L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 2 febbraio 2016

Gli euroimbecilli non hanno nessuna strategia completa per far fronte alle migrazioni di massa










Da ormai 11 anni il World Economic Forum riunisce le maggiori potenze dell’economia e della politica mondiale a Davos, sulle Alpi svizzere, per discutere dei rischi globali e delle possibili evoluzioni ed interazioni.

Il Global Risks Report, alla cui redazione hanno partecipato 750 esperti, ha analizzato 29 rischi globali di tipo sociale, tecnologico, economico, ambientale o geopolitico, esaminando il loro impatto e la loro probabilità di verificarsi nei prossimi dieci anni. Il rischio con il maggior potenziale d’impatto nel 2016 è risultato essere la carenza di interventi atti a mitigare i cambiamenti climatici e i rispettivi adattamenti.

L’anno appena trascorso ha raggiunto un nuovo record di riscaldamento globale. Il 2015, infatti, è stato l’anno con la più alta temperatura media della superficie terrestre dal 1880, la concentrazione di CO2 in atmosfera ha superato la soglia delle 400 parti per milione, un limite che gli scienziati avevano individuato come da non valicare, per evitare conseguenze imprevedibili.

Margareta Drzeniek-Hanouz, responsabile di Global Competitiveness and Risks, ha così spiegato: “Il cambiamento climatico sta acuendo più rischi che mai in termini di crisi idriche, scarsità di prodotti alimentari, ridotta crescita economica, debole coesione sociale e accresciuti rischi di sicurezza. Nel frattempo, a causa dell’instabilità geopolitica, le imprese stanno affrontando cancellazioni di progetti, revoche di licenze, interruzioni della produzione, danni ai beni aziendali e limitazioni dei movimenti transfrontalieri di capitali. I conflitti politici, a loro volta, rendono ancora più insormontabile la sfida del cambiamento climatico, riducendo i potenziali per una cooperazione politica, nonché deviando risorse, innovazioni e tempo dalla resilienza e prevenzione del cambiamento climatico”.

Dall’analisi del Report, il fallimento delle politiche di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico rappresenta un potenziale negativo maggiore rispetto alle armi di distruzione di massa (2°), alle crisi idriche (3°), alle migrazioni involontarie su larga scala (4°) e ai forti shock dei prezzi delle fonti energetiche (5°).
Il problema dei cambiamenti climatici è legato a una serie di episodi interconnessi che possono scatenarsi qualora non vengano prese le giuste misure per combatterlo, come crisi per la scarsità dell’acqua, perdita della biodiversità dovuta all’estinzione di alcune specie e collasso di ecosistemi.

Nel Report si rileva, infatti, che “le preoccupazioni ambientali sono state in prima linea negli ultimi anni, riflettendo il fatto che i rischi connessi con il cambiamento climatico si stanno muovendo da ipotetici a certi a causa delle azioni insufficienti che sono state abbracciate per combatterlo”.

Le conclusioni dell’indagine sono particolarmente sorprendenti, poiché un rischio ambientale si colloca, per la prima volta, in cima alla classifica. Guardando invece i rischi più probabili, sul podio vi sono le migrazioni involontarie su larga scala: i problemi di carattere geopolitico rimangono, quindi, una delle principali preoccupazioni.

L’auspicio è, pertanto, che l’assunta consapevolezza della pericolosità di tali rischi porti ad azioni concrete da parte delle potenze economiche e politiche mondiali per contrastare e combattere l’avanzata di queste minacce globali.




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