L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 5 marzo 2016

N'drangheta, per batterla bisogna cambiare il codice penale, di procedura penale e l'ordinamento penitenziario

LA ‘NDRANGHETA E’ PIU’ DEBOLE: ALFANO SMENTITO DA GRATTERI E DAI SERVIZI SEGRETI

A smentire Alfano non c’è solo il Procuratore Gratteri. Indirettamente, lo fanno anche i Servizi Segreti. Questi i fatti: Il Ministro dell’Interno, quando venne a Reggio Calabria, dichiarò, incautamente, che la ‘ndrangheta oggi sarebbe più debole e che la recrudescenza degli atti intimidatori sarebbe una risposta alla pressione dello Stato.

 ALFANO

Affermazione azzardata, non condivisa da chi la Calabria la conosce bene, ma soprattutto da chi la ‘ndrangheta la combatte da sempre, a viso aperto, con coraggio e determinazione, come il Procuratore Antimafia Nicola Gratteri, che in un’intervista rilasciata qualche giorno fa al quotidiano on line l’Inkiesta ha dichiarato che: «per vincere davvero bisogna cambiare le regole del gioco. È improbabile che i boss di ‘ndrangheta, visto che negli ultimi anni abbiamo arrestato duemila di loro, si siano riuniti e abbiano deciso di bruciare un po’ di pullman lì, mettere bombe carta qui, gambizzare e uccidere da un’altra parte. Per me l’emergenza c’è sempre. Non misuro la presenza o la pervasività delle mafie dal numero delle macchine bruciate o dai morti a terra. Non è quella l’emergenza. La ‘ndrangheta che conosco io discute, parla, dà consigli, formalmente non minaccia ma intimidisce. La ‘ndrangheta che conosco io è quella che muove tonnellate di cocaina e poi con i soldi guadagnati condiziona l’economia e quindi la libertà della gente. È quella che controlla il voto, gli appalti, che dice non solo chi vince l’appalto, ma anche dove deve essere costruita un’opera pubblica e se deve essere costruita. Per vincere davvero – continua il magistrato – bisogna cambiare le regole del gioco. Come dicono nei teatri di guerra, bisogna cambiare le regole di ingaggio: il codice penale, il codice di procedura penale, l’ordinamento penitenziario, sempre nel rispetto della Costituzione. È necessario fare tante di quelle modifiche finché delinquere non sarà più conveniente. Sono tutte proposte che abbiamo messo nero su bianco nella Commissione voluta dal Governo, che ho presieduto a titolo gratuito chiamando i migliori esperti sul campo. Quello che abbiamo proposto noi, ad esempio, è che tutti i detenuti di alta sicurezza sentiti a qualsiasi titolo, come indagati, testimoni, o anche se si devono separare, non vengano trasferiti, ma restino dove sono sfruttando le videoconferenze. Con una sola modifica si eviterebbe che i detenuti possano continuare a nuocere e minacciare e si risparmierebbero 70 milioni di euro l’anno. Immaginiamo quanti uomini della polizia penitenziaria potremmo assumere con questi soldi. Io immaginavo, fantasticavo, sognavo che un blocco di queste cose ovvie passassero velocemente con un decreto legge, il resto con dei disegni di legge. Purtroppo, forse – conclude Gratteri – non c’è una maggioranza forte tale da portare avanti queste piccole rivoluzioni».
E tanto basterebbe a comprendere la superficialità delle affermazioni del Ministro Alfano. Ma se così non fosse, a smentire la tesi fantasiosa della ‘ndrangheta indebolita, subentra anche la Relazione sulla Politica dell’Informazione per la Sicurezza redatta dai Servizi Segreti. Che nel documento dato alle stampe il 15 febbraio scorso, scrivono testualmente che: “la ‘ndrangheta conferma le sue peculiarità rispetto alle altre organizzazioni criminali mafiose nazionali. La flessibilità della struttura di tipo orizzontale, a base familiare, legata alla tradizione ma pronta all’aderenza ai più diversificati contesti, ha consentito alla criminalità organizzata calabrese di trasformarsi, nelle sue forme più evolute, in una dinamica e spregiudicata holding economico-finanziaria. Tale strutturazione rende la ‘ndrangheta meno vulnerabile all’azione di contrasto rispetto alle organizzazioni di tipo verticistico e le assicura anche spiccate capacità di ingerenza politico-amministrativa”. E non serve aggiungere altro.

Nessun commento:

Posta un commento