L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 2 febbraio 2016

2016 crisi economica, la politica dei tassi negativi spostano i soldi sul dollaro che viene rivalutato, i debiti in quella valuta aumentano, la deflazione anche. La svalutazione del renimbi non è sufficiente, il dollaro sarà abbandonato al suo destino al suo destino

Politica Boj: verso
la catastrofe globale

di Gerardo Coco
02 febbraio 2016ECONOMIA
 
Ciò che caratterizza le banche centrali è il fatto che, quando le misure che adottano non funzionano, le ripetono e, se continuano a non funzionare, le rilanciano… senza limiti. La follia, secondo Albert Einstein, è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi. Ma nel caso delle banche centrali siamo andati oltre: fanno di peggio aspettandosi il meglio. Cosa ha fatto la Banca centrale europea negli ultimi tre anni se non questo? Ma se esiste una leadership della follia, va assegnata senza dubbio alla Boj, la banca centrale giapponese.
La politica dello Zirp (zero interest rate policy) associata al Quantitative easing per combattere la deflazione è stata una sua invenzione e l’ha adottata dal 2001. Siccome non ha mai funzionato, la Boj nel 2013 decise di renderla più aggressiva applicando uno stimolo monetario pari al 25% del prodotto lordo giapponese, il doppio della manovra della Federal Reserve americana (meno del 10% del pil), ma in un’economia che ne vale un terzo. Non si è limitata a acquistare obbligazioni del governo ma anche azioni e altri strumenti di debito per monetizzarli col risultato di sprofondare sempre più nella deflazione. Se avesse acquistato i cassonetti della spazzatura a garanzia del credito da erogare avrebbe ottenuto migliori risultati perché la raccolta rifiuti, almeno, è un’attività utile e può circolare come moneta. Comunque, con molta onestà, il capo della Boj, Haruhiko Kuroda, il 15 gennaio scorso ammetteva pubblicamente che anche il più grande esperimento di Quantitative easing, dopo decenni di deflazione, non era stato capace di rilanciare la crescita e che le banche centrali non avevano più le munizioni per farlo.
Ma ecco la sorpresa: pochi giorni dopo questa dichiarazione, il 28 gennaio, Kuroda, con un incredibile voltafaccia, ha annunciato di volere sperimentare la Nirp (negative interest rate policy) la politica dei tassi nominali negativi, adottata nel 2014 dal suo collega Mario Draghi e ancora in vigore con risultati disastrosi. Il capo della BoJ ha dunque passato il Rubicone della follia e ora ci sono due valute di riserva che rappresentano il 20 per cento del prodotto globale emesse a tassi negativi mentre il dollaro rende lo 0.50%.
E’ stato proprio dopo l’adozione della Nirp da parte di Draghi che i capitali sono fuggiti dall’eurozona per trasferirsi sul dollaro rivalutandolo enormemente. Ora dopo la stessa manovra da parte di Kuroda, anche lo yen giapponese emigrerà verso la principale moneta di riserva rivalutandola ancora di più e mettendo ancora più a rischio i 9 trilioni di debito in dollari che sarà sempre più difficile, soprattutto per i paese emergenti, ripagare. Il capo della BoJ ha acceso la miccia della bomba del debito in dollari. Sarà questa a causare un big bang globale?
I banchieri centrali non hanno ancora compreso l’importanza del nesso tra il mercato valutario, il forex, e tutti gli altri mercati. Ogni manovra dei tassi di interesse si ripercuote sul mercato valutario e da qui, istantaneamente su tutta l’economia. E’ come gettare un sasso nello stagno che crea onde in tutte le direzioni. Per capire l’importanza del forex basta pensare che il volume giornaliero degli scambi dei soli dollari supera più di 140 volte il volume degli scambi della borsa di New York. E’ dunque il mercato valutario a influenzare il resto dei mercati, per cui quando si fanno operazioni di politica monetaria, per non fare diventarle dei boomerang, bisogna prevedere le conseguenze che avranno al di fuori della propria area di influenza.
L’esempio più chiaro di queste conseguenze è dato dal rapporto tra dollaro e materie prime. Fino al 2005 gli Stati Uniti erano il più grande acquirente di materie prime e pertanto era la loro domanda a determinarne il prezzo. Ma il prezzo era anche funzione del valore del dollaro. Se il dollaro si svalutava il prezzo delle materie prime, misurato in dollari, aumentava e viceversa. Quando i maggiori acquirenti sono diventati i paesi emergenti, avrebbe dovuto essere la loro domanda, ovviamente, a determinare il prezzo. Ma questo non è avvenuto perché le materie prime si quotano sempre in dollari e se la moneta di riserva si rivaluta ne fa crollare istantaneamente i prezzi. La politica di riduzione dei tassi di interesse rispetto al dollaro, dunque, si trasmette immediatamente su tutti i mercati e più il valore del dollaro sale, più forte è la deflazione in quei paesi le cui politiche monetarie non sono sincronizzate con quella della moneta di riserva. Più il valore del dollaro aumenta, più deflazione viene esportata nel resto delle economie. Questo è il problema della moneta di riserva. Ma sembra che i banchieri centrali non l’abbiano capito. Far divergere i tassi di interesse rispetto al dollaro per svalutare euro e yen e cercare di aumentare l’export è darsi la zappa sui piedi. Negli ultimi due anni l’euro, la seconda valuta mondiale, ha toccato punte di svalutazione del 40% rispetto al dollaro e lo yen del 37 per cento. E’ forse aumentato in modo significativo l’export di questi paesi dopo la svalutazione? No, ma è aumentata la deflazione che ora vogliono combattere con gli stessi strumenti che la provocano. La politica espansiva della Bce e quella della Boj non potranno mai funzionare perché impattano immediatamente, attraverso il dollaro, sui paesi emergenti, di cui fa la Cina fa parte e che costituiscono, il 55 per cento dell’economia mondiale. Se peggiora l’indebitamento di più della maggioranza dell’economia mondiale, a cosa servono le politiche di svalutazione competitive se non a provocare ritorsioni? Pensano che la Cina stia a guardare? E’ probabile, secondo noi, una nuova svalutazione dello yuan e quindi, ancora, una fuga di capitali dal paese. Verso dove? Il dollaro ovviamente. Se ciò avvenisse, allora è anche probabile lo sganciamento di tutte le parità con il dollaro da Hong Kong al Medio Oriente. Sarebbe il big bang del dollaro.
Per concludere, quest’ultima manovra della Boj oltre a demolire ulteriormente l’economia giapponese, contribuirà a peggiorare la deflazione mondiale e la volatilità nel mercato valutario che riverberandosi violentemente su borse, debiti e materie prime potrebbe portare velocemente a una catastrofe mondiale.

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