L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 15 maggio 2016

Acqua pubblica - Alto Calore - quel partito buffone e cialtrone del Pd ancora una volta si schiera con un indagato per peculato e truffa

Legittimi interrogativi
Alto Calore, De Stefano è salvo. Ma chi salverà l’Irpinia?
Come avrebbe commentato un qualsiasi cittadino, che avesse seguito la vicenda fin dall’inizio partecipando, in tanti mesi, alle insostenibili riunioni tenutesi da Corso Europa a Via Tagliamento fino a Montella, l’armonia improvvisamente calata tra i colleghi amministratori? Cosa avrebbe potuto pensare se non di trovarsi al cospetto di uno spettacolino, messo in scena, in tutto questo tempo, con l’obiettivo di spostare l’attenzione dai veri problemi di una terra che sta morendo?



Una grottesca messa in scena: quale altra definizione per l’indegno gioco delle parti che, oramai in maniera periodica, vede protagonisti i principali occupanti dello scacchiere politico provinciale? L’ultimo atto è stato il siparietto inscenato lo scorso venerdì sul palco dell’Alto Calore Spa, nel corso dell’Assemblea dei Sindaci soci dell’Ente: incontro che aveva all’ordine del giorno l’elezione del nuovo Presidente e il rinnovo del consiglio di amministrazione.

Solo due settimane addietro s’erano annunciati immani sforzi di riflessione comune per la definizione di una strategia responsabile che garantisse il futuro dell’Irpinia, delle sue acque e delle sue genti. Fino all’approvazione del famigerato bilancio della verità, proclamata e mai spiegata, fuoco e fiamme avevano arso gli occhi e le labbra dei nostri pavidi guerriglieri della giustizia comune. Iniziative, conferenze stampa, provocazioni su provocazioni. Tutti, sindaci, tecnici, politici, vari ed eventuali, hanno sgomitato per ottenere il proprio momento di gloria mediatico-istituzionale in qualità di strenui difensori d’ufficio del più grande patrimonio collettivo irpino: le sorgenti.

Mesi e mesi d’inferno fatti di riunioni, incontri confidenziali tanto quanto il segreto di pulcinella, dove qualche gola profonda era sempre pronta a spifferare il contenuto di fantomatici accordi siglati sotto e sopra i banchi delle sale partitiche e dei corridoi istituzionali. Una bolla speculativa, gonfiata e sgonfiata ad arte da questi specialisti del nulla, che nell’assise di venerdì ha attraversato la fase discendente della sua iperbole.

Ci aspettavamo, viste le premesse con le quali ci eravamo salutati al termine dell’Assemblea precedente, una seduta fiume interminabile e invece, al di là del vantaggio per chi come noi è costretto a documentare queste farse, ci siamo ridotti a prendere atto del solito balzello di dichiarazioni, snodatosi sulla scorta del consueto canovaccio che assomma in sé un repertorio, variabile ma sempre uguale, di argomentazioni retoriche che poco o nulla suggeriscono all’intelligenza di chi ascolta. Ognuno, secondo copione, ha impugnato il microfono, in un clima definito di serena maturità e consapevolezza politica, per provvedere a rinnovare la propria fiducia e benedire la seconda investitura del gagliardo De Stefano. Tutti, escluse poche, e alla fine irrilevanti eccezioni, hanno incoronato il Presidente uscente, nel nome della continuità responsabile.

Un termine, responsabilità, che nel panorama italiano ha oramai assunto connotati tutt’altro che rassicuranti: se il termine di paragone sono i Razzi e gli Scipoliti, noi una qualche domanda, fossimo nei panni di sindaci e delegati, ce la porremmo. Se non altro perché l’uomo rieletto alla guida dell’Alto Calore è un indagato per peculato e truffa: la stessa accusa, cioè, rivolta all’ex amministratore unico di Avellino Città Servizi. In quest’ultimo caso, immediata la corsa, dalle fila del Pd (il partito di De Stefano e della maggioranza assembleare di Alto Calore), a prendere le distanze da Amedeo Gabrieli. Rispetto al primo, invece, non una parola, se non attestazioni di stima e solidarietà, al rieletto Presidente.

Una reazione quantomeno anomala e non già per una presunzione di colpevolezza che dovrà essere la Magistratura inquirente a dimostrare, no. Si tratta, piuttosto, di una questione di igiene pubblica, di opportunità e pudicizia dell’immagine di Enti ed Istituzioni e dei relativi amministratori e rappresentanti. Concetti che, tuttavia, la gran parte dei Nostri ha ampiamente dimostrato di non conoscere. Loro e i loro contenitori politici. A partire da un Partito Democratico che, malgrado le sue forze numeriche, non è stato capace di indicare uno straccio di alternativa che segnasse un reale cambiamento rispetto a chi è apparso più una minaccia che una difesa del pur tanto evocato principio dell’acqua pubblica.

Come avrebbe commentato un qualsiasi cittadino, che avesse seguito la vicenda fin dall’inizio partecipando, in tanti mesi, alle insostenibili riunioni tenutesi da Corso Europa a Via Tagliamento fino a Montella, la pace improvvisamente calata tra i colleghi amministratori? Cosa avrebbe potuto pensare se non di trovarsi al cospetto di uno spettacolino, messo in scena, in tutto questo tempo, con l’obiettivo di spostare l’attenzione dai veri problemi di una terra che sta morendo? Del resto, le giornate perse in chiacchiere evidentemente inutili, visto che alla fine ci hanno riportati esattamente al punto di partenza, avrebbero potuto essere spese per costruire molto altro. Al pari dei fiumi di carta e parole che in questi decenni hanno sanzionato il declino di Alto Calore per mano degli stessi che hanno fatto le ultime cronache dell’ennesima beffa ai cittadini. Loro che negli ultimi tempi si sono rivestiti di un candore verginale ridicolo additando alle responsabilità di quella politica che, in certuni casi, è sotto loro occupazione da almeno una trentina d’anni.

Altro che salvatori della patria: qualcuno dovrebbe salvare la patria da loro.

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