L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 30 maggio 2016

Diego Fusaro - noi amiamo la bistrattata patria e siamo orgogliosi di appartemere a questa Nazione, di essere italiani

Marò, Fusaro: "Girone assente il 2 giugno? Vi spiego la marcia indietro di Renzi"
30 maggio 2016  Andrea Barcariol

Intervistato da IntelligoNews, il filosofo Diego Fusaro affronta la vicenda Marò e  parla della strumentalizzazione politica che ruota intorno ai due fucilieri di Marina. 

Girone torna in Italia ma non parteciperà alla parata del 2 giugno. Può diventare un personaggio "scomodo"?

«La vicenda dei Marò è stata penosa perché ha dimostrato ancora una volta la debolezza e la scarsa credibilità dell'Italia a livello internazionale. Se si fosse trattato di militari americani o russi l'India non si sarebbe mai comportata così. Detto ciò, ritengo che non debba essere ingigantita troppo, ci sono tanti problemi sociali ben più gravi che devono essere affrontati. Non bisogna neanche minimizzarla ma dare il giusto peso a quanto accaduto».

Renzi inizialmente aveva parlato di Girone alla parata del 2 giugno poi invece ha invitato alla sobrietà dicendo che "non è una bandierina da esibire". Come si spiega questo cambiamento?

«Non so perché ci siano questi cambiamenti nelle posizioni del governo, di sicuro si tratta di una vicenda che è diventata molto politicizzata. C'è una parte che ha fatto della lotta per i Marò l'obiettivo vitale della loro esistenza, un'altra invece, per reazione, si è comportata in modo opposto. E' il solito teatrino stupido della politica».

Forse il Premier, dopo le critiche, ha voluto riparare all'errore iniziale di comunicazione?

«Si forse ha capito che poteva essere controproducente per il suo partito e allora ha fatto marcia indietro. Ripeto non bisogna né "eroizzare" né minimizzare quanto accaduto. L'Italia è l'unico Paese al mondo che ha timore a esibire la propria bandiera e in questa vicenda ha agito in modo subalterno piegandosi al volere dell'India».

Dall'India è già stata annullata una fornitura di 300 milioni alla Finmeccanica per siluri sottomarini. Una semplice coincidenza?

«Alla fine la ragione è sempre economica e non bisogna necessariamente aver letto il Capitale di Marx per capirlo. Proprio perché contestiamo la prospettiva per cui "l'economia è tutto", c'è una dignità che viene prima degli interessi economici. Nel caso specifico la dignità consisteva nel riportare a casa i Marò e farli processare in Italia, così come avrebbe sicuramente fatto l'America».

Come accadde con la strage del Cermis, quando un pilota americano tagliò il cavo di una funivia causando la morte di 20 persone ma fu processato in America.

«Esattamente, così dovrebbe essere, l'Italia però ha un perenne senso di colpa nel rivendicare le proprie radici nazionali perché ha avuto il fascismo e parlando di Nazione si fa subito questo abbinamento mentre invece andrebbe recuperata, come faceva anche Gramsci, l'idea di Nazione in chiave emancipativa».
Come ha interpretato le parole di Girone "grazie all'Italia e agli italiani", evitando riferimenti al governo?

«Bisogna capire se era ironico, ci sono stati molti italiani che comunque hanno partecipato attivamente alla vicenda. Non bisogna però fare del caso Marò una distrazione di massa, dimenticando che stanno massacrando il lavoro, altrimenti si fa il gioco del potere. Con tutto il rispetto per la loro vicenda, che come è già detto è stata scandalosa, le priorità devono essere altre altrimenti si scade nell'irreale».

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