L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 4 gennaio 2016

Gli Stati Uniti ordinano e gli euroimbecilli eseguono, le sanzioni alla Russia non ci appartengono è un problema degli States

America, Russia e quei tre focolai che mettono in crisi tutto

Nel mondo sono in atto tre conflitti che possono produrre guerre

Tutti continuano a parlare di terza guerra mondiale. Ha incominciato il papa tornando da un viaggio in cui è stato in contatto con una molteplicità di guerre.
Aveva cioè visto un «modo pieno di guerre» oppure «un mondo dilaniato dalle guerre» ma perché parlare di terza guerra mondiale? Questa espressione, tanto per la prima guerra mondiale (1914-18) quanto per la seconda (1939-45), significa che tutti o quasi i paesi del mondo sono entrati a fare parte di due coalizioni nemiche che si combattono. Nella prima guerra mondiale gli imperi centrali e gli alleati, nella seconda le potenze dell'asse e gli alleati. Oggi non si scontrano sul campo due coalizioni nemiche.
Quindi niente terza guerra mondiale, ma nemmeno tante guerre regionali sconnesse fra di loro. Nel mondo sono in atto tre conflitti che possono produrre guerre. Il primo conflitto e quello degli Stati Uniti contro la Russia. Caduto il muro di Berlino l'America ha temuto che un'unione economica fra i paesi europei occidentali e la Russia, con il suo immenso territorio asiatico, creasse una potenza troppo forte e perciò ha fatto di tutto per staccare la Russia dall'Europa e poi le ha messo contro i paesi islamici. Il secondo conflitto è dovuto a un processo di rivitalizzazione rivoluzionaria dell'islam. Dalle Filippine all'Algeria sono apparsi movimenti fanatici che vogliono tornare alle origini, quando le armate dei primi califfi conquistavano il mondo e imponevano a tutti, anche a noi occidentali, l'islam e la sharia. Questa guerra è fatta da bande sanguinarie che imperversano dalle Filippine, all'Afghanistan, alla Cecenia, in Irak, in Siria, in Somalia, in Sudan, in Libia e in Africa con Boko Haram.
Il terzo conflitto, invece, è tutto interno all'islam, fra sunniti e sciiti. Le principali potenze sunnite, che sono l'Arabia Saudita e la Turchia, hanno contro l'Iran, gli sciiti dell'Irak e della Siria. Questa guerra viene combattuta in Irak, in Siria e nello Yemen. Concludendo: per ora nessuna guerra mondiale, ma tre conflitti con guerre locali. E noi europei? Noi ubbidiamo agli ordini Usa. Ci hanno detto di mettere le sanzioni alla Russia e di prenderci tutti i profughi e i migranti musulmani che vengono dall'Asia e dall'Africa, e lo facciamo.

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