 10 settembre il governo italiano ha approvato le nuove regole sulla risoluzione delle crisi bancarie, il tutto mediante un decreto attuativo della direttiva europea e di una serie di disposizioni di modifica del Testo unico bancario). 
Per farla breve stiamo parlando del salvataggio di un Paese o del suo sistema bancario dall'interno, strategia che si contrappone appunto al bail-out, cioè al salvataggio dall'esterno, modalità di gestione delle crisi bancarie alla quale eravamo tipicamente abituate. In seguito alla sopracitata vicenda di Banca Etruria (l’ultima notizia parla di nuove sanzioni in arrivo per i componenti del vecchio cda dell’istituto, presieduto da Lorenzo Rosi con Pierluigi Boschi vicepresidente. Il procedimento sanzionatorio è l’esito dell’ultima ispezione, quella che ha portato commissariamento dell’istituto l’11 febbraio scorso e terminata poi il 27 febbraio), l’opinione degli addetti ai lavori si è spaccata tra chi ritiene tale normativa iniqua e chi invece ne difende le fondamenta. E sullo sfondo appare anche la questione della vigilanza, nello specifico l’operato di Consob. A tal proposito vi riportiamo in calce una raccolta di diverse autorevoli opinioni sul tema lasciando a voi, come doveroso e consueto, le somme  finali. E per aiutarvi nell’approfondimento di questa spinosa tematica non possiamo che sollecitarvi a iscrivervi (vi basta cliccare qui ) al prossimo incontro SOLIDITÀ DEL SISTEMA BANCARIO E BAIL-IN, che si svolgerà all’interno dell’attesissima decima edizione del PFEXPO, il prossimo 28 gennaio 2016 presso Palazzo delle Stelline, in Milano.
Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera

"Ci sono già delle (altre, ndr) banche in difficoltà  nelle quali i risparmiatori non hanno perso con le obbligazioni, ma hanno perso tutto quello che avevano con le azioni. Anche in quei casi io penso che ci siano delle responsabilità oggettive"

"Diciamo con chiarezza dai suoi microfoni che il sistema bancario italiano è solido. Dentro un sistema bancario solido, con un risparmio privato delle famiglie importante, ci sono state storie di purtroppo naturale opacità che non sono state controllate a dovere"

“Io ho stima in Vegas (presidente Consob, ndr), e devo dire che ha stretto le maglie Consob di questi anni. Però è evidente che sono stati venduti da alcune banche prodotti che non dovevano essere venduti. Bisognerà capire se Consob ha denunciato la vendita illegittima di quei prodotti e se invece a non essersi mossa è stata la magistratura o la Banca d’Italia”.

"Io penso che dal 2007, con la direttiva Mifid (acronimo di Markets in Financial Instruments Directive, ndr) è obbligatorio per ognuno di noi quando va in banca farsi fare il profilo, e il 90% del profilo di coloro che vanno in banca è un profilo prudenziale: quelle obbligazioni subordinate non potevano essere vendute alle vecchiette”.

Antonio Patuelli, presidente dell’Abi, l’associazione delle banche italiane

“Ci sono stati casi di cattiva gestione del credito appesantite da sette anni di crisi. Sono convinto che se la crisi non ci fosse stata non ci sarebbero stati i casi di queste quattro banche, peraltro nel resto d’Europa ci sono state centinai di crisi bancarie negli scorsi anni di questo genere e ancor più gravi il fatto è che non c’era ancora la vigilanza unica e l’unione bancaria e negli altri paesi gli stati hanno salvato nazionalizzandole o con contributi a fondo perduto. La storia dell’Italia è tutta diversa”.

“Scrivere a caratteri cubitali, obbligatori sui pacchetti di sigarette: nuoce gravemente alla salute. Io chiedo che le competenti autorità che penso siano europee o per legge di stato impongano a tutti gli emittenti e i venditori di titoli  che venissero definiti dalle medesime autorità ad elevato rischio,  di apporre nella prima pagina di questi moduli con gli stessi caratteri cubitali delle sigarette : prodotto finanziario ad alto rischio. E abbiamo finito con gli equivoci”. 

Stefano De Polis, direttore dell’Unità di risoluzione e gestione della crisi della Banca d’Italia

“In merito alla normativa del Bail-in, il dottor Rossi (direttore generale Banca d’Italia ndr) domenica l’ha definita di stampo calvinista e oggettivamente ha dei tratti di durezza, ovviamente si dovrebbero trovare delle alternative”.

“Ci può essere e dovrebbe esserci più elasticità e trovare soluzioni. C’è una normativa già in vigore, quindi bisogna operare nel quadro della normativa”.

2015 crisi economica, la Fed non ha capito niente, la politica economica è al servizio di una Piena Occupazione dignitosa e gli Stati Uniti barano con se stessi e con il mondo intero

Indice Baltic Dry su livelli da paura

18 dicembre 2015, di Daniele Chicca
NEW YORK (WSI) – L’indice cartina al tornasole delle attività commerciali marittime globali è sceso a un nuovo livello record negativo: 471 punti, appena un quarto del punteggio di 24 mesi fa. Il Baltic Dry Index (BDI) è sceso ancora ieri, aggiornando al ribasso i minimi del 20 novembre. Sono livelli negativi che non si vedevano da anni.
Nel grafico riportato qui sotto si può notare l’andamento altalenante dell’indice BDI negli ultimi cinque anni. In un anno la performance è negativa del -42,14% (stando ai dati disponibili nelle schermate di Bloomberg). Soltanto due anni fa l’indice valeva ben 2.330 punti e in agosto 1.200.
Il 20 novembre di quest’anno si era attestato in area 500 punti. L’indice Baltic Dry è fondamentale per avere il polso delle attività commerciali mondiali, in quanto monitora i costi di noleggio navale per il trasporto di alcune fra le principali materie prime.
L’indice, che viene calcolato sulla base di un’indagine quotidiana degli agenti, sta chiaramente risentendo del calo della domanda di materie primeproveniente dalla Cina, la seconda economia al mondo.

Fed ha premuto sul grilletto troppo presto?

Il Baltic Dry Index è considerato da molti analisti uno dei termometri chiave dell’andamento dell’economia globale, anche se, compresa nella sua volatilità, c’è anche la disponibilità, inelastica, di navi cargo.
L’andamento insolito fa paura a molti investitori, ma non a Janet Yellen che insieme ai colleghi del board di politica monetaria della Federal Reserve ha appena deciso di mettere fine all’era dei tassi zero imponendo un rialzo di 25 punti base del costo del denaro. Un evento che non si verificava dal 2006.

2015 crisi economica, i derivati arma finale del Capitalismo

Bomba derivati ha assunto dimensioni gigantesce

18 dicembre 2015, di Daniele Chicca
NEW YORK (WSI) – Dopo aver visto questo grafico bisogna solo sperare che la bomba dei derivati non esploda, perché gli strumenti finanziari di questo tipo ammontano a ben 1,2 milioni di miliardi di dollari nella peggiore delle ipotesi. Nella migliore si fermano a $630 mila miliardi.
La discrepanza nelle stime dimostra quanto sia difficile calcolare le dimensioni del fenomeno, passato ai tristi onori di cronaca con lo scoppio della crisi dei mutui subprime. Parliamo in particolare dei debiti collaterali, le cartolarizzazioni e i Cds, i contratti per assicurarsi contro l’eventuale default dell’asset sottostante.
L’infografica (vedi link in fondo) è impressionante e aiuta a capire dove è collocata la massa monetaria in circolazione nel mondo. Dalla differenza di taglia tra il mercato degli strumenti derivati (futures, opzioni, contratti swap, forward e warrant), si capisce fin troppo bene come il mercato dei derivati abbia assunto dimensioni inaudite. E difficilmente misurabili.
Il problema dei derivati è infatti che la maggior parte di questi contratti viene scambiata al di fuori delle piattaforme di trading classiche. Le transazioni avvengono tra società private nei mercati cosiddetti over-the-counter.

Massa monetaria e mercati messi a confronto

I vari mercati – non solo i derivati, ma anche il reddito fisso, le Borse, l’oro – vengono messi a confronto con altri elementi tipici del mondo della finanza e dell’economia reale, come il benessere delle persone più benestanti al mondo, la capitalizzazione di mercato delle società quotate in Borse e ildebito complessivo del pianeta.
Il risultato finale è una gerarchia delle categorie che va dai più piccoli dei mercati (il Bitcoin, pari a 5 miliardi di dollari, e l’argento, intorno ai 14 miliardi di dollari) a quello più grande, quello appunto dei derivati.
In mezzo tra di loro si vanno a inserire l’insieme delle banconote e delle monete (5 mila miliardi di dollari), l’offerta di oro (7.800 miliardi), la massa monetaria composta dalla moneta fisica anche definita ‘narrow’- come valute e cash – ($28.600 miliardi) e quella invece M3, che pur essendo costituita anch’essa da moneta definibile come liquida comprende anche i depositi bancari ($80.900 miliardi).
Nell’elenco “visualizzato” figurano il bilancio della Federal Reserve e l’insieme delle proprietà del mercato immobiliare. Ogni quadratino rappresenta l’equivalente di 100 miliardi di dollari.
La bomba derivati fa paura per dimensioni.
L’infografica completa si trova qui.

2015 crisi economica, l'aumento dei tassi è una decisione politica e il rendimento dei Treasury decennale lo dimostra, i fondamentali degli Stati Uniti non sono sani

Il rimbalzone delle Borse: perché non dura 

E’ facile spiegare perché questo rimbalzone delle Borse è fragile: perché se lo scenario fosse quello della fiducia nella crescita da parte della Fed cosa ci fa il Treasury decennale al 2,25% di rendimento a scadenza? 

18 dicembre 2015


I TEMI DEL GIORNO
1. Grande sorpresa dalla Bank of Japan. 
Durante la settimana che finisce oggi, erano arrivati segnali negativi per l’economia del Giappone: sono state ancora una volta riviste al ribasso le aspettative di inflazione, e proprio ieri è uscito un dato molto negativo per l’export, nonostante uno yen ben sopra 120 contro USD. 

E’ da inizio anno che lo diciamo: il Giappone è in una situazione critica da cui sembra impossibile uscire. Per Kuroda la situazione era diventata insostenibile, e quindi ha scelto la mossa a sorpresa, annunciando stamattina l’aumento del QE. 

Una sorpresa enorme: nessuno, sui mercati, aveva previsto una nuova iniziativa. Dei dettagli scriveremo più tardi: ma il vero shock è la reazione dei mercati, che alle 7,30 vanno NELLA DIREZIONE OPPOSTA e quindi contro Kuroda (Nikkei ­2% e yen a 121 contro USD) [importante per: equity , obbligazioni e valute (globale)].

 2. Il rimbalzone delle Borse: perché non dura. Avevamo scritto due giorni fa: “ci aspettiamo un fine settimana nervoso. Ma neppure noi potevamo immaginare un caos simile.
E’ facile spiegare perché questo rimbalzone delle Borse è fragile: perché se lo scenario fosse quello (come dicono in molti) della “fiducia nella crescita da parte della Fed” allora che cosa ci fa il Treasury decennale al 2,25% di rendimento a scadenza? Dovrebbe andare al 3,35%, almeno. E che cosa ci fa il dollaro USA a 1,0900 contro euro? Dovrebbe andare almeno alla parità. Ma se andasse alla parità, poi il petrolio dove finirebbe? A 20$ al barile? E Se il Treasury sale al 3,30% di rendimento, dove finiscono i prezzi di obbligazioni high yield, subordinate e obbligazioni corporates in generale? 

In somma: è impossibile da qui in poi rivedere il “sale tutto” che ha caratterizzato il 2013 ed il 2014: è questa, l’implicazione forte della decisione di mercoledì da parte della Federal Reserve [importante per: equity , obbligazioni e valute (globale)]. 

L’OPERATIVITA' 
Portafoglio nel 2016: cinque regole pratiche.
La quinta ed ultima regola per il 2016 che vi proponiamo questa settimana è di non stare fermi: mai come nel 2016, una strategia passiva o buy-and-hold risulta inadeguata viste le incognite che pesano sui mercati, specie dopo il primo rialzo dei tassi Usa in sette anni. Una mossa come questa è lecito definirla storica: e quindi nulla ora è più come prima, nei sette anni precedenti, ed in particolare negli anni in cui “saliva tutto”. In inglese si usa la frase “something ha sto go”, qualche cosa deve cadere, e si tratta solo di capire che cosa risulterà più fragile alla nuova evoluzione dei fatti. Inutile perdere tempo oggi a disegnare scenari per fine 2016, e ve lo abbiamo ripetuto molte volte: a differenza di molti altri, non vi faremo perdere tempo spiegando perché nel 2016 la Borsa deve salire oppure le obbligazioni devono scendere. Si tratta di un esercizio inutile perché nessuno ha già affrontato momenti come questi (neppure Yellen e neppure Draghi) e quindi nessuno può dire quali saranno gli anelli della catena a saltare per primi, anche se è certo che something ha sto go. Per questo, più che fissare adesso obiettivi e target per dicembre 2016, vi sarà utile valutare se siete pronti, sia in termini di strumenti finanziari, sia in termini di advisors ed informazioni, ad affrontare gli eventi inattesi che colpiranno i mercati nel 2016. 

L'ANALISI 
Obbligazioni e liquidità: un problema serio, un problema con cui abbiamo fatto i conti in passato. Abbiamo dedicato questa settimana ad analizzare i problemi di liquidità e trasparenza di obbligazioni, Fondi Comuni e GPM, problemi che noi crediamo saranno molto concreti e visibili nel 2016. Oggi chiudiamo il lavoro dedicandoci ad un segmento, i Mercati Emergenti, che spesso ha occupato le prime pagine nel 2016 e che anche mercoledì sera è stato chiamato in causa in modo esplicito dalla stessa Yellen, che ci ha rassicurato sul fatto che “i Mercati Emergenti sono stati avvertiti con largo anticipo” del rialzo dei tassi USA. Il punto, a noi di Recce’d, sembra però non essere quello: il punto non sta nell’anticipare a mercati peraltro stabili e tranquilli che ci sarà una restrizione sulla liquidità globale; il punto invece è rendersi conto che i Mercati Emergenti si trovano ormai da anni in una situazione di profondo disagio, ed instabilità. La conferma finale è arrivata nella settimana che finisce oggi, con il (secondo) downgrade a junk, ovvero spazzatura, delle obbligazioni del Brasile, questa volta dalla Agenzia Fitch: gli investitori farebbero bene a ricordare che le obbligazioni junk non si chiamano “spazzatura” per caso. Nel caso degli Emergenti, poi, il problema si va sempre a sommare con quello della valuta (il grafico a sinistra) ed entrambi sono generati dalla scarsa capacità del debitore di ripagare il debito (grafico sotto a destra), il che aumenta il rischio di una spirale. Per chiuder il lavoro, quindi, si può tornare a quanto abbiamo scritto martedì, prendendo a prestito una frase di El Erian sul caso Third Avenue: The bigger the outflows from an asset class in general, the greater the potential for accidents. High yield is particularly vulnerable to mishaps, having already experienced significant investor withdrawals and related technical damage. (This is part of the reason I had classified it among the three big unhinged asset classes, along with energy and emerging-market currencies.) 

http://www.soldionline.it/analisi-scenario/il-rimbalzone-delle-borse-perche-non-dura

Sistema Bancario, il governo, incompetente&corrotto, invece di pretendere spiegazioni dalla Consob e Banca Italia diventa correo per avallare lo scippo ai risparmiatori



Caso Etruria, lasciamo stare la politica, presentiamo il conto a Consob e Bankitalia


Possiamo prendercela con tutti, persino con l'Europa, ma non possiamo far finta di non vedere che l'omesso controllo degli organi di vigilanza - Banca d’Italia e Consob, tanto per fare nomi e cognomi - sia la causa primigenia dei guai di tali istituti

18 Dicembre 2015 

Non ci voleva molto a immaginarlo, va detto. Tuttavia, più passano i giorni, più è evidente che il caso delle quattro banche “salvate” per decreto dal Governo è un caso di mancata tutela del cliente, sia esso un correntista o un investitore (categorie, queste, che nel caso di specie vanno sinistramente a coincidere).

Perché possiamo passare i giorni a montare casi politici, a mettere in fila responsabilità e presunti conflitti d’interesse, a chiederci cosa sarebbe successo se ci fosse stato Berlusconi, a fare dietrologie sulle influenze massoniche (la morte di Gelli casca a fagiolo) e, ovviamente, a prendercela con l’Europa cattiva che scoperchia i nostri tanti verminai territoriali. Ma non possiamo far finta di non vedere che l'omesso controllo degli organi di vigilanza - Banca d’Italia e Consob, tanto per fare nomi e cognomi - sia la causa primigenia dei guai di tali istituti.

Non è il caso di fare le verginelle: quel che è successo nelle quattro banche succede - magari in forme diverse, edulcorate - anche in altre banche di territorio: il cliente-azionista, il notabile territoriale che ha una corsia preferenziale alla faccia del rating e di Basilea 2, il capo che cazzia l’impiegato allo sportello perché non ha spinto abbastanza i titoli ad alto rischio con i suoi clienti. Tutti film già visti. Tutti comportamenti che chi di dovere dovrebbe scoprire, sanzionare, reprimere.

È una pugnalata, quindi, leggere che Bankitalia abbia “dubbi” su Banca Etruria dal 2002, che li abbia ribaditi nel 2010 e nel 2012 e che abbia scritto, dopo l'ispezione del 2013, che la banca era «travolta in modo irreversibile». Che, nonostante tutto, la banca abbia continuato a emettere obbligazioni subordinate come se niente fosse. Che la Consob - Etruria è una società quotata - non abbia bloccato tale operazione.

Fossimo al governo - invece che tirar fuori dal cilindro per l'ennesima volta la figura messianica di Raffaele Cantone per far bella figura sui media - chiederemmo un bel po' di spiegazioni al governatore di Bankitalia Ignazio Visco e al presidente di Consob Giuseppe Vegas. Magari, pure qualcosa di più di una semplice spiegazione.

Sistema Bancario, Banca Veneta un'esposizione di 7 miliardi, la somma enorme è dovuta al fatto che NON si vuole distinguere le banche commerciali dalle banche d'investimento

All'ultima assemblea "popolare" (una testa, un voto), votare in realtà é ratificare il diktat Bce o testimoniare una rivolta. Ma il finale é identico: vince la speculazione







Domani sono previste più di 5 mila presenze a Venegazzù di Volpago del Montello, dove si riunirà l’assemblea degli 88 mila soci di Veneto Banca. Il fronte del sì al “Progetto Serenissima”(trasformazione in spa, quotazione in Borsa, aumento di capitale da 1 miliardo) va dai vertici della banca passando per entrambe le associazioni di azionisti (i grandi, “Per Veneto Banca”, e i piccoli, presieduta da Giovanni Schiavon) comprendendo Unindustria, Confartigianato, Cgil e Cisl, Adiconsum e Federconsumatori, fino alla Banca Centrale Europea, che è la vera padrona del gioco e che ha messo nero su bianco il diktat: o vince il sì, o scatta il commissariamento immediato (come spiegavamo ieri). A votare no sarà l’Associazione Soci Popolari Venete, che ha il suo cappellano nel veneziano don Enrico Torta (autorevolmente appoggiato dal patriarca Moraglia), e che pur non facendosi più illusioni, manterrà il suo rifiuto per ragioni di principio e in vista di future cause per danni contro la banca.
Ma il malcontento é diffusissimo: migliaia di soci hanno visto bruciare i loro risparmi in una misura abnorme, ovvero, stando alla stima sul prezzo di recesso (diritto per altro vergognosamente negato da Bankitalia in base ad una italianissima deroga di legge), avrebbero perso già più dell’80% del proprio capitale. All’ingresso in Borsa, il prezzo d’emissione non si discosterà molto da 7,3 euro ad azione. Un rogo di ricchezza sul’altare dell’eliminazione dirigistica delle popolari, voluta dalla centrale bancaria di Francoforte ed eseguita dal governo Renzi con un timingglaciale: 18 mesi.
A questo punto, bisognerà vedere quanto conterà lo stato psicologico dei votanti. Non é certamente casuale che il presidente Bolla e l’amministratore Carrus abbiano fatto filtrare, dall’incontro avuto con gli intransigenti No Spa, l’allarme rosso sulla voragine dei crediti deteriorati, che in realtà ammonterebbero addirittura a 7 miliardi, su un patrimonio netto di 2,25 miliardi di euro. Così come non é senza ragione che il cda sia propenso ad avviare l’azione di responsabilità verso gli ex amministratori, ex presidente Trinca ed ex ad Consoli in testa: atto dovuto, che per altro serve anzitutto agli attuali capitani della nave per tutelarsi, ma che, da un punto di vista tattico, serve a dare un contentino alla massa di arrabbiati. Il bastone e la carota,insomma.
Ma quel che é gravissimo da risultare inaccettabile (e ce ne sarebbe per rinviare quest’assemblea messa in piedi con una fretta assassina) é che i soci vi parteciperanno scoprendo all’ultimo secondo alcune cosette che avrebbero dovuto sapere da tempo. E non ci riferiamo soltanto alla montagna di sofferenze la cui altitudine ancora più himalayana ha fatto trapelare Carrus. Ma anche alle confessioni fatte a Renzo Mazzaro sui quotidiani Finegil di oggi da parte di ex dipendenti cacciati, a loro dire, da Consoli, rivelando che i crediti in rosso sarebbero dovuti ad una deliberata scelta risalente alla sua gestione, che Favotto non si sarebbe dimesso per motivi di salute ma sarebbe scappato a gambe levate quando ha capito la reale gravità della situazione, che sono state vendute azioni nel 2013 e 2014 in barba ai divieti, favorendo gli amici che hanno così potuto salvarsi dal crollo del valore. Cose solo in parte risapute e su cui sta indagando la magistratura(per aggiotaggio l’intero ex cda, e anche per ostacolo alla vigilanza Trinca e Consoli), ma soltanto adesso vengono a galla per parola di lavoratori e funzionari che denunciano di essere stati addirittura licenziati perché sgraditi. Per non parlare dei feroci rilievi che il collegio sindacale muove solo ora, guardandosi bene dall’averlo fatto prima. Scoprono a due giorni dal momentoclou che chi ha amministrato Veneto Banca non ha ottemperato alle direttive e alle regole di Bce e Bankitalia?
Conoscere per deliberare, diceva il liberale Luigi Einaudi quando i liberali esistevano ancora, ed erano degni di rispetto. Qui invece la mandria dei buoi viene condotta al macello senza neppure avere tutte le informazioni sulle malefatte di cui patiscono le conseguenze (e qui bisognerebbe fare toc toc anche ai magistrati inquirenti, che non paiono particolarmente solerti). Per cortesia, non continuiamo a prenderci in giro: il sì di domani sarà la semplice ratifica ad un obbligo imposto dall’alto, che mira a porgere Veneto Banca su un piatto d’argento al banchetto degli speculatori di Borsa, con il codazzo di medio-grandi investitori locali che sgomitano per spartirsi le briciole (coipresunti e strani rastrellamenti a 14 euro ad azione di questi giorni) e accapparrarsi uno strapuntino nel futuro board. E per di più subendo un tragico paradosso: la Bce, tramite il suo recalcitrante braccio nazionale che è Bankitalia, avrebbe dovuto commissariare la banca (idem per la Popolare di Vicenza) già da tempo, come ha fatto per altre popolari in giro per l’Italia, perché aveva e ha i parametri sballati, e invece minaccia di farlo oggi, ma solo se il bestiame umano dei soci uscisse dal recinto e si ribellasse agli ordini superiori dell’Impero. E c’è pure chi ha il coraggio, come la premiata coppia Zaia-Moretti, di scodinzolare per il sì di fronte a questo esproprio di denaro, dignità e sovranità. Ormai tacessero, visto che hanno taciuto per mesi e mesi. Specie l’azionista Zaia, che oggi dice che non sa se andrà all’assemblea (paura, eh?) e che incolpa Consoli e Trinca di essersi messi contro Bankitalia, ma contemporaneamente accusa Bankitalia di non aver controllato. Sembra quel tizio che per giustificare una lunga assenza farfuglia tutto e il suo contrario, all’ultimo secondo, tirando a casaccio. Patetico. 
Alle somme. Chi voterà sì, domani, possiamo capirlo: sotto dittatura Bce, tecnicamente non si ha praticamente scelta (la liquidazione volontaria e il tornare sotto soglia 8 miliardi d’attivi sono vie infattibili o troppo rischiose). Ma il comune socio che voterà no una buona ragione ce l’avrà: persi per persi i propri svalutatissimi soldi, privato persino del piccolo e aleatorio scudo del 5% al diritto di voto, con la tempistica d’ingresso in Borsa che non lascia scampo, senza aver ottenuto nessun riconoscimento o incentivo, per lo meno questa volta, per un’unica volta, avrà alzato la testa. Tanto, che il cda sia teleguidato da Draghi, o che l’istituto sia preso in ostaggio da un commissario su ordine di Draghi, i suoi quattrini, ammesso che li recuperi, li rivedrà solo in minima parte e nel giro di anni. E quel che é sicuro é che Veneto Banca non sarà più la suabanca, se mai lo é stata.

2015 crisi economica, è il primo segnale della devastante ed inevitabile distruzione di soldi?

Bond: americani in fuga dai fondi

18 dicembre 2015, di Daniele Chicca
NEW YORK (WSI) – È fuga dai bond negli Stati Uniti e stavolta non riguarda solo quelli spazzatura in piena crisi. Bank of America lo ha definito un vero e proprio “bagno di sangue”.
I fondi obbligazionari con giudizio investment grade sono stati colpiti da un’ondata record di ‘redemption’. È il panico nel settore, dopo che una settimana fa due fondi ad alto rendimento, Lucidus Capital Partners e quello creditizio di Third Avenue, hanno annunciato o la liquidazione dell’intero portafoglio o la loro chiusura.
Un’altra sfilza di default è prevista nel mercato del credito. Secondo il report di Bank of America Merrill Lynch nella settimana in cui la Federal Reserve ha imposto la storica stretta monetaria gli investitori hanno deciso di ridurre l’esposizione al mercato creditizio, prelevando miliardi di dollari dai fondi.
Il team di analisti, con alla guida Michael Hartnett, ha fatto sapere che i fondi obbligazionari hanno visto fuoriuscire 13 miliardi di dollari questa settimana, il livello più alto da giugno 2013. I fondi che investono in prestiti bancari hanno avuto una performance settimanale ancora più negativa, la peggiore dal 2011.
Secondo i dati di Lipper sono stati ritirati dai fondi comuni e fondi ETF obbligazionari ‘investment grade’ circa 5,1 miliardi di dollari nei soli Stati Uniti. Si tratta di fondi che investono in bond e che sono giudicati con un rating di almeno BBB-  da una delle principali agenzie di rating.
La somma di denaro fuoriuscita nel mese di dicembre è la più alta dal 1992, data in cui Lipper ha iniziato a raccogliere i dati. In totale gli investitori hanno prelevato ben 15,4 miliardi di dollari dai fondi obbligazionari americani nel mese in corso, secondo Lipper.
Intanto per i bond high-yield la serie negativa continua sui mercati. La settimana ha visto ancora una volta prendere la porta di uscita almeno 3 miliardi di dollari dai fondi obbligazionari che investono in titoli junk(spazzatura). Una simile ampiezza delle perdite di investimento nel settore si è vista solo quattro volte negli ultimi dieci anni.