L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 6 gennaio 2016

Renzi bugiardo e incoerente

Perché le parole di inizio anno di Renzi contrastano con i numeri reali
05 gennaio 2016 ore 14:47, Luca Lippi

Che ha detto Matteo Renzi dal palchetto senza oppositori della Borsa? "Finalmente l'Italia c'è. Il 2016 vorrei che fosse l'anno in cui smettiamo di recuperare i ritardi e cominciamo a correre più forte degli altri". In realtà Matteo Renzi farebbe bene a preoccuparsi del 2016.

La realtà? Oggi è giorno di pubblicazione dei dati sull’inflazione per l’Eurozona e anche per il nostro Paese, ci muoviamo i un corridoio dove prendere una direzione significa non potere più tornare indietro. Quella che si vede nel fondo non è una luce (la famosa luce in fondo al tunnel) ma è lo spettro di una disinflazione che in soldoni è il ciglio, il baratro, chiamatelo come volete voi, della “deflazione”. 

Il petrolio resta a livelli molto bassi ed è fondamentale per la politica monetaria delle Banche Centrali. Le previsioni degli analisti erano orientate su un 0.3% a dicembre per l’UE (0.2% a novembre) ma addirittura con rischi di ulteriore frenata nel corso del 2016. Un bel problema per la BCE che si trova quindi a lottare contro i mulini a vento, non potendo contrastare un quadro di mercato molto lontano dal suo target, posto in area 2%. 

Mercato intrappolato quindi (trappola della liquidità), BCE altrettanto intrappolata, economia intrappolata. Quindi diventa difficile poter fare programmazione quanto si deve “subire” il mercato ed adeguarti ad esso. Le tensioni tra Iran e Arabia Saudita, al momento, non hanno portato grosse conseguenze sul petrolio, preoccupa molto di più la frenata cinese ed il rallentamento economico globale (ricordiamo che in Brasile ci ritroviamo con la peggior recessione dal 1901, con tutti gli effetti che ne possono derivare sugli Emergenti e sull’America Latina).


Il problema quindi è globale, quindi non è colpa di Renzi, ma in questo scenario diventa difficile per tutte le economie poter avere una visione rosea per il futuro e anche per le banche centrali diventa molto complicato non solo centrare i target ma addirittura sviluppare una politica monetaria che posa essere efficace.

I dati dell’inflazione usciti qualche minuto fa: “Tasso inflazione: frenata in Eurozona e Italia … Dati peggiori delle attese, in Eurozona solo 0.2% ed in Italia… (AGI)”. Rincara l’Istat: “L’inflazione resta ferma su base mensile a dicembre, per un incremento tendenziale dello 0,1%...in media d’anno, nel 2015 il costo della vita rallenta per il terzo anno consecutivo, portandosi a +0,1% da +0,2% del 2014. L'”inflazione di fondo”, calcolata al netto degli alimentari freschi e dei prodotti energetici, rimane invece stabile a +0,7%”. 

E allora, in conclusione, ma come si fa a parlare di ripresa, di spinta, di visione del futuro, di fiducia. Veniamo da un periodo di congiuntura favorevole dove tutti, diciamo e sottolineiamo tutti, hanno recuperato terreno e messo in bisaccia numerose scorte per i periodi meno luminosi, mentre l’Italia è riuscita a fare meno degli altri. Auguriamoci un buon 2016, ma senza dimenticare i numeri.

http://www.intelligonews.it/articoli/5-gennaio-2016/35263/perche-le-parole-di-inizio-anno-di-renzi-contrastano-con-i-numeri-reali

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