L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 3 gennaio 2016

Bail-In, ultimo meccanismo degli euroimbecilli per rubare i risparmi degli italiani, e il governo del corrotto Pd è colluso pienamente e volontariamente

Altro che bail-in, priorità al credito

di Francesco Ninfole




Il 2015 è stato un anno di significative novità per il settore bancario. Le maggiori banche dell'Eurozona sono state sottoposte a un Meccanismo di vigilanza unico (Mvu) guidato dalla Bce. L'Unione bancaria ha comportato regole comuni non solo sulla supervisione (primo pilastro della Banking Union), ma anche sulla risoluzione degli istituti in crisi (secondo pilastro). Dal 1° gennaio 2016 sono entrate in vigore le norme sul bail-in, cioè sul coinvolgimento potenziale dei privati nei dissesti bancari. Perciò nelle settimane precedenti si è parlato soprattutto di istituti in crisi: i salvataggi sono stati accelerati in tutta Europa proprio per mettere in ordine le banche prima dell'arrivo del bail-in. Così in Italia la risoluzione avviata nel novembre 2015 per quattro istituti (Banca Marche, Etruria, Carife e CariChieti) ha messo al riparo i creditori non subordinati e i depositanti, pur causando la svalutazione integrale dei titoli subordinati, per effetto delle interpretazioni di Bruxelles sugli aiuti di Stato e delle conseguenze paradossali delle direttive Brrd e Dgs (approvate dal Parlamento e dai governi Ue). Così l'attenzione dei media si è focalizzata sulla solidità delle banche e i rischi per i risparmiatori, anche se le quattro banche in crisi hanno un peso dell'1% del settore italiano. A ben vedere, più che la solidità complessiva del comparto, i casi recenti hanno evidenziato i rischi di procedure di risoluzione che ingigantiscono i problemi invece di ridurli (negli Usa sono fallite 500 banche e nessuno se ne è accorto).

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