L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 8 gennaio 2016

#CharlieHebdo i killer con un minimo di addestramento avrebbero ucciso immediatamente la Coco dopo che lei apriva la porta blindata invece corrono di sopra a fare la mattanza...

Da Charlie Hebdo al Bataclan un anno all’insegna del terrore

di Adriana Niro –fotina adriana niro
attacco terroristico a Charlie HebdoAd un anno dall’attacco alla sede giornalistica Charlie Hebdo l’allarme terrorismo e tutt’altro che risolto. E’ stato un anno terribile, soprattutto per la Francia, ma non dimentichiamo Tunisi, a marzo, con l’attacco al Museo del Bardo, ad agosto la distruzione dell’area archeologica di Palmira in Siria e a Novembre con le terribili stragi di Parigi e lo scoppio della bomba sull’aereo russo caduto di conseguenza in Sinai.
(ITM – UNMONDODITALIANI) Terrore e paura: questo è stato il 2015 in Francia, ad un anno dall’inizio degli avvenimenti che cambiarono la storia d’EuropaUNMONDODITALIANI ricorda la tragedia avvenuta nella sede della redazione giornalistica di Charlie Hebdo. Da “Je suis Charlie”, “Je suis Ahmed” a “Je suis Paris”, è appena trascorso un anno iniziato con la negazione dei diritti di libertà di opinioneje suis charlie e libertà di stampa, anche se con tante polemiche l’operato del mensile satirico Charlie Hebdo. Era il 7 gennaio 2015, 11.30, un giorno come tanti per i giornalisti raccolti nella riunione di redazione, in quegli istanti, due individui a volto coperto, armati di AK-47, si addentrano negli uffici in Rue Nicolas Appert, nel centro di Parigi, prendono in ostaggio la disegnatrice Corinne Rey, dichiarando di essere affiliati di Al Qaeda e costringendola a inserire il codice numerico di accesso alla sede del giornale. “Allāhu Akbar” e iniziano ad esplodere colpi di arma da fuoco all’interno dell’edificio. Muoino 12 persone, sono: Stéphane Charbonnier (Charb), direttore e disegnatore del giornale; i vignettisti Jean Cabut (Cabu), Georges Wolinski, Bernard Verlhac (Tignous) e Philippe HonoréMustapha Ourrad, curatore editoriale; Elsa Cayat, psichiatra e giornalista; Bernard Maris, economista professore all'Università di ParigiMichel Renaud, fondatore del festival Rendez-vous du Carnet de voyageFrederic Boisseau, addetto alla manutenzione. Corinne Rey viene fortunatamente rilasciata. I malviventi escono i strada sparano uccidendo brutalmente l’agenteFranck Brinsolaro, poliziotto responsabile della sicurezza del giornale. Iniziano una fuga a bordo di una Citroën C3 di colore nero; arrivano in Boulevard Richard-Lenoir si imbattono in una volante della polizia, inziano a sparare e uccidono, brutalmente, con un colpo alla testa un poliziotto ferito a terra, Ahmed Merabet, musulmano, diventato il simbolo dei musulmani in lotta contro ogni forma di terrorismo di matrice islamica “(JE SUIS AHMED” e “NOT IN MY NAME”). Successivamente, vicino Porte de Pantin, rubano un’auto ad un civile, dicono di appartenere alla cellula yemenita di Al Qaeda. Mentre accade tutto ciò, un fiancheggiatore dei due terroristi entra in un supermercato Hyper Cacher per attirare la polizia distogliendola dall’inseguimento degli altri due; uccide 4 persone. Dopo due blitz dei reparti speciali la polizia riesce ad uccidere tutti e tre i terroristi: sono i fratelli Cherif e Said Kouachi (assalitori del giornale) e Amedy Coulibaly (terrorista del Cacher).
Manuel Valls, primo ministro, parla di altri cinque attentati sventati e l’arresto di Sid Ahmed Ghlam, studente parigino sospettato attentatore di una chiesa della banlieue parigina, in nome della fazione islamica più estremista.fratelli kouachi
Nel corso dell’anno poi la Francia sventa numerosi attentati ad alcune chiese cattoliche
Nel mese successivo, nuovo allarme: Moussa Coulibaly aggredisce, armato con un coltello, tre militari davanti la sede di una comunità ebraica di Nizza. Sventato un nuovo attacco con l’arresto di uno studente di informarica, Sid Ahmed Ghlam: era in possesso di un arsenale di guerra che sarebbe stato utilizzato in un attentato alle chiese di Villejuif, nella periferia di Parigi.
A bordo del treno Amsterdam-Parigi vengono ferite tre persone, ad agosto, quando un marocchino apre il fuoco sul Tgv: viene placcato da tre americani che salvano tutti i viaggiatori.
Successivamente il Ministro dell’Interno, Cazeneuve, dichiara che sono circa duemila i francesiforeign fighters legati alla jihad e organizzazioni di Siria ed Iraq dell’Isis.
Poi è la sera del 13 novembre, venerdì, iniziano una serie di sparatorie in diversi centri della capitale francese, targa commemorativa charlie hebdononostante l’istallazione di un dispositivo di massima allerta attivo su tutta Parigi per un duplice allarme bomba rilevato nel corso della giornata. Ci sono esplosioni alle porte delloStadio Saint Denis e vicino alcuni locali del centro, tra cui il Bataclan, diventato il simbolo delle stragi di quel venerdì di sangue. In questo caso sono cellule dell’Isis animate danumero 7 gennaio 2016 charlie hebdo Abbaoud, il regista che aveva preso parte anche alla coordinazione dell’attacco alla redazione Charlie Hebdo. I terroristi sono stati quasi tutti eliminati, ci sono due fuggitivi, uno è Salah Abdeslam (tuttora ricercato) e l’altro è ancora sconosciuto. Bilancio di quella sera vede 130 morti.
Tra ieri ed oggi la Francia ricorda gli avvenimenti di quel tragico 7 gennaio 2015: Hollande scopre una targa commemorativa posta sulla parete d’ingresso della sede del giornale satirico Charlie Hebdo. Anche oggi saranno molte le manifestazione di ricordo per quella tragica giornata.

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