L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 31 maggio 2016

TTIP - Calenda non è solo un euroimbecille ma anche servo degli interessi della multinazionali che possono portare in giudizio uno stato se non si piega a fare i loro profitti

Ttip, Calenda non molla: “Falso che favorisca multinazionali”. Parlamentari possono consultare i documenti riservati  

   
Il ministero ha aperto la "sala lettura" riservata a deputati, senatori e funzionari governativi. I negoziati a Bruxelles sono in salita. Secondo il ministro "se non ci saranno progressi non si chiuderà" e "perderemo un'occasione di crescita straordinaria"

di F. Q. | 30 maggio 2016
 
Il neo ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda conferma il suo appoggio al discusso trattato Usa-Ue sulla liberalizzazione degli scambi, il Ttip. Pur dicendosi pessimista sulla possibilità che si arrivi dalla firma dell’accordo: il prossimo round di negoziati si terrà a luglio e, spiega infatti in un’intervista al Corriere della Sera, “se non ci saranno progressi non si chiuderà”. In quel caso, secondo Calenda, “perderemo un’occasione di crescita straordinaria, ma soprattutto la possibilità di definire regole e standard avanzati e globali da fare valere presso quei Paesi che non accettano regole uguali per tutti gli attori della globalizzazione”. La tesi che il Ttip privilegi le multinazionali a danno delle piccole e medie imprese per il ministro è “assurda” perché “l’eliminazione di dazi e tariffe agevolerà” proprio queste ultime. Quanto agli standard ambientali e di sicurezza alimentare, che secondo i No-Ttip sono messi a repentaglio dal trattato, “nel mandato negoziale è scritto che i nostri standard non cambieranno”.
La presa di posizione di Calenda – che si dice però contrario alla firma se non ci saranno progressi sul fronte dell’apertura del mercato Usa degli appalti pubblici e dei paletti ai prodotti “finti italiani” – arriva nel giorno in cui presso lo stesso ministero dello Sviluppo economico viene aperta una “sala lettura” dove i parlamentari e funzionari governativi possono leggere i documenti riservati della trattativa prima della conclusione del negoziato. Una decisione presa dopo le polemiche sulla segretezza del contenuto delle trattative. La sala sarà aperta dal lunedì al giovedì dalle 10 alle 11 e dalle 11.15 alle 12.15 e nel pomeriggio dalle 14 alle 15 e dalle 15.15 alle 16.15. Via Veneto, “vista la grande richiesta di permessi per accedere alla sala lettura”, è disponibile a prolungare l’orario. Il Movimento 5 stelle ha annunciato che una delegazione di parlamentari di Camera e Senato sarà al ministero fino alle 16,15 per consultare il testo.
Intanto a Bruxelles il negoziato appare decisamente in salita. Durante il prossimo vertice dei leader dei 28 Paesi Ue, il 28 e 29 giugno, la Commissione europea chiederà ai capi di Stato la conferma del mandato a negoziare con gli Stati Uniti. Di fatto, i negoziatori di Bruxelles cercheranno l’appoggio del Consiglio e “una conferma forte dal grande significato politico, ad andare avanti”. Lo stesso portavoce ha ribadito che la Commissione, come detto più volte dallo stesso Jean Claude Juncker, non accetterà di “sacrificare i principi dell’Unione europea sull’altare dell’accordo commerciale con gli Usa”. 

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