L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 2 giugno 2016

Anche le armi hanno la loro importanza e il legittimo mercato

In Italia è appena avvenuta una rivoluzione. Ma non ce ne siamo accorti...


(di Andrea Cucco)
01/06/16
"Ricordo anni fa, intorno al 1984 circa, una manifestazione del genere fu organizzata alla fiera di Genova. Picchetti e disordini a non finire. Se non ricordo male fu chiusa in anticipo e mai più fatta..."
Quando lo scorso anno visitammo l'IDEF (vedi video), il salone della Difesa turco, furono queste le parole che commentarono uno dei video pubblicati. Mi rimasero in mente.
Osservavamo l'impressionante numero di aziende di un comparto industriale che da solo potrebbe variare di alcuni punti un PIL nazionale e con sconforto realizzavamo quanto fosse distante l'Italia da quella fonte di ricchezza. Assolutamente non per capacità, bensì per masochistica volontà.
Quando si tratta di commercio di armamenti il pensiero comune va a piste sabbiose in cui camion scaricano casse di fucili di contrabbando destinate a fazioni in guerra. La realtà è che il 99,9% del mercato riguarda forze armate o forze di polizia istituzionali, legittime e legali.
Quello appena concluso a La Spezia può definirsi senza esagerazioni un evento storico per il nostro Paese. 119 aziende si sono date appuntamento per un evento che rappresenta una pietra miliare: il primo salone sul mare e... sulla Difesa (!), tenuto in Italia da - a far fede alla testimonianza sovracitata - oltre 40 anni.
Cosa ha colpito di Seafuture & Maritime Technologies 2016?
Di certo, nonostante la soddisfazione di molti operatori intervenuti, non la ressa di pubblico. Era un'iniziativa dedicata agli addetti ai lavori, la prima di portata internazionale. Le folle di persone che scarrellano pistole o fanno saltare per aria tank con simulatori anticarro sono ancora lontane.
Ha impressionato il tipo di attività legate ad un mondo tutto da scoprire: partendo dai prodotti, prototipi e progetti di colossi come Leonardo, Fincantieri o MBDA, si scoprono decine e decine di piccole e medie imprese che riescono a competere a livello internazionale.
Un grande plauso va senza dubbio attribuito alla Marina Militare che ha ospitato Seafuture & Maritime Technologies 2016 nel proprio arsenale spezzino. Questa forza armata sta andando ben oltre i meriti del tanto celebrato "dual use". Siamo quantomeno ad un "triple use": pochi anni addietro si espose a critiche e feroci accuse per aver supportato un'iniziativa di promozione delle aziende italiane circunnavigando l'Africa con la portaerei Cavour. Ne derivarono contratti che diedero ossigeno a molte imprese.
A distanza di tre anni da quella "crociera", la Marina si fa nuovamente promotrice convinta del Made in Italy. Onore a tanto coraggio e sprezzo del pericolo... mediatico.
È dunque ora di supportare un settore che meriterebbe molta maggiore considerazione e stima da parte degli italiani. Il tafazziano pacifismo da quattro soldi ci ha portato ad occupare porzioni di mercato ridicole. Non fosse altro per i posti di lavoro regalati all'estero.
Durante una recente conferenza sulle missioni internazionali ho trovato colleghi che chiedevano quali fossero gli interessi nazionali in determinate aree:  li reclamavano per giustificare i costi delle missioni! Gli stessi, pochi lustri addietro, si scandalizzavano e hanno provocato interrogazioni parlamentari per la sola ipotesi di interessi nazionali in determinate aree operative. Ricordate l'Iraq?
Un paio di buchi in più da fare nella cintura quanto hanno oggi cambiato la percezione delle cose, anche nei più schizzinosi...
Speriamo che le prossime edizioni di Seafuture possano amplificare la vocazione militare, ospitare sempre più realtà produttive, qualche ministro (...) ed un vasto pubblico alla scoperta di un'Italia di cui essere orgogliosi.
Vi lascio alla visione di alcune testimonianze dal salone appena concluso.
Buona visione!

 


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