L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 2 febbraio 2016

Gli euroimbecilli non affrontano la questione dei migranti nella sua totalità come della disoccupazione, per questo saranno destinati alla estinzione

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"L'Italia come la Grecia: falla Ue". La City rottama Matteo Renzi
L'Italia torna nel mirino degli inflessibili commentatori londinesi del Financial Times che accomunano l'Italia alla Grecia per il fatto di essere "le due più grandi falle dell'Unione Europea". Le cause? Il quotidiano della City cita la crisi dei migranti e un'economia che arranca a causa di "questioni ataviche"...

Lunedì, 1 febbraio 2016 

Sembra di essere ritornati alle bacchettate della City ai tempi di Berlusconi in cui gli editoriali del Financial Times bocciavano su tutta la linea la politica dell'ex Cavaliere o le copertine dell'Economist lo definivano "inadatto" a guidare il Paese. L'Italia torna nel mirino degli inflessibili commentatori londinesi a cui probabilmente sono risultati fortemente stonati gli attacchi del premier Matteo Renzi (l'ultimo non più tardi di qualche ora fa) a Bruxelles.

Wolfgang Munchau paragona l'Italia alla Grecia: Roma ed Atene rischiano di essere "le due più grandi falle" dell'Ue, strette nella morsa della crisi dei migranti e di un'economia che arranca. Pur riconoscendo che l'Ue è riuscita a cavarsela nella gestione della crisi, per il commentatore adesso si trova davanti delle crisi che "si intersecano". "La Grecia è l'esempio più estremo, ma non l'unico" e "neanche il più importante".

L'altro esempio è l'Italia. "Sebbene i problemi di Roma siano diversi da quelli della Grecia la sostenibilità di lungo termine del paese è incerta, a meno che non creda che la sua performance economica migliori miracolosamente quando non vi è ragione alcuna ragione per pensarlo", scrive l'editorialista tedesco.

In Italia, il problema dei rifugiati si affianca ad ataviche questioni "irrisolte": assenza di produttività, alto debito e un sistema bancario con 300 mld di sofferenze. Il tutto mentre ben tre partiti, che comunque "non andranno al potere nel vicino futuro", si interrogano sulla membership alla zona euro, limitando il margine di manovra del governo risolvere tutti questi problemi.

E questo lo dimostrano le difficoltà per sanare il sistema bancario. Il piano per smaltire per sofferenze presenta "tutti gli sporchi trucchi della finanza moderna compreso il famigerato credit default swap". Uno schema che più che essere un "simbolo di ingegneria finanziaria deviata è segno di disperazione". Ma d'altra parte, a causa delle nuove norme Ue sugli aiuti di Stato "l'Italia poteva fare ben poco".

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