Prima si temeva la tensione sui mercati adesso si può deliberatamente parlare di caos.

Le radici del caos

Quello che nasce da una situazione assurda ovvero da mercati in crollo in seguito a una serie di fattori sorretti non più da una possibile regia (in effetti da nemmeno una logica) bensì da una sola e semplice concatenazione di eventi davanti alla quale le leggi di mercati non hanno alcuna validità. Basti pensare che di fronte al fattore geopolitico del forte nervosismo tra Arabia Saudita e Iran il prezzo del petrolio, nonostante tutto continua a non voler salire. Infatti l’oro nero adesso quota intorno ai 32 dollari  (valutazione che vede sempre appaiati sia il Brent a 32,75 dollari sia il Wti a 32,6). Anche perchè, per quanto una guerra vera e propria non convenga a nessuna delle nazioni in gioco, a corroborare la discesa restano le pressioni presenti sulla Cina.

Pechino, Shanghai. Shenzhen 

Quella di Pechino, ma sarebbe il caso di includere in questa considerazione anche Shanghai e Shenzhen, resta una zavorra estremamente importante e, purtroppo, ben più forte di ogni speranza rialzista. Basti pensare a quanto accaduto anche oggi sulle piazze cinesi dove nella prima mezz’ora di scambio si è registrato già quel -7% che, fissato dai sistemi d’allarme come soglia di pericolo, ha fatto poi scattare il blocco automatico delle contrattazioni. Come se ciò non bastasse si è avuta anche la notizia di una ulteriore svalutazione dello yuan da parte delle autorità cinesi con un taglio dello 0,51% sul dollaro che porta la parità mediana di riferimento a 6,5646, il minimo da oltre 5 anni. Una scelta che porta con sè molte conseguenze e considerazioni. La prima riguarda il dubbio sempre più forte che questo tentativo da parte della Cina di voler stimolare l’export con l’indebolimento della valuta nazionale, non sia altro che una conferma indiretta di un’economia che langue e che resterà debole più a lungo del previsto. Non solo ma che la volontà di aumentare i consumi interni potrebbe anch’essa non riuscire immediatamente a verificarsi.

La Banca Mondiale

Certo è che la volatilità così estrema di una moneta che è destinata a entrare nel club delle valute del Fondo Monetario Internazionale non è certo un buon biglietto da visita per la seconda potenza mondiale. In altre parole si guarda allo yuan come alla miccia per il ritorno sui mercati di una guerra valutaria che, si sperava, fosse stata per lo meno sopita, se non risolta.Da tutto questo è facile individuare un trend al ribasso per le altre valute asiatiche costrette a reagire per reggere a loro volta la concorrenza: unica eccezione lo yen, classico bene rifugio, che ha a sua volta, con un cambio pari a 118 sul dollaro,  appesantito la borsa di Tokyo. Tra gli altri provvedimenti che la Banca Centrale Cinese sta adottando per frenare il tracollo c’è da segnalare un inasprimento delle norme per la vendita da parte dei grandi azionisti (coloro che hanno in mano oltre il 5% delle azioni di una società cinese) i quali non solo non potranno vendere più dell’1% del totale nel giro di tre mesi ma dovranno anche annunciare le loro intenzioni con 15 giorni di anticipo. 

Le nuove regole per le vendite in Cina

Pechino, dunque, resta il focus dei mercati, a maggior ragione visto che le sue oscillazioni sono in grado di mettere KO le borse non solo asiatiche ma anche quelle globali. Un esempio arriva proprio dalla Banca Mondiale che in nottata ha rivisto al ribasso previsioni sul Pil Mondiale a 2,9% dal precedente 3,3% proprio a causa del punto interrogativo rappresentato dalla crescita cinese e dalla sempre più lontana ripresa delle quotazioni del dollaro. Intanto passa oggi in secondo piano l’altra (ex) crisi dettata dall’esplosione di una bomba ad idrogeno effettuata ieri dalla Nord Corea: sembra infatti che la pericolosità dell’ordigno sia stata ampiamente ridimensionata dalle autorità di controllo statunitense che l’hanno definita “solo” una bomba atomica e non termonucleare.

La situazione delle borse europee

 In tutto questo le Borse europee sono partite immediatamente con un forte ribasso: Piazza Affari dopo un’apertura a -3,2% sul Ftse Mib ha recuperato e intorno alle 10.20 registrava -2,3% mentre il resto delle piazze europee vedeva Francoforte, la zona più influenzata dall’andamento dell’economia cinese vista la forte dipendenza di Berlino dall’industria del Dragone suo primo cliente, con un Dax a -3,76%, Londra a -2,85% e Parigi a -3,24%.