L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 6 febbraio 2016

Isis/al Qaeda e Stati Uniti, accomunati dalla medesima passione assassinare un generale di un paese sovrano

Iran: "Gli Usa stanno progettando di assassinare Qassem Soleimani"

"La sua voglia di martirio dovrà attendere". Fin dal 2010, la presunta morte di Soleimani, musulmano devoto e strenuo difensore della teocrazia sciita, è stata annunciata a più riprese
Franco Iacch - Sab, 06/02/2016

“Gli Stati Uniti sono disperati perché non sanno come assassinare il generale Soleimani, tuttavia abbiamo adottato misure di massima sicurezza per proteggere il nostro comandante da tali minacce”.


E’ quanto ha dichiarato ai media del paese il Capo di Stato Maggiore della Forze Armate iraniane, il generale Hassan Firouzabadi.

Fin dal 2010, la presunta morte di Soleimani, musulmano devoto e strenuo difensore della teocrazia sciita, è stata annunciata a più riprese.

Il quindici novembre scorso, ad Aleppo, elementi del Free Syrian Army, le forze sostenute dagli Stati Uniti, affermarono di aver lanciato un missile TOW contro il mezzo su cui viaggiava Soleimani, comandante delle forze iraniane in Iraq ed in Siria. Nella stessa auto, i ribelli affermarono di aver eliminato anche tre comandanti iraniani: Masoud Askari, Mahmud Dahakan ed Ahmed Rajai. La notizia fu subito smentita dagli iraniani che pubblicarono anche una foto di Soleimani (si scoprirà essere vecchia di quattro mesi).

Nonostante le smentite, i Mojahedin del Popolo Iraniano, l’opposizione politica del paese, in un comunicato ufficiale parlarono di condizioni disperate, con controspionaggio iraniano che impose un blackout totale per evitare eventuali fughe di notizie sulle condizioni del “Comandante Ombra”.

In risposta all’opposizione, Teheran dovette confermare l’incidente, parlando di “lesioni non gravi". A causa delle ferite riportate Soleimani non partecipò alla classica riunione dei comandanti dell’esercito con l'Ayatollah Khamenei. La nomina del comandante della Forza Quds è esclusiva prerogativa della Guida Suprema.

Vecchia conoscenza degli USA e oggetto di sanzioni dall’Occidente, Soleimani è il comandante della Forza Quds che gestisce una rete di forze delegate in tutto il Medio Oriente, tra cui Siria, Iraq, Yemen e Libano da quindici anni. La Forza Quds o Brigata Gerusalemme, ala per le operazioni speciali del Corpo delle Guardie rivoluzionarie dell'Iran, è ritenuta responsabile della morte di centinaia di soldati americani in Iraq. Secondo il Pentagono, la Forza Quds supporterebbe gruppi terroristici in Libano, Yemen e Iraq.

Il generale Soleimani è vivo e al sicuro – ha aggiunto Firouzabadi – i terroristi diffondono voci false a causa delle pesanti perdite subite dal nostro esercito, la sua voglia di martirio dovrà attendere

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