L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 6 gennaio 2016

2016 crisi economica, le borse scoppiano perchè la Fed ha aumentato i tassi mettendo sul lastrico tutto il mondo indebitato e basta uno starnuto dell'Arabia Saudita e salta l'anello più debole, la borsa cinese che trascina nel baratro il resto

Perché crollano le borse

La Cina perde il 7% e trascina con sé anche le Borse europee. Ma perché avviene questo fenomeno?



Il 2016 non è iniziato nel migliore dei modi per le Borse europee, trascinate al ribasso dal crollo dei listini asiatici, bloccati dall'ennesima conferma della frenata dell'economia cinese, ritenuta dagli analisti per anni la locomotiva trainante dell'economia mondiale. Inoltre, al timore di questa battuta d'arresto, ciò che ha gelato i mercati mandando a picco Francoforte e Milano, è anche la tensione in medioriente, tra Iran e Arabia Saudita. Questa situazione infatti influenza il prezzo del petrolio.
Oggi Pechino ha chiuso in anticito (seguendo le nuove recole del "circuit braker" imposte dal governo cinese e attive da oggi), segnando un ribasso del 7% e trascinando con sé anche la Borsa di Tokyo, Hong Kong, Milano e Wall Street. Ma perché avviene questo fenomeno? Cerchiamo di comprenderne le ragioni.
La crescita. La crescita attesa in Europa si stima attorno all'1,7% rispetto all'1,5% dello scorso anno. I dati dell'Eurozona infatti sono buoni: l'indice manifatturiero delle piccole e medie imprese è cresciuto, passando dai 52,8 di novembre ai 53,2 punti del mese scorso. Sopra i 50 punti l’indice Markit segnala un’espansione dell’economia e sotto questa quota una contrazione. La crescita più forte è quella dell’Italia, salita a quota 55,6 punti (è il livello più alto da marzo 2011, ed in salita dai 54,9 di novembre). La Germania sale al massimo da 4 mesi a 53,2 punti e la Francia al top da 21 mesi a 51,4 punti.
Tuttavia, all'onda positiva europea si è contrapposta la frenata della locomotiva asiatica, che raffredda gli entusiasmi degli investitori e affossa le borse mondiali. Il mondo potrebbe registrare una crescita totale del 2,8%, ma a trainare questa crescita doveva essere l'Asia. Con l'arresto della crescita orientale, tutto lo sviluppo mondiale sembra fermarsi.
Tensioni geopolitiche. A condizionare l'andamento delle Borse ci sono anche le tensioni geopolitiche. Quella tra Arabia Saudita e Iran condizionano il prezzo del petrolio. Inoltre le notizie del riarmo cinese sono sempre attuali e in continuo aggiornamento. Putin vuole fare la differenza sullo scacchiere mondiale, conquistando potenza e visibilità. Il mondo, quindi, non vive un momento tranquillo e questo pesa anche sull'economia globale.
Federal Reserve. A complicare lo scenario finanziario, c'è anche la Federal Reserve, che ha alzato i tassi d'interesse: questo significa che il dollaro si sta rafforzando, il che appesantisce il debito dei paesi emergenti, contratto in questa valuta.
Mettendo insieme questi fattori, gli operatori del mercato azionario devono per forza muoversi in modo prudente, guardando ai rischi piuttosto che all'opportunità. Da qui, il crollo delle borse. In momenti come questi ci vorrebbe pazienza e saggezza, ma quando ci sono in ballo i soldi, spesso queste due caratteristiche fondamentali nelle operazioni in Borsa, vengono dimenticate.

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