L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 1 febbraio 2016

Milano elezioni, il brillante Sala fa finta di non vedere la commistione tra l'opacità dei conti Expo e la sua canditatura

Milano, gli sfidanti di sinistra si denunciano in tv sui bilanci

Duro confronto tra Balzani e Sala, ma la vera sfida è Pisapia-Renzi. La vicesindaco spara sui conti di Expo, il commissario ribatte chiedendo lumi sui veri numeri di Palazzo Marino


Si sono presentati alle primarie del centrosinistra a Milano come «la donna dei conti» e il grande manager di Expo.





In campo ci sono anche l'assessore Pd Pierfrancesco Majorino e l'outsider Antonio Iannetta, ma è chiaro che la sfida di sabato e domenica prossima si sta stringendo sulla vicesindaco Francesca Balzani, che ha incassato l'endorsement di Giuliano Pisapia, e sul commissario del 2015 Giuliano Pisapia che invece prova a smarcarsi (con scarsi risultati) da Matteo Renzi e da uomo-simbolo del partito della nazione. Ma è proprio sulla gestione del denaro pubblico che Balzani e Sala si sono scontrati duramente ieri Balzani e sala nel doppio confronto, prima a Radio Popolare e poi in tv ospiti di Lucia Annunziata, ciascuno alimentando dubbi e sospetti sull'avversario (e nei milanesi). La vicesindaco ha gioco facile a sparare su mr Expo: le polemiche sulla scarsa trasparenza infiammano da settimane, giorni fa si è presentato in aula in Comune solo una bozza dei conti Expo, e la seduta decisiva del cda è stata casualmente rinviata a due giorni dopo le primarie, su richiesta del governo. «Non puoi fare campagna elettorale dicendo quanto sei stato bravo, dovresti farci prima vedere il bilancio Expo. Quando ti proponi agli elettori devi essere trasparente» attacca Balzani. Anche Majorino affonda: «Sala caccia il bilancio». Il commissario dà segni di nervosismo, prima corre in difesa: parla di «dibattito surreale», sostiene che pretendere oggi i dati definitivi (i cancelli hanno chiuso 3 mesi fa, ndr) è «come chiedere di andare sulla luna a piedi», è stato presentato un preconsuntivo «certificato dai revisori e dalla Corte dei conti che porta un risultato positivo per 14 milioni. Capisca di bilanci sa che si chiudono a marzo o aprile». Quello che definisce risultato positivo non tiene conto di incognite milionarie aperte, dalle bonifiche dei terreni ai crediti non ancora riscossi da sponsor e rivenditori dei biglietti. Sala non gradisce illazioni, «prendetevela con me ma lasciate fuori Expo da questo dibattito, è stato un evento che ha portato lavoro, credibilità di Milano nel mondo». E il manager contrattacca: «Non mi risulta da milanese di aver visto ancora il bilancio del Comune». La vicesindaco ribatte: «Allora ti candidi sindaco e non segui le cose di Milano, l'ho presentato in giunta prima di Natale con il parere dei revisori». Ma anche la Balzani scivola affermando di aver già approvato i conti del 2016 «in consiglio comunale». È vero che la giunta ha votato il preventivo, ed è in corso l'iter nelle commissioni, ma il documento non è ancora approdato in aula. E la bozza non tiene ancora conto della Legge di stabilità, per chiudere in pareggio ha prelevato dividendi dalle società partecipate, con la promessa di non utilizzarli.Frecciate tra Balzani e Sala anche sul partito della nazione, da cui il manager prova a dissociarsi. «C'è il rischio che trasformiamo l'esperienza di governo della giunta arancione in qualcosa di diverso - sostiene in tv la vice - Il partito della nazione potrebbe essere qualcosa in cui si cade, per questo è importante chiamare al voto tutte le anime dell'esperienza arancione, per non scivolare in un'esperienza grigia. C'è chi ha il voto di Denis Verdini e chi di Pisapia». Battuta che fa scattare Sala: «Io non ho mai sentito Verdini in vita mia». Ma la sfida milanese, lo voglia o no il manager, è diventato una prova di forza tra Pisapia e Renzi. E un «congresso» nazionale tra il Pd che guarda a Sel e alla sinistra radicale e quello che apre al centro. Dopo gli appelli del sindaco e dell'ex sfidante del 2011 Stefano Boeri, sponsor della Balzani, ieri anche lei ha giocato l'ultima carta per convincere Majorino a ritirarsi e rafforzare il fronte anti-Sala: «Se vinco io, sarà il mio vicesindaco». Lui per ora resiste. Per ora.

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