L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 4 gennaio 2016

Renzi è un gufo, bisogna mandarlo via

Ops! Siamo ancora inchiodati alla crisi: parola di Eurostat

Matteo Renzi ripete che il peggio è alle spalle ma i dati lo gelano: nessuno peggio di noi, tra i grandi Paesi europei. Eppure in Italia la fiducia è alle stelle...

4 Gennaio 2016 

Non sono dati piacevoli, quelli del “Cruscotto Congiunturale” diffuso ieri dal Ministero dello Sviluppo Economico. Perlomeno, non è piacevole sentirsi dire che, di fatto, non ci siamo ancora schiodati dai minimi della crisi, né tantomeno che i nostri principali partner europei l'hanno fatto eccome.

Produzione industriale e in quello delle costruzioni, disoccupazione, disoccupazione giovanile: in ognuna di queste categorie, siamo il fanalino di coda dell’Europa. Rispetto al punto più basso della crisi, abbiamo recuperato il 3% di produzione industriale, contro il 27,8% della Germania, mentre nelle costruzioni a quanto pare non abbiamo ancora toccato il fondo.
Anche relativamente alla disoccupazione soggiorniamo stabilmente all'ultima piazza, nonostante la Francia stia facendo di tutto per sfilarcela. Nella disoccupazione giovanile, invece, non c'è gara: ultimi per distacco.

Le buone notizie, insomma, le dobbiamo cercare con il lanternino. Ad esempio, la lieve ripresa del Mezzogiorno, che nel 2015 torna sui livelli di (lieve) crescita del resto del Paese. E, soprattutto, un clima di fiducia nel futuro che nessun altro Paese può vantare.

Qualcuno potrebbe pensare che tale debordante ottimismo - strano: Gallup aveva detto che siamo tra i più pessimisti del mondo - sia figlio della consapevolezza che peggio di così non possa andare. Fatto sta che gli italiani, siano essi consumatori o imprese, è tra i più alti d'Europa e in costante crescita da almeno un paio d'anni.

Un miracolo, insomma, Renzi può dire di averlo fatto. Insieme alle imprese che muoiono - e ne continuano a morire parecchie - pure i “gufi” sembrano essere in netto calo.Purtroppo per lui, a Bruxelles e dintorni pare ne volteggino sempre più, e non solo dalle parti di Eurostat. Uomo avvisato...

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