L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 9 gennaio 2016

per gli euroimbecilli si è aperta una ferita insanabile, no circolazione di uomini apre la strada a NO circolazione di merci e capitali

La sfida di Svezia, Danimarca all’Europa: «Regole comuni sui migranti o facciamo da soli»

Marco Zatterin
Frontiera danese
Frontiera danese
Bruxelles - «Incontro costruttivo», assicurano i tre esponenti dei ministeri degli interni di Svezia,Danimarca Germania, tre dei paesi che hanno deciso di reintrodurre i controlli alla frontierainterna dell’area Schengen per rispondere alla pressione senza precedenti dei flussi migratori. Costruttivo lo sarà anche stato. Però non ci sono le soluzioni che non potevano esserci, non oggi, e tutto resta aperto.
Come ha riassunto il tedesco Ole Schröder , quando le cose non vanno, «allora gli stati membri fanno da soli», cosa che sta succedendo proprio ora. Perché assicura «il controllo delle frontiere esterne non funziona, in particolare tra Grecia e Turchia; le registrazioni non vengono effettuate; iricollocamenti non vanno avanti». Quando manca l’Europa, è l’argomento, le capitali devono decidere in autonomia. Il che finisce per danneggiare l’Europa ancora di più.
I tre ministri e il commissario agli Affari Interni, Dimitris Avramopoulos, dopo due ore di colloquio hanno dichiarato in un incontro stampa senza domande dirette («manca il tempo», è stata la scusa) che nessuno vuole minare la libertà di circolazione dei cittadinie i benefici di Schengen. Il responsabile svedese all’Immigrazione Morgan Johansson ha presentato una lunga lista di casi per delineare il «dramma» del suo paese, «che ha fatto molto e non può fare tutto». Sono arrivati 26 mila minori non accompagnati in quattro mesi, ha precisato: «Sono 1000 classi scolastiche!». Nello stesso periodo il numero dei rifugiati registrati a Stoccolma è stato di 115 mila. «Non vogliamo che si ripeta».
Avramopoulos dice che Bruxelles aumenterà la pressione per accelerare l’attuazione delle decisioni prese dai governi europei: blindare le frontiere esterne, organizzare le redistribuzioni dei rifugiati e ridurre le causa dei disagi, cioè la migrazione. Nel frattempo, la danese Inger Stojber annuncia che «abbiamo ripristinato i controlli ai confini, ma non abbiamo introdotto l’obbligo di controllo dell’identità dei passeggeri per le compagnie di trasporti». Però, «se necessario metteremo in atto la misura e con breve preavviso».
Bisognerebbe trovare un bel coniglio nel capello europeo, il che appare difficile. Così c’è anche il caso della possibile chiusura italiana della frontiera con la Slovenia. Dalle dichiarazioni incrociare che arrivano si capisce che ci stanno pensando, ma che non aspettano di vedere. Qui interviene il puntuale Avramopoulos. «Non abbiamo informazioni a proposito - dice - E’ un’idea ma non credo sia sul tavolo». Può tarsi che se l’aspetti. Però è ovvio che ora, deve far finta di niente. E sperare che nel frattempo succeda qualcosa. Nelle capitali prima che a Bruxelles.
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