Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista

Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista
La ragione di ciò sta nel fatto che la cuspide del potere di queste due nazioni (Francia e Germania) comprende benissimo che la crisi strutturale di quei capitalismi perdura, si accresce, e non è domata dalla retorica europeista. La deflazione ordo-liberista erode i margini, fa scendere i tassi di profitto, rende più difficile la circolazione del capitale fisso e la finanza può far crescere qualche rendita, ma non crea lavoro, né prospettive per il giovane proletariato franco-tedesco. La circolazione del capitale si blocca e allora si ricorre al naturale e normale espediente che è il protezionismo. Ma questo scardina le basi stesse della struttura tecnocratica europea. Butta nel fango i trattati di Maastricht e di Lisbona, trasforma in canzoni da melodramma le recite neo liberiste. Giulio Sapelli http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2017/8/27/GEO-FINANZA-Dalla-Cina-alle-cicale-la-Germania-prepara-il-terremoto-dell-Ue/779737/

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 31 dicembre 2016

IL PUNTO SU L'UNIONE EUROPEA DI OGGI

CLAUDIO BORGHI AQUILINI | Signoraggio bancario: le banche creano denaro ...

"Il Vaso Di Pandora" di Mercoledì 28 dicembre

"Il Vaso Di Pandora" di Mercoledì 28 dicembre

CLAUDIO BORGHI AQUILINI | Se torniamo alla lira pagheremo i debiti in euro?

BORGHI: NON SIAMO DIVENTATI TUTTI SCEMI, CI HANNO TOLTO IL CONTROLLO DEL...

tutte le notizie estere che arrivano su giornali e tv vengono da 4 agenzie: l’americana Associated Press (AP), la francese France Press, la inglese Reuters. La quarta, la tedesca DPA, non fa che diffondere per contratto le “notizie” della AP nel mondo che parla tedesco

Bufale web, Giacché: “Informazione da controllare? Siamo al ministero della Verità, come in ‘1984’ di Orwell” 

Bufale web, Giacché: “Informazione da controllare? Siamo al ministero della Verità, come in ‘1984’ di Orwell”
Vladimiro Giacché – economista, filosofo e firma del Fatto – ha scritto nel 2008 La fabbrica del falso. Strategie della menzogna nella politica contemporanea: il libro ha avuto due successive edizioni, l’ultima ad aprile di quest’anno, ma come spiega l’autore, “l’ho solo aggiornato, non ho dovuto cambiare la struttura. Le cose così stanno: c’è un tentativo di far passare pseudo verità come fatti oggettivi”.

Cosa pensa dell’agenzia statale invocata dal presidente dell’Antitrust Pitruzzella?
Non è una proposta nuova: in 1984 di Orwell c’è il ministero della Verità, che si prefiggeva per l’appunto di avere il monopolio sulla verità nel dibattito pubblico e purtroppo serviva a propagandare bugie. Dovremmo tenere ben presente questo scenario perché è il primo rischio di un’operazione di questo tipo, dove qualcuno pretende di avere il monopolio della verità.

Rendere “governativo” il controllo sulle notizie crea un cortocircuito: un fisiologico rapporto tra i poteri prevede che l’informazione vigili su chi detiene il potere.
La gran parte dei media ha mancato l’obiettivo del controllo sulle notizie. Esempi? Sappiamo, da studi successivi, che la guerra in Iraq si basò su 935 menzogne dette da Bush jr e dal suo entourage all’opinione pubblica (Charles Lewis, 935 Lies: The Future of Truth and the Decline of America’s Moral Integrity, 2014). Più di recente, una porzione considerevole della nostra stampa ha ignorato che gran parte dei ribelli siriani non erano civili inermi, ma terroristi: ora che Aleppo è stata liberata si scopre che ci sono armi statunitensi, bulgare, tedesche, francesi…

L’informazione, dicevano i liberali, dovrebbe essere il cane da guardia del potere perché è da lì che arrivano le bugie pericolose.
Invece si è appiattita sulle posizioni dominanti. Al di là di come valutiamo il voto sulla Brexit, è ovvio che quel risultato manifesta un’enorme sofferenza sociale rispetto all’appartenenza all’Ue e a quella che genericamente chiameremo “globalizzazione”: non solo questa sofferenza non è stata compresa, ma quando si è espressa è stata demonizzata. Avrebbero votato leave i disadattati, i vecchi rimbambiti, gli ignoranti. Invece di interrogarsi sul perché questi segnali non erano stati intercettati si è preferito insultare gli elettori. Stessa cosa è accaduta per le elezioni Usa e il nostro referendum. Ma sarebbe preferibile evitare queste scorciatoie, in cui io vedo derive autoritarie: sono pericolose, anche per chi le invoca.

Lei ha scritto: “La menzogna è il grande protagonista del discorso pubblico contemporaneo”.
Quel che non si vuol capire è che la verità ha la testa più dura. Serve a poco propagandare numeri mirabolanti sull’occupazione: le persone sanno se lavorano o no. Kennedy diceva: puoi ingannare qualcuno per sempre e tutti per un po’, ma non puoi ingannare tutti per sempre.

Ha letto la risoluzione del Parlamento europeo per contrastare la propaganda contro la medesima Ue?
Sì, è un caso di umorismo involontario. Siamo di fronte a una élite europea del tutto sorda rispetto al giudizio dei cittadini e arroccata sulle proprie posizioni in modo non diverso da quello dei nobili dell’Ancien régime francese. Il discorso pubblico è stato ingessato su presunte verità che sono oggettivamente insostenibili: pensiamo al dibattito sull’euro. Il muro di menzogne sta crollando ed è proprio per questo che ci s’inventa un “ministero della Verità”. Ma attenzione, la bugia ha un valore diagnostico e rivelatore: una bugia scoperta ci dice sul suo autore molte cose. Chi mente ha sempre buoni motivi per farlo. Allo stesso modo, queste proposte rivelano molto su paure e debolezze di chi le porta avanti. E anche un’insofferenza al dibattito democratico che è tipica delle ideologie autoritarie.

Chi dovrebbe decidere che una news è fake?
L’unico capo di questa ipotetica Agenzia potrebbe essere Dio. Ma ovviamente agenzie del genere finiscono per avere un obiettivo molto più terra terra: vietare ciò che è sgradito al potere, nascondere i problemi sotto il tappeto.

http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/siamo-al-ministero-della-verita-come-in-1984-di-orwell/

Siria - veleni delle Consorterie Guerrafondaie Statunitensi ed Ebraiche scottati dalla liberazione di Aleppo e dai militari degli Stati Uniti ed Israele trovati insieme ai terroristi mercenari

LA PAX DI PUTIN IN SIRIA
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E’ scattata dalla mezzanotte il cessate il fuoco in Siria, con poche violazioni segnalate soprattutto nella provincia settentrionale di Hama. Nei pressi della città con una nutrita minoranza cristiana, miliziani islamisti hanno attaccato le forze di Bashar Assad, ha riferito l’Osservatorio siriano per i diritti umani, una Ong vicina all’opposizione con sede a Londra. Dopo intensi combattimenti, i soldati sono stati costretti a ritirarsi da una collina nella zona di Maharda.
Anche gli abitanti del distretto di Ghouta, nel settore orientale di Damasco, hanno riferito di colpi di arma da fuoco due ore dopo l’entrata in vigore della tregua. Altri incidenti “isolati” si sono verificati a Idlib, nel nord-ovest della Siria.
Dall’intesa per la tregua tra il governo e 7 gruppi ribelli, mediata da Russia e Turchia che ne sono i garanti, sono esclusi i “gruppi terroristici” come l’Isis e i qaedisti di Fatah al-Sham, già Fronte al Nusra.
Vladimir Putin ha annunciato ieri in diretta televisiva l accordo per il cessate-il-fuoco che è entrato in vigore a mezzanotte. “Sono stati firmati tre documenti. Il primo tra il governo siriano e le forze armate dell’opposizione per il cessate il fuoco su tutto il territorio della Repubblica araba siriana” ha detto Putin mentre gli altri due riguardano le misure di monitoraggio della tregua e “una dichiarazione di disponibilità ad avviare i negoziati di pace per la soluzione della crisi siriana”. Colloqui che Mosca ha già messo in cantiere per gennaio ad Astana, capitale del Kazakistan, e a cui parteciperanno l’Iran, la Turchia e altre “potenze regionali” tra cui spicca l’Egitto come “garante”.

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Il presidente Abdel Fattah al-Sisi è arrivato ai ferri corti con il suo principale sponsor, l’Arabia Saudita, proprio per il sostegno espresso al regime di Bashar Assad, al punto che da tempo circolano voci, sempre smentite dal Cairo, circa l’invio di truppe egiziane in Siria.
Il ministro della Difesa russo Shoigu ha aggiunto che l’accordo è stato firmato da 7 gruppi, “il fulcro” dell’opposizione e le principali forze in campo con oltre 50mila combattenti”.
Putin ha comunque definito gli accordi “fragili” e che “richiedono molta attenzione e pazienza oltre a un costante contatto con i partner” ma ha annunciato una riduzione delle forze schierate nel Paese anche se “la Russia continuerà a combattere il terrorismo in Siria”.
Già nel marzo scorso Mosca aveva annunciato un ridimensionamento delle sue forze in Siria che poi non si era concretizzato.
I 7 gruppi che hanno aderito alla tregua sono tutti attivi nel nord e nel centro della Siria. Si tratta di:
1. Feilak al-Sham, conta 4.000 uomini, attivi nelle province di Aleppo, Hama, Homs;
2. Ahrara al-Sham (nome completo Harakat Ahrar al-Sham al-Islamiyya) gruppo Salafita forte di 16mila uomini, che combattono nelle province di Aleppo, Damasco, Daraa, Idlib, Latakia, Hama e Homs;
3. Jaysh al-Islam, gruppo Salafita di circa 12mila uomini dislocati tra Aleppo, Damasco, Daraa, Deir ez-Zor, Latakia, Hama e Homs;
4. Thuwar al-Sham, 2.500 uomini, le sue formazioni armate hanno combattuto nelle province di Aleppo, Idlib e Latakia;
5. Jaysh al-Mujhaiddin, in tutto 8.000 uomini attivi nella città di Aleppo e provincia circostante, oltre a Idlib e Hama;
6. Jaysh Idlib, oltre 6.000 combattenti nella provincia di Idlib;
7. Jabhat al-Shamiyah, milizia Salafita composta da 3.000 uomini attivi nelle province di Aleppo. Idlib e Damasco.
Si tratta di milizie “moderate” ma anche di importanti forze islamiste di matrice Salafita che sul campo di battaglia sono per lo più circondate e candidate a subire nuovi smacchi se continuassero a combattere, specie ora che la Turchia ha cessato di consentire il passaggio dei rifornimenti destinati ai ribelli attraverso il suo territorio.

Syrian pro-government forces walk past damaged houses as they approach the Baeedin district in eastern Aleppo, near Masaken Hanano, which is still under rebel-control on November 23, 2016. The government last week resumed its drive to retake the east of the northern Syrian city, where more than 250,000 civilians have been trapped under siege by the army for months, with dwindling food and fuel supplies. After days of ferocious bombardment, regime troops now control half of the strategic Masaken Hanano district, according to the Britain-based Syrian Observatory for Human Rights. Capturing the district would give the army line-of-fire control over several other parts of the rebel-held east and divide it in two. / AFP PHOTO / GEORGE OURFALIAN

Il fatto che i ribelli abbiano perduto terreno in queste settimane rappresenta un importante elemento a favore di un piano di pace. Proprio ieri i vertici dell’Alto comitato per i negoziati (Hnc), il gruppo ombrello che racchiude gran parte dei movimenti di opposizione armata, ha affermato che le risorse sono ormai limitate e “non è più possibile continuare” i combattimenti.
Walid Muallem, ministro siriano degli Esteri, afferma che “vi è una vera possibilità di raggiungere un accordo politico per mettere fine al bagno di sangue e porre le basi per il futuro del Paese”.
In termini militari la tenuta della tregua è complicata dal fatto che le milizie aderenti all’intesa operano a fianco dei qaedisti di Fatah al-Sham esclusi dall’accordo.
Sul piano politico l’intesa in Siria è un successo di Putin suggellato dalla richiesta formulata ieri dall’inviato dell’Onu per la Siria, Staffan De Mistura, di consentire anche alle Nazioni Unite di partecipare ai negoziati e dall’isteria anti-russa dell’Amministrazione Obama (ormai agli sgoccioli ) che regala al presidente russo il “lusso” di non replicare con adeguate rappresaglie all’espulsione di 35 diplomatici russi dagli Stati Uniti motivata con l’accusa di intrusioni degli hacker di Mosca nella recente competizione elettorale americana.
La “svolta” turca
Russia e Iran restano i garanti del regime di Assad mentre va registrato l’ennesima frizione tra Ankara e gli (ex?) alleati Occidentali.
L’intesa per la tregua garantisce ai turchi la sicurezza dei i confini meridionali pur ridimensionando le ambizioni di Recep Tayyp Erdogan che puntava a rovesciare il regime di Damasco con il quale ora si accorda indirettamente. Ieri per la prima volta i bombardieri Sukhoi russi hanno colpito obiettivi dello Stato Islamico intorno ad al-Bab, una trentina di chilometri a nord-est di Aleppo.
In questo settore le truppe turche entrate in Siria con l’operazione “Scudo dell’Eufrate” registrano molte difficoltà oltre a diversi caduti mentre l’Esercito turco ha annunciato oggi di aver ucciso dall’inizio dell’operazione, il 24 agosto, “1.171 terroristi dell’Isis e 291 terroristi del Pkk/Pyd” per un totale, tra nemici uccisi e catturati  di 1.294 jihadisti  e 306 curdi.
Ankara aveva chiesto nei giorni scorsi inutilmente soccorso alla Coalizione a guida statunitense nell’area di al-Bab, un aiuto giunto invece da Mosca in un contesto impensabile fino a pochi mesi or sono (solo 13 mesi fa i turchi abbatterono un Su-24 russo sul confine siriano) che allontana ulteriormente la Turchia dagli Usa e dalla Nato. Aspetto che certo non dispiacerà a Vladimir Putin che ora sembra avere molte possibilità di vendere ai turchi il sistema di difesa aerea antimissile S-400, non integrabile nel dispositivo di difesa aerea dell’Alleanza Atlantica.

Assad umilia l’Europa
Bashar al-Assad in un’intervista alle News Mediaset ha ricordato che tutte le organizzazioni terroristiche hanno in comune l‘ideologia wahabita saudita schiaffeggiando i governi europei la cui priorità “non è la lotta al terrorismo”, ma usare i jihadisti “per cambiare governi e eliminare presidenti non graditi”.

Syria's President Bashar al-Assad (C) joins Syrian army soldiers for Iftar in the farms of Marj al-Sultan village, eastern Ghouta in Damascus, Syria, in this handout picture provided by SANA on June 26, 2016. SANA/Handout via REUTERS/File Photo

”Possiamo parlare di Istato Islamico, di Al-Nusra o di altre organizzazioni con la stessa mentalità ed ideologia oscurantista. Il primo problema di tutte queste organizzazioni – sottolinea Assad – è l’ideologia wahabita. Se non ci si confronta con questa ideologia in Europa, qui in Siria e nel resto del mondo, non si possono affrontare l’estremismo e il suo prodotto che è il terrorismo”, afferma Assad. “Se non ti confronti con l’ideologia stai affrontando solo parzialmente il problema. In questo momento c’è un altro aspetto fondamentale del problema, che è il supporto occidentale ai terroristi. Magari non all’Is in quanto tale ma ad altre diverse etichette, come ad esempio i ‘moderati’ o i ‘caschi bianchi’.
Danno nomi che sembrano quelli di associazioni umanitarie per avere una copertura e raggiungere i loro obbiettivi politici. La priorità dei governi europei non è la lotta al terrorismo, ma usare queste ‘carte’ per cambiare governi e eliminare presidenti non graditi”.

Syrian pro-government forces advance in the Myessar district in east Aleppo in an ongoing operation to recapture all of the battered second city, on December 4, 2016. Fierce fighting shook east Aleppo as Syrian government forces pressed an assault that has seen them retake control of more than half of the former rebel stronghold. / AFP PHOTO / George OURFALIAN

“Con queste politiche – prosegue il leader siriano – non si vince contro il terrorismo nel mondo, e questo spiega perché non sia cambiato niente in Europa, dove i terroristi colpiscono ancora liberamente perché le autorità occidentali non hanno un metodo serio nell’aggredire questo problema”. “Non si può ancora dire che la guerra sia finita fino a che non si eliminano i terroristi in Siria. I terroristi purtroppo godono ancora di supporto esterno da parte di altri paesi.
Tra questi la Turchia, il Qatar, l’Arabia Saudita, e anche molti paesi Occidentali. E’ qualcosa che non è cambiato e fa sì che la guerra continui. Ma la sconfitta dei terroristi ad Aleppo è un passo importante verso la fine della guerra. Se non ci fosse il supporto esterno ai terroristi non sarebbe per niente difficile debellarli del tutto in Siria, e a quel punto potremmo parlare di fine della guerra” ha detto Assad all’inviato Leonardo Panetta.


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Il presidente ha mostrato un cauto ottimismo sulla nomina di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti: “Non conosciamo quali politiche adotterà nei confronti della nostra regione. E’ importante capire – osserva – come si relazionerà con le varie lobbies americane che si oppongono a qualsiasi soluzione in Siria, o a buone relazioni con la Russia. Ma si può dire che parte del nostro ottimismo è legato a migliori relazioni tra Stati Uniti e Russia. Se i rapporti tra queste due potenze migliorassero davvero, molti Paesi piccoli, inclusa la Siria, ne beneficerebbero e si potrebbe intravedere una soluzione per la Siria – conclude Assad – Allo stesso tempo Trump ha detto, durante la campagna elettorale, che la sua priorità è la lotta contro il terrorismo e noi crediamo che questo sia l’inizio della risoluzione del problema”.

Gli amici dei jihadisti
Il governo siriano aveva umiliato arabi e occidentali rendendo nota il 17 dicembre la cattura ad Aleppo Est di 14 “consiglieri militari” stranieri che affiancavano le milizie ribelli rendendo noti i nomi di ufficiali degli eserciti di Israele, Turchia, USA, Giordania, Arabia Saudita, Marocco e Qatar.
Ecco i loro nomi annunciati dal deputato di Aleppo Fares Shehabi:
Mutaz Kanoğlu – Turchia
David Scott Weiner – US
David Shlomo Aram – Israele
Muhamad Tamimi – Qatar
Muhamad Ahmad Assabian – Saudita
Abd-el-Menham Fahd al Harij – Saudita
Islam Salam Ezzahran Al Hajlan – Saudita
Ahmed Ben Naoufel Al Darij – Saudita
Muhamad Hassan Al Sabihi – Saudita
Hamad Fahad Al Dousri – Saudita
Amjad Qassem Al Tiraoui – Giordania
Qassem Saad Al Shamry – Saudita
Ayman Qassem Al Thahalbi – Saudita
Mohamed Ech-Chafihi El Idrissi – Marocco
Ufficiali rimasti intrappolati con i miliziani, nella sala operativa segreta istituita nello scantinato di un edificio nel Suq al-Luz, in via al-Sharad, ad Aleppo est, la cui lista ha avuto ben poco spazio sui media occidentali. Altre fonti siriane riferiscono della presenza nel comando dei ribelli anche di consiglieri britannici, francesi e tedeschi.
Come ricorda Ennio Remondino nel suo blog, già nel mese di settembre numerosi rapporti di intelligence avevano suggerito che un centro di comando occidentale fosse situato dietro le linee dei terroristi di Jabat Fatah al-Sham (ex Jabat al-Nusra), e che era stato preso di mira e parzialmente distrutto da un attacco missilistico russo. Nel giugno 2016 il Telegraph aveva rivelato che le forze speciali britanniche stavano fornendo aiuti logistici a un gruppo ribelle con la costruzione di difese per rendere i bunker sicuri.

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Ben poca visibilità ha avuto in Europa anche la notizia diffusa dall’organo di stampa governativo russo Sputnik che rivela come i genieri dell’esercito di Mosca che stanno bonificando Aleppo Est dai residuati bellici abbiano rinvenuto tonnellate di armi e munizioni prodotte in Paesi della Nato quali Germania, Stati Uniti e Bulgaria
“Ci sono granate e munizioni per armi da fuoco, anche razzi Grad, proiettili d’artiglieria da 122 millimetri, bombe a mano, lanciagranate e munizioni sono di fabbricazione americana, bulgara e tedesca” ha riferito il comandante del reparto di sminatori Ivan Gromov.
A partire dal 5 dicembre i soldati russi hanno bonificato una superficie di 966 ettari nella parte orientale di Aleppo. In precedenza la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova aveva evidenziato la notizia diffusa dai media bulgari sulla scoperta in un deposito d’armi degli islamisti in una delle zone liberate di Aleppo di munizioni prodotte in Bulgaria

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Già nei mesi scorsi era emerso che le monarchie del Golfo Persico avevano acquistato dal 2012 per circa 1,2 miliardi di dollari ingenti quantità di surplus degli eserciti dell’Europa Orientale per rifornire attraverso la Turchia i ribelli siriani. Si tratterebbe di almeno 10 mila kalashnikov, 6.300 mitragliatrici pesanti, 18.500 mila lanciarazzi Rpg7, 300 carri armati, 250 cannoni antiaerei, 90 lanciarazzi campali e 364,5 milioni di munizioni di varo calibro.
Armi provenienti da Bosnia-Herzegovina, Slovacchia, Serbia, Bulgaria, Montenegro, Repubblica Ceca, Romania e Croazia.
Sempre Sputnik ha riferito (non smentito) dettagli sul coinvolgimento dell’Alleanza Atlantica nel supporto bellico ai ribelli. “Si sa per certo che da una base NATO in Turchia vengono trasmessi importanti dati di intelligence ai gruppi di comando dei terroristi e fra questi le coordinate degli obiettivi da colpire con l’artiglieria ed i missili di cui i miliziani dispongono. Le comunicazioni sono state intercettate dall’intelligence russa che ha individuato le postazioni di comando dei terroristi fra cui erano mescolati alcuni ufficiali della NATO con compiti di comando e coordinamento».
Della questione degli ufficiali Nato si sarebbe discusso in una riunione riservata al Consiglio di Sicurezza dell’Onu e la loro liberazione sarebbe oggetto di negoziati.
Se il ruolo arabo (e fino a ieri anche turco) nel supporto ai ribelli è da tempo evidente, ben più imbarazzante risulta per le cancellerie occidentali l’evidente coinvolgimento di Usa ed Europa nell’appoggiare milizie la cui ideologia coincide con quella dei terroristi che colpiscono in nome dell’Islam sulle due sponde dell’Atlantico.
Foto: AP, Reuters, SANA, Getty Images e RIA Novisti

http://www.analisidifesa.it/2016/12/la-casbah-alle-porte-di-milano-qui-amri-ha-cercato-aiuto/

Messico - niente compromessi con la sinistra del falso ideologico

La scienza a scuola di zapatismo

Messico. Fino al 4 gennaio, un grande convegno in Chiapas


L'Ezln in Chiapas

Geraldina Colotti  
Pubblicato 30.12.2016, 23:59

Come si forma l’arcobaleno? E’ vero che i cellulari fanno male? Si può vivere senza il capitalismo? La scienza a scuola di zapatismo. Dal 26 dicembre, è in corso a San Cristobal de Las Casas, in Chiapas (a sud-est del Messico), il convegno L@s Zapatistas y las ConCiencias por la Humanidad. Fino al 4 gennaio, 82 scienziate e scienziati provenienti dal Messico, dagli Usa, dal Regno unito, dall’Uruguay, dalla Germania, dalla Spagna… dialogheranno con 200 delegati indigeni, 100 donne e 100 uomini, in base a una lunga lista di domande elaborate per mesi nelle comunità zapatiste. Si discute di genetica, astrofisica, matematica, biologia molecolare…

Il percorso è stato anticipato da alcuni comunicati, che spiegano l’iniziativa con il consueto stile immaginifico. Secondo il Sub comandante Galeano Alchimista tutto ha preso forma dalla domanda di una giovanissima “insurgente” che un giorno gli ha chiesto: “Perché questo fiore è di questo colore, perché ha questa forma e perché ha questo odore?”. Alla domanda ha fatto seguito una precisazione: “.. e non voglio che tu mi risponda che la madre terra con la sua saggezza lo ha fatto così o che lo abbia fatto così dio, o chissà chi. Voglio sapere qual è la risposta scientifica”.

Una domanda – dice Galeano – “che non ammetteva più spiegazioni scontate e rituali”: perché questa generazione di donne zapatiste è ormai autonoma e istruita e decisa a costruire il proprio futuro, senza accontentarsi dei silenzi o dei luoghi comuni.

La questione di genere è di fatto sempre più al centro dei dibattiti zapatisti, a 22 anni dal “levantamiento” che li ha portati a insorgere, il 1 gennaio del 1994. Il documento di invito agli scienziati si burla delle false verità scientifiche diffuse dalle reti sociali e per questo descrive i risultati di uno “studio” comparso su “una rivista scientifica svedese online”: lì, un gruppo di ricercatori avrebbe dimostrato che nei paesi in cui il femminismo è più forte, gli indici di natalità vanno a picco, perché gli ormoni maschili si indeboliscono… Solo che il nome della presunta rivista era quello di una nota serie televisiva e gli “scienziati” ne erano i principali attori, e anche la data era quella del …31 febbraio.

Durante il quinto Congresso nazionale indigeno (Cni), le comunità native messicane e L’Esercito zapatista di liberazione nazionale (Ezln) hanno annunciato di voler nominare una donna come candidata indipendente alle presidenziali del 2018, il cui nome verrebbe indicato durante l’assemblea plenaria che si terrà il 1 gennaio a Oventik.

Una decisione che ha riattizzato le polemiche nella sinistra messicana, impegnata a costruire i consensi intorno a Manuel Lopez Obrador, ora leader del nuovo partito Morena. Per una parte della sinistra, “gli zapatisti e la chiesa di base” hanno contribuito a precludere la vittoria di Obrador nel 2006, quando perse per meno di un punto percentuale e gli venne negato il ricorso. Una versione che l’Ezln ha contestato con le parole del Sub comandante Moises in cui precisa di non aver mai invitato al boicottaggio, né all’astensione, ma “a organizzarsi e a lottare”, e anzi di aver appoggiato un candidato almeno in un’occasione, nelle elezioni del 21 agosto ’94.

Intanto, la vita delle comunità continua a essere a rischio. Il rapporto annuale del Centro per i diritti umani Fray Bartolomé de Las Casas (Frayba) denuncia il persistere di “una situazione di conflitto armato da parte dello Stato messicano che mantiene una politica di aggressione e disattende le richieste dell’Ezln, che vuole costruire alternative al sistema capitalista sviluppando esperienze di autonomia sempre più integrali”.

E intanto, in Messico, si moltiplicano le manifestazioni contro gli aumenti della benzina e la crescente criminalizzazione delle proteste popolari. Sulle reti sociali, circola un invito a non comprare benzina i primi tre giorni di gennaio, e una petizione che in pochi giorni ha raggiunto oltre 20.000 firme su change.org. Dal 1 gennaio sono previste mobilitazioni in diverse città, e una grande marcia nella capitale il 7 gennaio. Due le consegne: la diminuzione del prezzo della benzina e la rinuncia del presidente Enrique Peña Nieto “per la sua inettitudine e complicità con i grandi saccheggiatori”.

http://ilmanifesto.info/la-scienza-a-scuola-di-zapatismo/

Putin non cade nella infantile provocazione delle Consorterie Guerrafondaie Statunitensi ed Ebraiche

Usa-Russia, Giulietto Chiesa: "In corso una guerra ibrida americana, trappola per Trump"

30 dicembre 2016 ore 12:57, Andrea De Angelis

Colpo di coda di Barack Obama che, nell'annunciare le nuove sanzioni alla Russia per gli attacchi hacker durante le elezioni, ha ordinato l'espulsione di 35 diplomatici russi, impiegati in attività di intelligence, definiti "persone non grate". Inoltre il presidente ha dato istruzioni al dipartimento di Stato di chiudere due compound in Maryland e New York "che sono usati da personale russo per attività collegate a operazioni di intelligence". Non si è fatta attendere la risposta della Russia. Promettendo di rispondere a ciascun "atto ostile", Mosca ha già adottato la prima misura concreta, ordinando la chiusura della la scuola anglo-americana di Mosca, frequentata dai figli del personale delle ambasciate Usa, britannica e canadese, ma anche da ragazzi di altre nazionalità. Chiuso anche l'accesso alla residenza di vacanza dell'ambasciata Usa a Serebryany Bor, vicino a Mosca. IntelligoNews ne ha parlato con lo scrittore Giulietto Chiesa...

Come definisce l'espulsione di Obama, una vendetta?
"Non è una vendetta soltanto, ma un'operazione politica che tende a usare, a mio avviso molto scorrettamente, gli ultimi giorni di una presidenza per predeterminare la situazione in cui dovrà agire il presidente eletto. Per correttezza colui che se ne sta andando non dovrebbe prendere decisioni di grande portata, perché altrimenti condiziona il successore. Questa è una decisione che sta cercando di condizionare l'unica scelta che Trump ha mostrato fino ad ora con chiarezza, cioè la volontà di migliorare i rapporti con la Russia di Putin". 

Putin ha risposto chiudendo una scuola anglo-americana. Finirà qui o ci saranno altre ritorsioni? (la scuola non è mai stata chiusa è propaganda del Circo Mediatico occidentali)
"La situazione è molto grave, non è affatto uno scambio di sgarbi. Grave perché asimmetrica: nessun ambasciatore americano è stato ucciso in un luogo pubblico, nessun aereo americano è stato abbattuto mentre si alza in volo da un aeroporto americano, mentre dall'altro lato chiude una scuola. Mi pare che sia non simmetrica la situazione. Si tratta di vere e proprie dichiarazioni preventive di una guerra ibrida che è già in corso e che proviene evidentemente da parte americana". 


Usa-Russia, Giulietto Chiesa: 'In corso una guerra ibrida americana, trappola per Trump'
 
Perché?
"Perché la Russia non fa altro che ribadire la propria sovranità rispetto ad azioni che sono palesemente ostili da parte degli Stati Uniti".

Quindi cosa farà Putin?
"Non credo che faccia niente, aspetterà. Probabilmente una parte dei funzionari americani a Mosca saranno espulsi, (nessuno funzionario sarà espulso) come misura di normale ritorsione diplomatica. Ma più in là non si andrà". 

Quali sono gli effetti per Trump? Obama lo sta mettendo in difficoltà, oppure Trump dal 20 gennaio volterà semplicemente pagina?
"La situazione è difficile da capire perché tutto questo che si manifesta come uno scontro tra Obama e Putin in realtà è uno scontro tra Obama e Trump. O meglio, tra i democratici e Trump. Quindi uno scontro interno agli Stati Uniti. Per questa ragione io ritengo che Putin non farà nulla, il primo a sapere che la battaglia è interna agli Stati Uniti è Putin. Salvo che ovviamente non si debba difendere". 

Assad intanto chiede all'Europa di "togliere l'embargo" perché così "aiuta i terroristi". Dietro queste scelte di Obama c'è il timore verso l'asse Putin-Erdogan-Assad che potrebbe iniziare a piacere all'Europa? C'è il rischio che l'Europa si sposti più verso la Russia? 
"Obama sta cercando di forzare la situazione per forzare gli europei. Questo scontro interno agli Stati Uniti si riproduce evidentemente anche in Europa. Le elite europee, che si sono schierate sempre senza alzare un sopracciglio sulla linea americana, adesso si trovano spiazzate da molti fattori. Dalla debolezza americana alla sconfitta statunitense in Siria, nonché dalla nuova alleanza Mosca-Ankara-Teheran. L'America della Clinton e di Obama vuol far sapere all'Europa che non ci saranno modificazioni di comportamento. Bisognerà vedere se le attuali leadership europee staranno sulla linea precedente o cercheranno di adeguarsi, lo scopo dell'operazione Obama è esattamente questo". 

E' il Sistema massonico mafioso politico del corrotto Pd che come una cappa impedisce all'Italia di respirare, tutto quello che fanno è favorire gli stranieri, le clientele, consorterie, clan, famigli, cordate, succhiando soldi al restante paese

“Pacco, doppio pacco e contropaccotto”

30/12/16
Era il titolo di un film di Nanni Loy, la cui trama era la seguente: due fratelli che tentano di acquistare sottobanco da venditori ambulanti due costose macchine fotografiche rubate, vengono paccheggiati tre volte in pochi minuti, ricevendo ogni volta dei mattoni in cambio di denaro.
E mi è ritornato spontaneamente in mente quando questa mattina ricevo da un amico che lavora in Ethiad la lettera a sua volta da lui ricevuta dal loro CEO che dice, in sostanza che dopo l’acquisizione di alcune compagnie aeree europee si rende ora necessario un ridimensionamento con tagli del personale, in virtù di una resa inversa a quanto sperato.
A qualche lettore potrà quindi venire il dubbio che io abbia spedito una lettera alla rivista sbagliata, perché vi occupate di Difesa e quetsa storia non ha nulla a che fare con l’ambiente militare. In parte il dubbio può essere legittimo, ma a mio avviso la Difesa ha un punto in comune con certe aziende di caratura nazionale: l’essere entrambe attività STRATEGICHE. Una nazione, infatti, può essere neutralizzata e soggiogata in due modi: impedendole la possibilità di avere un sistema di Difesa militare, oppure impossessandosi della sua capacità imprenditoriale di alto livello.
Proprio questo secondo caso è, a mio avviso, quello dell’Alitalia e che ci riporta ad Ethiad.
Ben inteso: Alitalia è in buona compagnia. Di aziende strategiche nazionali passate a proprietà estera ce ne sono un bel po’ (per non dire tutte tranne due).
“Pacco, doppio pacco e contropaccotto”, quindi.
PACCO: probabilmente c’è qualcosa anche di precedente a ciò che sto per dire, ma la mia memoria non si spinge oltre i tempi di Umberto Nordio e dell’IRI. Chi si prese il “pacco”? I contribuenti (ovviamente).
“DOPPIO PACCO”: ricordo un certo “prestito ponte” fatto dal governo Berlusconi per salvare l’Alitalia. Non so bene quale significato venga dato a Roma (intesa come Montecitorio e Quirinale), ma il Dizionario Garzanti alla parola “prestito” dà questo significato: somma di denaro ottenuta o concessa per un periodo di tempo determinato, con impegno di restituzione da parte del debitore, con o senza interessi>> Quindi da restituire. E la domanda sorge spontanea: è mai stato restituito? La sensazione è quindi che nuovamente il “pacco” (anzi, il “doppio pacco”) se lo siano preso nuovamente i contribuenti.
“CONTROPACCOTTO”: Se l’è preso l’Ethiad ? Ma manco per il cavolo! Se lo stanno prendendo per la terza volta (del resto non c’è due senza tre>>) i contribuenti. Un articolo di oggi de “La Stampa” (v.articolo) dice già nel titolo che le solite banche (fra cui una che non naviga esattamente in acque serene) sono pronte ad intervenire. Quindi prima o poi un bel decreto salva-banche con i soldi dei contribuenti e non se ne parla più.
Se così fosse, il titolo a suo tempo scelto da Nanni Loy andrebbe però aggiornato, perché questa volta ai contribuenti toccherà pure prendersi il “DOPPIO (o TRIPLO) CONTROPACCOTTO”!
In che senso ? Beh tutti sanno la storia dell’Airbus A340-500 di Renzi, perché è finita su tutti i media. In un’intervista TV, prima del referendum ho sentito l’ex-Presidente del Consiglio convincere il gornalista Marco Damilano sulla scelta fatta, perché a detta sua, nei viaggi istituzionali di un premier ci può essere un seguito di centinaia di imprenditori per aprire nuove opportunità per il nostro paese. Vero, ma io al suo posto avrei utillzzato un B767 già in forza all’Aeronautica Militare, o al limite avrei affittato un velivolo ad hoc al momento. Ma io sono solo un contribuente e non un premier.
Invece, e per tornare all’argomento, alla data attuale non ho ancora sentito nessuno fare la considerazione sul fatto che il canone di locazione di quell’Aeroplano da versarsi all’Ethiad, moltiplicato per la vita residua di quello stesso invendibile gioiello dà per totale una cifra significativa e che suscita grande interesse se confrontata con quanto dovuto tirar fuori dalla Ethiad per portarsi a casa Alitalia ed un famoso manager spesso ridicolizzato da Crozza.
Quindi, se il mio ragionamento non è sbagliato, chi in Italia paga le tasse il “Contropaccotto” se lo sta già prendendo, dal momento che quel canone di locazione e i suoi costi di esercenza da “quadrimotore intercontinentale” vengono pagati con denaro pubblico. Se poi ci sarà un futro decreto salva-banche (70 anni di storia dell’Alitalia dimostrano che non può che essere una voragine di debiti) ecco lì anche il “DOPPIO CONTROPACCOTTO)
Detto questo, mi scuso per aver “invaso” il campo militare e spero che non ve ne abbiate a male se mi firmo unicamente come “Un contribuente”, ma in questo paese chi dice le cose come stanno fa una brutta fine.
Ed io, come oltre un centinaio di altri, sono già vittima dell’esplosione di vari “pacchi” tutti consegnati insieme dall’Alitalia. Se vorrete approfondire anche questo tema leggete qui.
Buon 2017!
Un contribuente

Le Consorterie Guerrafondaie Statunitensi ed Ebraiche continuano a lanciare il loro veleno

Obama, il perdente che non sa perdere

 
(di Giampiero Venturi)
30/12/16 
 
Nella storia presidenziale degli Stati Uniti d’America è sempre stata buona prassi considerare il periodo che intercorre dalle elezioni di novembre all’insediamento del nuovo Presidente, come un periodo di interregno. Una sorta di vacatio legis dove l’uomo forte uscente evita di prendere decisioni importanti, tese a complicare la strada del prossimo inquilino della Casa Bianca.

È una tradizione non scritta dettata soprattutto dal buon senso. Anche quando il passaggio di consegne non comporta un cambio di colore politico (negli ultimi 50 anni è accaduto solo tra Reagan e Bush padre), l’inizio dei lavori per il nuovo Presidente è sempre difficile, se non altro per il periodo di rodaggio necessario alla nuova squadra per entrare in confidenza con i nuovi superpoteri. Rendere le cose ancora più difficili sarebbe una caduta di stile e un atto irresponsabile verso la stabilità e la sicurezza nazionale.

Barak Obama, indicato anche in campo democratico come uno tra i peggiori presidenti di sempre in politica estera, ha rotto questa tradizione, rendendo più amara un’uscita di scena già di per sé tutt’altro che trionfale.

Come tutti i presidenti con doppio mandato, Obama non ha mai perso nei confronti elettorali: lo sta facendo però sul piano dello stile e fatto ancor più grave, sotto il profilo dei contenuti. A pochi giorni dall’addio alla Casa Bianca compie un atto apertamente ostile a livello diplomatico, espellendo 35 funzionari russi con la gravissima accusa di compiere atti di spionaggio, mascherati dallo status di diplomatico.

La prova di forza, ennesima di un mandato poco coerente col Premio Nobel per la pace assegnatogli preventivamente, ufficialmente serve a mettere in guardia popolo americano, Congresso e nuovo staff presidenziale sulle minacce che derivano dalle interferenze russe nella politica interna americana. In sostanza Obama accusa apertamente Mosca di aver avuto un ruolo non secondario nella vittoria di Trump l’8 novembre, e qualcuno del suo entourage è arrivato a definire il nuovo Presidente addirittura come un uomo del Cremlino.

Nella realtà sono in molti a leggere nella mossa di Obama un colpo basso diretto al nuovo Presidente che già in campagna elettorale aveva reso pubbliche la sua intenzione di cambiare rotta ai rapporti con Mosca, inaugurando un periodo di potenziale collaborazione.

La nuova dose di veleno gettata nelle relazioni bilaterali va a sommarsi alle pesanti eredità lasciate da Obama (e dalle amministrazioni precedenti…) e con ogni probabilità aumenta la pendenza del percorso che il tycoon neworchese affronterà nelle prime settimane di carica.

Per ora il Cremlino risponde con sarcasmo, inviando gli auguri e astenendosi da ritorsioni immediate. Come l’amore, la guerra si fa in due (almeno): la nuova Guerra fredda, tanto auspicata dagli ambienti vicini alla Clinton, probabilmente quindi non ci sarà, almeno nella misura in cui Trump terrà fede ai programmi elettorali.

Obama, con un briciolo di stile e di ironia in più, avrebbe potuto evitare di alzare polvere. Se fosse vero che Mosca ha messo il naso sulle elezioni americane, avrebbe potuto semplicemente far cuocere Trump e i filorussi nel proprio brodo, lasciando che arrivassero i frutti di tanta discussa semina. L’atto isterico di espulsione dei diplomatici russi invece non ha un rilievo pratico particolare perché probabilmente non avrà seguito. In sostanza non aiuta nessuno: né la sicurezza USA, né quella globale, né tantomeno il prestigio e il ricordo di un mandato presidenziale mediocre.
(foto: web)

Monte dei Paschi di Siena - il sistema massonico mafioso politico del corrotto Pd NON vuole far chiarezza

Quella Commissione d'inchiesta di cui si parla troppo poco

La proposta dell'economista Zingales


Marcello Zacché - Ven, 30/12/2016 - 17:03

A lanciare la proposta con determinazione è stato Luigi Zingales, economista italiano tra i più conosciuti al mondo, nell'intervista al Giornale del 27 dicembre scorso: una commissione d'inchiesta per le banche italiane.



O perlomeno, per Mps, un'indagine affidata dalla banca a un consulente esterno. Ieri l'idea è stata rilanciata da Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: «Serve una commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema bancario, e mi candido ufficialmente a presiederla. Questa commissione, che richiediamo da tempo, non è mai partita per volere del Pd: cosa ha da nascondere il partito di Renzi?».

Di certo sarebbe bene che questa proposta non scivoli via come l'acqua perché è evidente a tutti che in Mps - ma come minimo anche nelle banche popolari venete e nei quattro istituti salvati lo scorso anno - i panni sporchi ci sono eccome. E a questo punto il governo - come sostiene Zingales - non può non prendersi la responsabilità di fare chiarezza. È una questione di trasparenza ma non solo: con l'intervento dello Stato nel capitale del Monte dei Paschi, tutti i contribuenti italiani diventano azionisti della banca senese. E lo fanno obtorto collo, per ragioni di interesse nazionale, decise dal governo. Tutto bene: è il minore dei mali perché evita un fallimento bancario e permette, in questa fase, di salvaguardare anche gli investitori più deboli.

Ma proprio per questo diventa un diritto dei nuovi soci quello di sapere per quali motivi sono stati costretti a investire i propri soldi in Mps. Così da individuare gli eventuali colpevoli e avanzare tutte le possibili azioni risarcitorie. Succede in tutte le situazioni societarie private: a maggior ragione dovrà succedere con i soldi pubblici.
 

Giulio Regeni - Il Circo Mediatico italiano sapeva e nonostante ciò ha alzato un polverone pieno di menzogne e il nostro ottimo rapporto con al Sisi si è perduto mentre Gren Bretagna e Francia hanno mietuto i vantaggi economici

L’Italia sapeva che Regeni aveva offerto 10mila sterline al sindacato

Imola Oggi, 29 dicembre)


ROMA, 29 DIC – La notizia della segnalazione di Giulio Regeni alla polizia, il 7 gennaio scorso, da parte di Mohamed Abdallah, il capo del sindacato autonomo degli ambulanti del Cairo, è nota agli inquirenti della procura di Roma dal 9 settembre scorso.
Lo riferiscono fonti della Procura ricordando che la notizia fu resa nota con un comunicato congiunto emesso dopo un vertice con i colleghi egiziani.
Anche il video dell’ultimo incontro tra Regeni e Abdallah è agli atti dell’inchiesta romana, dal 7 dicembre scorso. Le stesse fonti smentiscono alcune ricostruzioni del contenuto del video secondo cui il ricercatore avrebbe chiesto danaro al capo del sindacato. Al contrario, si precisa, fu Regeni a prospettare ad Abdallah la possibilità di presentare un progetto per un finanziamento di 10 mila sterline a favore delle iniziative degli ambulanti. (ANSAmed).
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“Io e Giulio – ha detto il il capo del sindacato – ci siamo incontrati in tutto sei volte. E’ un ragazzo straniero che faceva domande strane e stava con gli ambulanti per le strade, interrogandoli su questioni che riguardano la sicurezza nazionale – ha dichiarato Mohamed Abdallah all’edizione araba dell’Huffington Post, secondo quanto riporta l’Espresso. – L’ultima volta che l’ho sentito al telefono è stato il 22 gennaio, ho registrato la chiamata e l’ho spedita agli Interni”.
“Quando io l’ho segnalato ai servizi di sicurezza, facendo saltare la sua copertura, lo avranno ucciso le persone che lo hanno mandato qua“. (tgcom24)
Quindi… quelli di Cambridge? I servizi segreti della M16 security? Ah, saperlo!
Non è tutto. Abdallah fornisce anche una propria versione sugli scambi avvenuti con Giulio. In merito al video che il procuratore generale egiziano avrebbe consegnato al collega italiano, il sindacalista sostiene che la versione fornita dagli inquirenti del Cairo sia corretta. «Io non lo spiavo» aggiunge. «Collaboravo con lui, non avete notato che la situazione si è calmata da quando hanno visto quel video?». L’allusione di Abdallah – si legge ancora su L’Espresso – è che quelle scene riprendessero Giulio nel tentativo di offrire una somma di denaro al sindacalista in cambio di alcuni informazioni. Non ha però precisato che tipo di informazioni. (Messaggero)

http://www.maurizioblondet.it/litalia-sapeva-regeni-offerto-10mila-sterline-al-sindacato/

Bolivia - Nuove strategie per il Sud America

CINA. Cooperazione militare sino-boliviana

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di Luigi Medici CINA –

Pechino 30/12/2016. Il ministro della Difesa cinese Chang Wanquan e quello della Bolivia Reymi Ferreira si sono incontrati a Pechino per discutere dell’aumento della cooperazione bilaterale nel settore militare. Secondo l’agenzia di stampa Xinhua, il ministro cinese ha sottolineato che il suo paese «è disposto a iniziare relazioni militari con la Bolivia ad un nuovo livello», secondo i media di stato; da parte sua, Ferreira ha ringraziato il sostegno e l’assistenza che la Cina ha recentemente fornito alle Forze Armate boliviane, ed ha anche proposto di rafforzare la cooperazione militare.
Nel luglio 2016, la Cina ha donato 31 veicoli blindati, valore di quasi 8 milioni di dollari, alle forze armate boliviane come parte di un programma di cooperazione militare, che il governo boliviano considera il più importante. Nel programma sono inclusi anche corsi di formazione per il personale militare boliviano.

Siria - incontrovertibili nuovi equilibri che tendono verso la pacificazione dell'area nonostante i mercenari taglliagola dell'Isis

Siria: in attesa di Trump, Putin conquista il Medio Oriente

Mosca ne approfitta e accelera sulla Siria, spostando il baricentro d'influenza in Eurasia.
Putin

Putin

globalist 29 dicembre 2016
Quando il gatto non c'è...Che il Cremlino avesse deciso di accelerare la soluzione della crisi siriana s'era capito già dopo la vittoria di Donald Trump. Ora, pur avanzando cautela, Putin ha deciso di passare all'incasso. Mosca, infatti, vuole farsi trovare in una posizione di vantaggio quando il presidente-eletto prenderà finalmente in mano le redini della Casa Bianca. La mossa, se l'accordo reggerà, non rappresenta però (solo) un innegabile successo personale dello zar, bensì un poker 'corale' della diplomazia russa e un cambio di qualità della sua influenza nell'intero Medio Oriente. Mosca, d'altra parte, ha puntato sull'internazionalizzazione della crisi portando al centro del tavolo negoziale la Turchia - riabilitata dopo un durissimo braccio di ferro innescato dall'abbattimento del jet russo nei cieli siriani - e l'Iran. Le tre potenze si sono fatte garanti del processo di pace e Mosca, al contempo, ha spinto per coinvolgere l'Egitto di al-Sisi: sono mesi infatti che l'inviato in Medio Oriente di Putin, nonché vice ministro degli Esteri, Mikhail Bogdanov fa la spola tra Mosca e le principali capitali dell'area per completare il puzzle con pazienza certosina. Ora sembra che tutte le tessere siano finite al posto giusto - per quanto i jihadisti dell'Isis e di al Nusra non spariranno nel giro di una notte e i militari russi in Siria dovranno restare ancora a lungo, checché ne dica Putin. Detto ciò, il simbolo forse più plastico di questo lavoro di fino è la scelta di Astana come il luogo dove tentare di apporre la parola fine alla sanguinosa guerra civile siriana. La capitale del Kazakistan, ormai soprannominata la 'Dubai della steppa' in virtù del suo impetuoso sviluppo garantito da gas e petrolio, è quanto più lontano possa esistere dalla neutralissima quanto europeissima Ginevra, incarnazione perfetta del nuovo ordine mondiale nato dalla fine della Seconda Guerra mondiale. L'inviato speciale dell'Onu in Siria, Staffan De Mistura, d'altra parte ha già dato la sua benedizione al nuovo formato, che senz'altro conferma il ruolo di protagonista dell'immortale presidente kazako Nursultan Nazarbayev, già 'padrino' del disgelo fra Putin ed Erdogan e personaggio chiave nella rimozione delle sanzioni all'Iran. Proprio ad Astana, nel 2017, si terrà la prossima edizione dell'Expo e Nazarbayev potra' cosi' capitalizzare sulla probabile sovraesposizione mediatica che il processo di pace siriano assicurerà al suo Paese. Che è e resta un partner cruciale di quella Associazione Economica Euroasiatica su cui Putin sta puntando molto per ricostruire i fasti (su base moderna) dell'Unione Sovietica. E non e' un caso che l'Eurasia sia li' li' per firmare accordi di scambio commerciale proprio con l'Iran e l'Egitto. Se tutto andra' per il verso giusto, Putin potra' dunque posizionare la Russia come potenza egemone nel Medio Oriente e nel Mediterraneo orientale - vero e proprio pallino dello zar, stando a diverse fonti - sfruttando in parte anche il volano dell'associazione Euroasiatica. A muovere ora tocca agli Stati Uniti.