L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 3 febbraio 2016

"Nessun governo può chiedere sacrifici ai cittadini se non dimostra di saper dare una spallata ai privilegi più assurdi" il bamboccione al governo lo sa come sa che ad ogni privileggio corrisponde una tipologia di clientela elettorale

La protesta dei diplomatici è fuori luogo

di Beniamino Andrea 
2 Febbraio 2016 

La nostra diplomazia non brilla per efficienza, vedasi analisi di Perotti. Gli ambasciatori tedeschi guadagnano meno della metà dei nostri.

Con un'iniziativa senza precedenti, 200 giovani diplomatici hanno indirizzato una lettera al presidente del Consiglio Matteo Renzi, dicendosi "profondamenti disorientati" dalla nomina di Carlo Calenda (ex vice ministro dello Sviluppo Economico) alla Rappresentanza permanente dell'Italia presso l'Unione Europea a Bruxelles. Nella missiva si fa presente che "il segnale potrebbe preludere all'esclusione dei diplomatici di carriera dagli incarichi di maggiore responsabilità".

Per poter criticare in modo documentato è necessario avere un patrimonio di credibilità da spendere. Cosa che pare completamente mancare al corpo diplomatico. Infatti tempo fa quando il prof. Roberto Perotti studio attentamente gli stipendi, i benefit scandalosi degli ambasciatori e dei diplomatici, dalla Farnesina vennero solo silenzi profondi.

Perotti pubblicò nel febbario 2014 sulla voce.info un documentato dossier - Diplomazia dei privilegi, privilegi della diplomazia - dove si evidenziava come il nostro corpo diplomatico surclassa come stipendi tutti i nostri peers, dai tedeschi ai francesi agli inglesi. L'ambasciatore italiano a Tokyo guadagna 27.028 euro contro i 10.018 euro del suo omologo tedesco.
Aggiungiamo che la nostra diplomazia non è nota per la sua efficienza e produttività.

Dopo essere stato nominato commissario alla spending review, vista l'opposizione delle parti interessate e l'apparente mancato appoggio del presidente del Consiglio, Perotti si dimise dicendo di non sentirsi molto utile

Al termine del suo rapporto, Perotti scrisse: "Nessun governo può chiedere sacrifici ai cittadini se non dimostra di saper dare una spallata ai privilegi più assurdi". Questa incredibile verità potrebbe essere parafrasata per i nostri diplomatici: "Nessun ambasciatore può protestare con il governo se non dimostra di voler dare una spallata ai suoi assurdi privilegi".

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