L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 3 febbraio 2016

Sergio Mattarella, il silenzio è d'oro

Sergio Mattarella, il picconatore silenzioso di Renzi
La frecciata al premier nel discorso di fine anno. Il parere sul salva-banche. L'altolà a Carrai. Mattarella ora inizia a farsi sentire. Sulle orme di Cossiga.

di Alessandro Da Rold

02 Febbraio 2016


(© Imagoeconomica) Sergio Mattarella.

A un anno di distanza dall'elezione a presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha cominciato a prendere le misure del governo di Matteo Renzi. Anzi, a picconarlo. In silenzio.
Proprio come capitò a Francesco Cossiga nei suoi primi cinque anni di Quirinale, l'ex politico della Dc, nativo di Sassari, che fu soprannominato 'il sardo muto' dai cronisti parlamentari: solo negli ultimi due anni, accerchiato dal suo partito, iniziò a sferrare colpi a destra e a manca.
IL MINISTRO DELLE SPIE. Altri tempi. Eppure, oltre alla storia politica democristiana, di parallelismi tra lo storico picconatore e 'Sergiuzzo' ce ne sono.
Soprattuto per una sensibilità particolare nei confronti della politica degli Stati Uniti (l'8 febbraio il presidente della Repubblica sarà ricevuto da Obama, ndr) e un'attenzione ai nostri servizi segreti, tanto che alla fine degli Anni 90 - durante il governo D'Alema - Mattarella, che era vicepremier, fu chiamato 'il ministro delle Spie' per una delle prime riforme del settore, quando spostò gli 007 dalle dipendenze del Viminale a quelle del presidente del Consiglio.
GLI ANNI DI ATTIVISMO DI NAPOLITANO. In questi 365 giorni il silenzio di Mattarella ha spesso provocato polemiche a destra e sinistra, abituate ai sette anni di attivismo 'pubblico' dell'ex presidente Giorgio Napolitano.
Non c'è da biasimarlo anche perché, rispetto al predecessore, l'attuale inquilino del Colle ha una situazione politica più tranquilla, o comunque più stabile, rispetto a quella che poi portò alla caduta di Silvio Berlusconi nel 2011.
IN LINEA CON I PRESIDENTI DELLA DC. In sostanza, Mattarella non sembra far altro che seguire la storica linea che hanno portato avanti i presidenti della Repubblica diccì.
L'indecifrabile dal carisma passivo (cit. Marzio Breda, quirinalista del Corriere della Sera) continua a creare polemiche, ora strattonato da Maurizio Belpietro su Libero affinchè l'amico del premier Marco Carrai non metta le mani sulla cybersecurity, ora tirato in ballo dalla Cei per fermare il Ddl Cirinnà sulle unioni civili e le convivenze di fatto.

Un silenzio che fa notizia



Il premier Matteo Renzi e il capo dello Stato Sergio Mattarella.
Il Quirinale è un palazzo inespugnabile.
I giornalisti sono ammessi solo in particolari occasioni. Il Capo dello Stato comunica con l'esterno solo durante le uscite pubbliche o con comunicati.
Oppure, attraverso i suoi consiglieri, può lanciare messaggi tramite i quotidiani.
Sta di fatto che in questi ultimi giorni il silenzio di Mattarella su un'indiscrezione diRepubblica sta facendo notizia.
LA MANCATA SMENTITA SU CARRAI. La questione è legata a Carrai e a un articolo su uno stop della sua nomina, Renzi l'avrebbe congelata, ci sarebbe appunto il parere contrario del Capo dello Stato. Il Quirinale non ha smentito. Quindi nei palazzi romani si è capito che, oltre ai servizi segreti, sarebbe stato anche Mattarella a far arrivare un messaggio chiaro al presidente del Consiglio: Carrai, molto vicino all'intelligence israeliana, in quel ruolo non va bene.
E questo, secondo gli addetti ai lavori, lo avrebbe fatto anche perché capo delle Forze Armate.
Non è la prima volta che l'ex Moroteo (della corrente di Aldo Moro), siciliano atipico, rifila una doccia fredda a Renzi. È capitato pure tra dicembre e gennaio quando sul caso arbitrati relativo al salva banche - che il premier decise di affidare all'Anac di Raffaele Cantone - il Quirinale fece intendere di condividere la posizione della Consob di Giuseppe Vegas e della Banca d'Italia di Ignazio Visco.
LA FRECCIATA NEL DISCORSO DI FINE ANNO. Non solo. La vera bordata Mattarella la rifilò a Renzi dopo la conferenza stampa di fine anno.
Nel suo primo discorso il Capo dello Stato, con garbo e semplicità, diede una realtà del Paese bene diversa da quella raccontata dal presidente del Consiglio, trovando gli elogi di buona parte dell'opposizioni, persino del direttore delFatto Quotidiano Marco Travaglio.
Distanza siderale da Palazzo Chigi? Mattarella continua a essere arbitro imparziale al momento.
Ma in ambienti quirinalizi non si nega che se, per esempio, la situazione di governo dovesse peggiorare, l'interventismo potrebbe essere più massiccio, come le picconate.
IL COLLE SI È GIÀ ESPRESSO SULLE UNIONI CIVILI. C'è attesa in ambienti cattolici, dopo il Family Day e con il Ddl Cirinnà in arrivo in parlamento, su una presa di posizione del Colle.
Ma Mattarella, che è stato pure giudice della Corte Costituzionale, ha già espresso il suo parere facendo pervenire al governo, senza troppi sensazionalismi, di tenere in considerazione la sentenza 138 della Consulta, sui matrimoni dello stesso sesso.
Questione che non riguarda la stepchild adoption, ma più che altro gli articoli 2 e 3 che rinviano alla disciplina del matrimonio: il Pd ha già presentato emendamenti per modificarne una parte e non incorrere in possibili incostituzionalità.
Risponderà all'appello della Cei dopo il Family Day? «Non lo ha fatto il Papa, perché dovrebbe farlo Mattarella?», commenta un politico di lungo corso.
Eppure anche un quotidiano autorevole come Il Foglio nei giorni scorsi avvertiva Renzi che proprio sulle unioni civili, dopo l'intervento del Capo dello Stato, rischiava di rimanere «prigioniero».
Le picconate non finiscono mai.

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