L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 7 gennaio 2016

Il vescovo copto ha capito della profondità islamista della Fratellanza Musulmana tutta anche di quella europea cosa che gli euroimbecilli ancora non hanno realizzato


Il vescovo copto egiziano: "Senza Fratelli musulmani qui non arriverà mai lo Stato islamico"

di Matteo Matzuzzi | 07 Gennaio 2016 ore 10:44

La celebrazione liturgica presieduta dal Papa copto ortodosso Tawadros II (LaPresse)

Per le chiese orientali (ortodosse e cattoliche) che seguono il calendario giuliano, oggi si celebra il Natale. In occasione di tale festività, è intervenuto ai microfoni di Radio Vaticana mons. Antonios Aziz Mina, vescovo della chiesa copta di Giza, in Egitto. Al di là del significato religioso dell'avvenimento, il presule si sofferma su quanto è cambiata la vita per i cristiani nel grande paese arabo nordafricano. "La situazione è calma", dice mons. Mina: "Con i moderati abbiamo un ottimo rapporto". Le difficoltà, semmai, ci sono "con i fanatici che non sono solo contro i cristiani, ma sono contro tutti. I cristiani forse sono solo la via per arrivare a tutti per disturbare, per mettere disordine in tutto il Paese". Il vescovo copto guarda all'evoluzione politica locale: Costituzione, elezioni presidenziali e parlamentari dimostrano "che l'Egitto ha già messo piede sulla strada giusta e ha rotto la catena dei Fratelli musulmani volta alla creazione di questo Stato islamico Daesh".

Toni, dunque, completamente diversi da quelli usati il 25 dicembre scorso dal patriarca caldeo di Baghdad, mar Raphael Louis I Sako,che aveva confermato la decisione di "non fare celebrazioni sociali né decorazioni particolari". "Celebriamo il Natale con silenzio e lacrime per dire ai musulmani: non è giusto, noi siamo cittadini come loro, non siamo cittadini di seconda classe. Abbiamo gli stessi diritti, la libertà religiosa è per tutti. Il governo ha realizzato un albero molto grande, alto 25 metri, in un giardino qui vicino al Patriarcato. Ne ha fatto uno anche al Parlamento. Ma per noi questo non significa nulla: vogliamo atti di pari cittadinanza, gli stessi dritti degli altri".



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