L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 4 febbraio 2016

Banca Etruria, solo i bamboccioni al governo sapevano quello che avrebbero fatto e hanno permesso ai 288 milioni di euro degli amici degli amici di scappare dalla trappola che stavano organizzando per rubare i risparmiatori

CONTROLLI SUI CONTI CORRENTI 03 febbraio 2016
Fuga di clienti da Banca Etruria: accertamenti sui conti correnti chiusi prima del salvataggio
gianluca paolucci



Arezzo - La procura di Arezzo ha avviato una serie di accertamenti sulla fuga di clienti da Banca Etruria nelle settimane che hanno preceduto il bail in. Il dato emerge da un documento di Bankitalia allegato alla richiesta di insolvenza presentata il 28 dicembre scorso dal liquidatore Giuseppe Santoni e reso noto da La Stampa domenica scorsa.

Secondo il documento di Bankitalia, tra inizio ottobre e il 18 novembre scorso il deflusso di fondi dai depositi dell’istituto aretino è stato pari a 288 milioni di euro, tale da creare una situazione di forte stress della liquidità dell’istituto. Che al momento della risoluzione - il 22 novembre scorso - aveva in cassa appena 335 milioni di euro, pari al 4,6% del totale degli attivi.

«La situazione - è scritto nel documento di Bankitalia - è fortemente aggravata dall’elevato grado di concentrazione della raccolta, che espone la banca al rischio del ritiro dei depositi anche di singoli depositanti», dato che i primi 16 clienti detengono circa il 9% della raccolta dell’istituto. Una situazione che fa ritenere che «la banca non sarà in grado nel prossimo futuro di pagare i debiti alla scadenza».

Proprio il forte stress sul versante liquidità, unito al patrimonio netto diventato negativo per 1,1 milioni in seguito alle massicce svalutazione effettuate dai commissari, fa decidere a Bankitalia di procedere con la risoluzione dell’istituto il 22 novembre, con CariChieti, CariFerrara e Banca Marche.

Al momento, spiegano fonti investigative, gli accertamenti della procura, coordinata dal procuratore Roberto Rossi, sono volti ad identificare i titolari dei conti chiusi e accertare se possa esserci stato un abuso di informazioni privilegiate da parte di alcuni soggetti, informati del possibile avvio di una procedura di risoluzione. La settimana precedente al 22 novembre il consiglio dei ministri aveva approvato le norme sul bail in. Nelle settimane precedenti la linea “ufficiale” tanto del governo che dei rappresentanti del mondo bancario era quella di insistere sull’intervento del Fondo di tutela dei depositi per il salvataggio degli istituti commissariati, nonostante da Bruxelles giungessero indicazioni opposte.

Secondo le risultanze dei commissari, la vecchia Banca Etruria ha accumulato fino al 22 novembre scorso perdite per 1,17 miliardi euro, anche per effetto delle massicce svalutazioni effettuate durante la gestione commissariale sugli attivi dell’istituto. Al termine della procedura di risoluzione, con l’azzeramento di capitale, riserve e delle obbligazioni subordinate, restavano «e restano tuttora», scrive Santoni, ancora 305 milioni di euro di debito senza copertura.

Si tratta in larga parte del prestito ricevuto dal Fondo di risoluzione e, per 22 milioni, delle obbligazioni subordinate non comprese tra quelle annullate il 22 novembre. Fatti e documenti che dimostrano, scrive Santoni al tribunale, che Banca Etruria versa «al momento dell’avvio della procedura di liquidazione coatta amministrativa in stato di insolvenza». Uno stato «inequivocabile e irreversibile» che «non consente alla banca di adempiere alle proprie obbligazioni».

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