L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 1 giugno 2016

Banca Etruria - ma propri imbecilli questi di banca Etruria metterli in galera e buttare le chiavi non sarebbe un danno per la logica degli avvenimenti

Etruria, il cantiere del mega-yacht non aveva accesso diretto al mare




Arezzo, 31 maggio 2016 - IL VERO MIRACOLO sarebbe stato arrivare a vararlo il mega-panfilo di Civitavecchia che ormai in tanti hanno ribattezzato Yacht Etruria. Finanziato appunto per più di cento milioni di un pool di banche di cui era capofila proprio Bpel, che peraltro alla Privilege Yard, la società costruttrice, aveva erogato anche altri finanziamenti. Esposizione complessiva 29 milioni, con una perdita di 25. Questo secondo i conti del commissario liquidatore Giuseppe Santoni, perchè stando invece a quelli della Guardia di Finanza di Roma, nucleo di polizia tributaria, i crediti avrebbero oltrepassato, sia pure di poco i 30 milioni.

Dello yacht che si candidava a essere il più grande del mondo, ancor più mastodontico del Nabila dello sceicco Adnam Kashoggi, alla cui realizzazione aveva contribuito Mario La Via, il vero deus ex machina della Privilege Yard, resta oggi solo uno scheletro che arrugginisce nel porto di Civitavecchia. In un cantiere che è lontano dal mare, cui non ha accesso diretto. Fonti di procura confermano le indiscrezioni giornalistiche che erano già state pubblicate: la costruzione del panfilo, quando la Privilege è stata dichiarata fallita, era già arrivata un pezzo in là, ma quel che non si capisce è come la nave, nei pettegolezzi destinata a qualche coppia glamour di Hollywood tipo Brad Pitt e Angelina Jolie, avrebbe fatto a prendere il mare. Non risulta infatti che ci sia un bacino di carenaggio e secondo i tecnici è difficilissimo varare in una situazione del genere una nave di queste dimensioni.

NON SOLO, tra il cantiere e la linea di costa ci sono, secondo alcune ricostruzioni di stampa, anche i binari della linea ferroviaria. Pure lì sarebbe stato necessario escogitare qualche soluzione per andare oltre, in direzione del porto. Si parlò addirittura di scavare il fossato a fianco del cantiere, poco più di un rivolo, per farne un canale navigabile o di trascinare lo yacht sui cingoli, come un carro armato.

Eppure in questa impresa improbabile Banca Etruria capofila e un consorzio che annoverava tutti i più bei nomi del sistema creditizio nazionale hanno gettato soldi come in una fornace. Con l’unico risultato che quando è stato erogata la linea di credito principale, 46 milioni hanno subito preso la via delle Isole Vergini: bonifico dalla Privilege Yard Spa alla Privilege Yard Inc., ufficialmente per le spese di progettazione.

INUTILE dire che il pool di Pm che indaga su Bpel ci ha acceso tutti i riflettori, in collaborazione anche con la procura di Civitavecchia, che è invece titolare dell’inchiesta sul crac della società di Mario La Via. In entrambi i casi l’ipotesi di reato è bancarotta fraudolenta: Civitavecchia la guarda dal lato dei soldi sperperati da Privilege (ci sono già fior di indagati eccellenti), Arezzo da quello di chi ha erogato i soldi. Era prevedibile che non sarebbero mai rientrati? Se i Pm se ne convincono, saranno guai seri per chi all’epoca (2009-2011) era al vertice di Bpel.
di SALVATORE MANNINO

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