L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 2 giugno 2016

Banca Etruria - il salotto buono s'ingrassa con i soldi dei risparmiatori con l'avallo di Banca Italia

Banca Etruria, subito prima del crac Credito Fondiario chiudeva l'affare del decennio. Con l'ok di Bankitalia

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BANCA ETRURIA 
 
Il conto alla rovescia era già partito, Banca Etruria stava sprofondando e le obbligazioni diventavano carta straccia per migliaia di risparmiatori. Poco prima del crac, il Credito Fondiario spa concludeva con l'istituto toscano l’affare del decennio, comprando oltre 300 milioni di euro di crediti al prezzo di "saldo” di 49 milioni. Con tanto di autorizzazione della Banca d'Italia. È su questa operazione che si sta concentrando l'attenzione del pool di magistrati guidati da Roberto Rossi che hanno disposto accertamenti per ricostruirne i passaggi. La storia dell’affare di Fonspa è riassunta nella relazione finale del commissario liquidatore Giuseppe Santoni, inserita negli atti dell’indagine per bancarotta fraudolenta. Lo scrive oggi la Repubblica:
Torniamo dunque al novembre di un anno fa. Al comando della vecchia Etruria ci sono da qualche mese i due commissari inviati da Palazzo Koch, Sora e Pironti, i quali stanno toccando con mano il disastro dei conti già segnalato nelle relazioni ispettive di Bankitalia. Il portafoglio dei crediti in sofferenza (cioè difficili da recuperare) ammonta a 1,9 miliardi, e per qualcuno sono una torta da mordere prima che la procedura di fallimento - a quel punto assai probabile - congeli il patrimonio. Si è fatto avanti il fondo Algebris di Davide Serra, l’imprenditore vicino al premier Matteo Renzi, ma non si è concluso niente. Sul tavolo c’è anche offerta del Credito Fondiario, che secondo alcune fonti finanziarie era stata presentata ai vecchi manager quando l’Etruria non era in amministrazione controllata.
Fonspa è un salotto esclusivo. È controllato dalla Tages Holding di Panfilo Tarantelli, manager del colosso finanziario americano Citigroup. Ai vertici del gruppo ci sono, o sono passati, Piero Gnudi (ex presidente Enel, ora commissario dell’Ilva), l’ex Bce Lorenzo Bini Smaghi e Jean Baptiste de Franssu, presidente dello Ior. Tra i soci, Alessandro Benetton, la famiglia De Agostini e Umberto Quadrino, ex Fiat e ora presidente di Edison.
"Il 16 novembre — scrive Santoni — la banca perfezionava la cessione di un portafoglio di crediti a Sallustio srl, società veicolo di Credito Fondiario: 1.860 posizioni cedute per un valore di 302 milioni, riferiti per due terzi a esposizioni chirografarie (cioè senza nessuna garanzia reale o personale, ndr) e un terzo a esposizioni con garanzia ipotecaria. Il corrispettivo è di 49,2 milioni". Un sesto del valore. Con quale criterio sono stati scelti i crediti? Difficile pensare che Fonspa abbia acquistato quelli impossibili da recuperare, e comunque Santoni non lo specifica. L’operazione si conclude con un tempismo perfetto: sei giorni prima del decreto Salva-Banche. "Era condizionata — sottolinea però Santoni — all’ottenimento della autorizzazione della Banca d’Italia". Anche quella arriva in extremis, pochi giorni prima della sentenza di fallimento dell’11 febbraio 2016.

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