L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 2 febbraio 2016

2016 crisi economica, la Fed ha alzato i tassi per decisione ideologica non perchè l'economia degli Stati Uniti abbia mai brillato

USA: SONDAGGIO FT, SALGONO AL 20% PROBABILITA' DI RECESSIONE IN 12 MESI


Attesi meno rialzi dei tassi da parte della Fed (Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - New York, 01 feb - Le probabilita' che gli Stati Uniti finiscano di nuovo in recessione sono in rialzo al 20%, mentre appare meno probabile che la Federal Reserve alzi i tassi di interesse velocemente come si era ipotizzato a fine 2015, dopo il primo giro di vite. E' questo quello che emerge da uun sondaggio condotto dal Financial Times, che ha sentito 51 economisti americani e non nei giorni immediatamente successivi alla riunione del Fomc della settimana scorsa. L'idea condivisa e' che le forti turbolenze dei mercati e alcuni dati macroeconomici non positivi arrivati negli Stati Uniti e in Cina abbiano avuto un effetto negativo sulla fiducia e, dunque, sulle aspettative future. A dicembre lo stesso sondaggio aveva dato al 15% la probabilita' che la maggiore economia mondiale potesse finire in recessione nei prossimi due anni, mentre ora gli economisti vedono una possibilita' su cinque di recessione entro i prossimi 12 mesi. Per quanto riguarda i tassi di interesse americani, la previsione mediana e' che arriveranno due o tre aumenti di 25 punti base nel 2016, ma la meta' degli intervistati ritiene che non ci saranno piu' di due aumenti, mentre a dicembre la previsione mediana era per tre aumenti per un totale di 75 punti base, con quasi tre quarti degli intervistati pronti a scommettere su almeno tre rialzi.
(RADIOCOR) 01-02-16

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