L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 31 gennaio 2016

Il bamboccione al governo paga pegno con i soldi nostri

SILVIO' È REATO
Al vaglio della Procura di Roma il decreto fiscale che ha condonato le imposte evase di illustri imprenditori, da Profumo ad Armani.

Silvio Berlusconi e Matteo Renzi

Quel brutto pasticciaccio di piazza Colonna che fu l’articolo 19 bis, ridenominato dai giallisti del momento il ‘salva-Silvio’, torna ad investire il presidente del Consiglio Matteo Renzi che al momento dell’atto negò che la verga sul decreto fiscale fosse la sua. Ma in quanto capo della greppia di governo, dovette alla fine assumersi onere e onore per l’intervento chirurgico sul decreto che abbonava anche Silvio Berlusconi all’impunibilità sull’evasione fiscale. Adesso una nuova goccia cinese logora il governo: il premier dovrà rispondere difalso in atto pubblico, insolvenza che gli è stata ritorta contro dopo l’esposto delpresidente di Adusbef (Associazione di utenti bancari finanziari assicurativi e postali).
Falso in atto pubblico a beneficio dei grandi magnati

Si era alla vigilia del 25 dicembre e il governo, in un ultimo sprint prenatalizio, approvò la delega fiscale che portava al 3%la soglia di impunibilità sull’evaso in base al valore dell’imposta e dell’imponibile dichiarato. Mai regalo di Babbo Natale fu più contestato, al posto del carbone un salvacondotto per l’ex Cavaliere che allora aveva dovuto arrendersi alla legge uguale per tutti per il reato di frode fiscale nel processo Mediaset. Allora sembrava che la ‘parva manus’ che aveva infilato il cavillo nella delega non avesse padrone, ma l'ex senatore e presidente Adusbef Elio Lannutti è passato alla denuncia. Il sospetto era che la norma fosse stata scritta con studi legaliche difendono eccelsi elusori del fisco e dunque indirettamente proteggono l’evasione fiscale. L’effetto della norma sarebbe stato quello spicciolo che chi più guadagna più può evadere. A finire nel cerchio degli amnistiati sono stati molti Paperon dei Paperoni: l’ex amministratore di Unicredit Alessandro Profumo, coinvolto nell’inchiesta ‘Brontos’ che indaga su un sistema di fondi neri e tangenti sul Sistri (si contano 245 milioni evasi); la famiglia Riva, caduta in disgrazia per le vicende dell’Ilva, e ancora la famigliaAleotti, nobili borghesi legati alla casa farmaceutica Menarini imputata per 1,2 miliardi incassati con le truffe sui principi attivi dei medicinali, da cui 178 milioni sarebbero stati impegnati per l’acquisto del 4% di Monte dei Paschi di Siena. Miuccia Prada, Patrizio Bertelli e il fido commercialista insieme ad Armani seguono. A parte l’assoluzione dei’ poveri grandi ricchi’ la procura di Roma contesta il fatto che ‘la volizione individuale del premier’ sia stata tradotta in dispositivo di legge contrario al bene comune e al trattamento equanime dei cittadini. La leggerezza della ‘manina’ non viene perdonata e sul premier pende l’accusa di falso in atto pubblico. Qualora l’accusa venisse confermata, gli atti verranno passati al Tribunale dei Ministri anche per lanciare un caveat al governo prima che ripeta analogo intervento in materia il 20 febbraio prossimo che potrebbe abbonare altri 16 miliardi di euro.

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