L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 4 febbraio 2016

Renzi&Carrai un sodalizio che poggia su soldi&potere, su falsità ideologica in atto pubblico


Renzi-Macri, visita rovinata ... con gaffe

L'ingombrante rapporto Carrai - Eurnekian e il solito "vizietto" degli aeroporti
di Paolo Pollichieni  03 febbraio 2016 
fonte ilVelino/AGV NEWS Roma


Roma, 15:01 - 03 febbraio 2016 (AGV NEWS)

“E adesso chi lo dice a Matteo Renzi”? Alla fine è toccato a Marco Carrai esporre le “difficoltà” che vanno appianate prima che il nostro premier voli in Argentina per incontrare il nuovo presidente Mauricio Macri e soprattutto la principale di queste difficoltà: il pessimo rapporto tra Macri ed il magnate argentino Eurnekian, che di Carrai è socio in molte iniziative a partire dalla privatizzazione del sistema aeroportuale fiorentino. E sì perchè Eurnekian, legatissimo al rivale di Macri, Daniel Scioli, ha fatto di tutto, ma proprio di tutto, perchè Maurico Macri non diventasse presidente dell'Argentina.

Sta anche in questo la ragione del rinvio dell'incontro che Renzi aveva programmato per l'otto febbraio a Buenos Aires. In questo ed anche in una gaffe diplomatica difficile da ovattare: nessuno sapeva o comunque ha provveduto ad informare Renzi che non era il caso di fissare un incontro ufficiale con Mauricio Macrì proprio nel giorno del suo compleanno. Infatti il nuovo presidente è nato l'otto febbraio del 1959 è da buon italo-argentino tiene al compleanno, specialmente se è il primo dopo la sua elezione a primo cittadino della Repubblica argentina, per cui gradisce trascorrerlo con parenti ed amici comunque non certo in visite di stato.

Così l'incontro con Renzi slitta di una settimana, troppo poco per far digerire a Macri l'ingombrante rapporto che, via Carrai, lega il premier italiano al suo peggior nemico. Un rapporto fatto anche di robusti affari, posto che, dopo svariati e infruttuosi tentativi, il magnate Eurnekian nel marzo del 2013 finalmente era riuscito ad entrare nel sistema aeroportuale italiano comprando il 33% di Aeroporti di Firenze. Un acquisto che il presidente di AdF, Marco Carrai, salutava con soddisfazione dai microfoni di Class CNBC (la tv del socio di Eurnekian), assicurando che lo sviluppo dello scalo “porterà l’indotto a 100 milioni di euro, con migliaia di assunzioni”. Ed in effetti, presentando il nuovo masterplan a Palazzo Vecchio, Carrai ha riferito di un “indotto economico da 730 milioni di euro, 2.000 posti di lavoro nel territorio fiorentino e 10.000 a livello regionale”.

Al momento i numeri sono abbastanza diversi: cinquanta milioni di bilancio e circa 250 dipendenti. In linea con i due milioni di passeggeri sui quali sembra assestarsi lo scalo fiorentino. Tutta colpa, assicura Carrai, dei mancati investimenti: il suo progetto prevede nuove piste, allungate di mezzo chilometro, e una aerostazione nuova di zecca, così sarà possibile puntare a un traffico di 4,5 milioni nel 2029, il 127% in più del dato 2013. Da dove arrivi una simile previsione non è facile comprenderlo, visto che lo studio a cui si fa riferimento, redatto da One Works, KPMG e Nomisma butta lì per il 2030 un aumento di passeggeri del 57%; ENAC, un po’ titubante ma desiderosa di assecondare l'ottimismo di Carrai, sussurra 70% a IRPET, che però capisce 70-85% e così ripete ad AdF, la quale ci aggiunge un poco di suo e annuncia un trionfale 127%!

In conclusione, la previsione del numero di passeggeri nel 2030 si candida a essere la madre di tutte le balle che girano attorno allo sviluppo aeroportuale di Firenze. Consegnandoci il rischio di un nuovo colossale salasso per le casse pubbliche, visto che a fronte di quasi un miliardo di investimenti si rischia di trovarsi una crescita del traffico passeggeri che non andrà oltre i sei o sette milioni di passeggeri per anno, vale a dire quanti potrebbero essere tranquillamente accuditi già con le infrastrutture esistenti.

Sarà certamente così anche per il nuovo aeroporto di Firenze. Stime pressoché casuali, previsioni rosee, orizzonti di gloria, aerei pieni, piste allungate, aeroporti espansi, gran colate di cemento, e tanti tanti soldi pubblici. Poi, nel 2030, ci ritroveremo con quei sei-sette milioni di turisti, magari otto, che possiamo gestire tranquillamente con le strutture già esistenti, senza nuove faraoniche opere e senza spalancare le porte agli avventurieri di turno.

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