L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 21 maggio 2016

#No3GuerraMondiale - "Ho una domanda per Washington, perché proprio Washington controlla la NATO: possibile che non ci rendiamo conto che stiamo andando incontro ad una guerra reale con la Russia, o fa parte del piano provocare una reazione militare della Russia"



© AFP 2016/ GEORGES GOBET
MONDO

Cohen: se gli USA intendono provocare la Russia allora sono impazziti

20 maggio 2016

Un simile concentramento di truppe ostili presso i confini della Russia non non si vedevano dai tempi dell’invasione della Germania nazista nel 1941. Lo ha dichiarato il politologo americano ed esperto di Russia Stephen Cohen nella trasmissione radio The John Batchelor Show.

Il suo commento rigurda le ultime operazioni della NATO per il rafforzamento delle sue posizioni nell'Europa dell'Est, in particolare la comparsa di una postazione della difesa anti-missile in Romania appartenente all'Alleanza.

"Ho una domanda per Washington, perché proprio Washington controlla la NATO: possibile che non ci rendiamo conto che stiamo andando incontro ad una guerra reale con la Russia, o fa parte del piano provocare una reazione militare della Russia", ha detto Cohen.

Se si tratta della prima variante, cioè che gli USA davvero non si rendono conto delle possibili conseguenze delle loro azioni, ora loro, secondo Cohen, devono "svegliarsi". Se invece si tratta della seconda variante, ovvero che gli USA "non sono contrari" alla guerra contro la Russia, allora sono "impazziti", afferma il politologo. Secondo lui, un conflitto di queste proporzioni porterebbe senza dubbio una delle parti ad utilizzare le armi nucleari.

Cohen evidenzia che già da un mese osserva il costante accrescimento delle forze della NATO lungo i confini terrestri, marittimi ed aerei della Russia. Mosca non vedeva tante forze ostili dall'inizio della Seconda guerra mondiale. I russi questa guerra non l'hanno dimenticata, per questo, sostiene Cohen, le azioni della NATO sono trattate con molta serietà.

Il politologo americano punta l'attenzione sull'artificiosità del pretesto per cui gli USA e la NATO stanno rafforzando le loro posizioni in Europa. Egli ha citato le parole del capo del Pentagono, Ashton Carter, che ha parlato di aggressione russa all'Europa Orientale. Cohen ha sottolineato che la Russia reagisce solo alle azioni della NATO e ne ha tutto il diritto. Il politologo ha ricordato che Vladimir Putin non andrà in giro a dire che le azioni della NATO rappresentano una minaccia per il suo paese.

L'Alleanza ha inoltre la sfrontatezza di lagnarsi del fatto che la Russia "avvicini le sue truppe alla NATO." "Certo che lo fa, perché la NATO è ora al confine con la Russia", afferma Cohen. Secondo lui, la Russia ha tutto il diritto di dispiegare le forze sul suo territorio, in qualsiasi momento e ovunque, incluso in Crimea e nella regione di Kaliningrad.

Cohen ha paragonato l'attuale crisi tra la Russia e la NATO con la crisi dei missili di Cuba del 1962. Ma ora la situazione è ancora più pericolosa di quanto non lo fosse allora. In particolare, se nel 1962 i missili sovietici erano stati collocati "a 90 miglia dall'America", ora i missili della NATO si trovano molto più vicini: letteralmente a due passi. Inoltre nella crisi del 1962 c'era un solo punto di scontro geopolitico. Adesso ce ne sono tanti: i Paesi Baltici, l'Ucraina, la Turchia e la Siria.

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