L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 6 gennaio 2016

Noi non siamo #CharlieHebdo e ne siamo orgogliosi

L’Osservatore Romano contro Charlie Hebdo: “Fede manipolata”
Il Quotidiano d’«oltretevere» interviene contro la copertina del Settimanale satirico francese che ricorda il primo anniversario della strage nella sua redazione parigina
La copertina di Charlie Hebdo criticata da L’Osservatore Romano

05/01/2016
DOMENICO AGASSO JR
TORINO

La critica è dura e senza sconti: nella copertina in cui è ritratto Dio col mitra «si coglie il triste paradosso di un mondo sempre più attento al politicamente corretto al punto da sfiorare il ridicolo». Lo scrive L’Osservatore Romano a proposito di Charlie Hebdo, nel commento «La fede manipolata» relativo alla prima pagina del numero speciale del settimanale satirico che ricorda l’anniversario della strage, di matrice fondamentalista islamica, di cui è stato vittima nella sua redazione parigina. Atteggiandosi come il Settimanale francese, dice il quotidiano, non si riconosce e rispetta «la fede in Dio di ogni credente, qualunque credo professi». 

Il giornale vaticano afferma: «L’episodio non è una novità perché, dietro la bandiera ingannatrice di una “laicità senza compromessi”, il Settimanale francese ancora una volta dimentica quanto leader religiosi di ogni appartenenza stanno ripetendo da tempo per rifiutare la violenza in nome della religione: usare Dio per giustificare l’odio è un’autentica “bestemmia”, come ha più volte ribadito papa Francesco.». 

Per il Quotidiano della Santa Sede si tratta di «un’immagine che “ferisce tutti i credenti delle diverse religioni: è una caricatura che non aiuta, in un momento in cui abbiamo bisogno di ritrovarci fianco a fianco”», come ha detto «Anouar Kbibech, presidente del Conseil français du culte musulman, per condannare la penosa copertina di Charlie Hebdo, pubblicata a un anno dalla strage e raffigurante, secondo un’iconografia chiaramente cristiana, Dio come un terrorista che corre, sporco di sangue e sulle spalle un kalashnikov. Parole in sintonia con il commento dell’episcopato francese che si domanda se sia questo “il genere di polemiche di cui la Francia ha bisogno”». 

Prima, ha parlato (all’AdnKronos) anche monsignor Bruno Forte, teologo e segretario generale del Sinodo dei vescovi, che ha definito la scelta del Settimanale francese «un episodio molto doloroso, oltre che infondato». Spiega: «Il potenziale di violenza può semmai essere scardinato da una autentica esperienza religiosa, certamente non incoraggiato o favorito. Se questo succede, allora siamo di fronte a una falsificazione dell’esperienza religiosa. Come ha affermato papa Francesco, uccidere in nome di Dio va contro Dio». 

Osserva il Teologo, a proposito del Dio ritratto su Charlie Hebdo: «Offende la sensibilità di ogni persona, non solo dei credenti cristiani, ebrei o musulmani ma anche di chi pur non credendo avverte quanto sia importante il rispetto della coscienza e della dimensione religiosa della vita. Ecco – aggiunge - perché il giudizio non può che essere estremamente negativo». 

Oltretutto, prosegue Forte, «si è lontanissimi dalla verità, perché tutte le religioni, non solo quella cristiana ma anche l’ebraica e la musulmana, predicano la non violenza in nome di Dio. Semmai, è violento assumere una posizione ideologica, la pretesa di avere in mano la verità, di giudicare e di escludere gli altri. Le religioni si confrontano con il mistero di Dio e hanno dunque un antidoto fortissimo contro questa pretesa: la supremazia del Signore alla cui volontà tutti dobbiamo obbedire». 

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