L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 4 giugno 2016

Canone Tv - una Rai serva del Pd non fa servizio pubblico, il canone lo paghi Renzi

Il premier ha occupato la Rai E parlavano di par condicio...

L'invasione dei tg nella settimana precedente al voto: Renzi, governo e Pd in video un'ora e mezzo al giorno. Al secondo posto i grillini: appena 15 minuti
Fabrizio De Feo - Ven, 03/06/2016

C'erano una volta le feroci battaglie per il rispetto della par condicio, le polemiche e l'indignazione d'ordinanza, gli allarmi e le emergenze democratiche evocate e fatte risuonare magari anche a sproposito.


Acqua passata. Oggi i dati sulle presenze in tv dei politici vengono accolti nell'indifferenza generale o quasi. Le figure istituzionali chiudono gli occhi, il Parlamento sonnecchia, figuriamoci girotondi, popoli viola, attori, artisti e comici assortiti.

I numeri sono impressionanti. L'ultimo aggiornamento Agcom, pubblicato da La Notizia e relativo al periodo 23-29 maggio, dipinge un quadro dell'informazione e dei telegiornali Rai a tinte smaccatamente renziane. In una settimana importantissima in chiave elettorale - in un periodo in cui l'attenzione delle testate per il rispetto del pluralismo dovrebbe essere massima - i tg del servizio pubblico hanno riservato al Pd un tempo di antenna (il minutaggio complessivo tra interviste e notizie date in terza persona) pari a 3 ore 46 minuti. In secondo posizione c'è il Movimento Cinque Stelle, cui sono state dedicate in totale 2 ore 31 minuti. Gli altri seguono a distanze abissali: Forza Italia a 1 ora e 20, la Lega a 41 minuti.

Se si guarda al tempo dedicato al premier e al governo il dato è, se possibile, ancora più impressionante. Al solo Matteo Renzi la Rai, dal 22 al 29 maggio, ha concesso 5 ore 47 minuti, quasi il doppio di quanto riservato al suo stesso partito. E al governo quasi altre 2 ore (un'ora e 56 minuti). La Notizia mette insieme i dati relativi a Pd, governo e Renzi ottenendo un totale di 14 ore e 29 minuti. E fa anche una media quotidiana dei tempi concessi all'universo renziano, nelle sue varie articolazioni, e al partito più vicino, M5S: se al primo viene concessa un'ora e mezza al giorno, al secondo circa 15 minuti al giorno.

L'analisi si sposta poi su talk show o programmi di approfondimento in onda sulla Rai, come Porta a Porta, Ballarò, l'Arena, Virus. Un dossier ad hoc dell'Agcom prende come periodo di riferimento quello dal 21 aprile al 20 maggio. Il Pd mette insieme 10 ore e 34 minuti; M5S 5 ore e 59 minuti; Forza Italia 6 ore e 20; la Lega è sotto le 5 ore. Renzi è stato presente nelle trasmissioni extra-tg circa 3 ore, mentre ministri e sottosegretari raggranellano 5 ore e 24 minuti. Difficile immaginare che dati di questo tipo possano non influire sull'esito del voto. Così come non è passata inosservata la presenza di Renzi ieri nell'ultima puntata di Virus, ultima nel vero senso della parola perché il programma è stato cancellato dalla nuova dirigenza Rai. «Il contagio liberale non si ferma con la chiusura di un programma» ha esordito Nicola Porro. Pungente la stoccata di chiusura: «A questo punto, presidente Renzi, spegne lei la luce dello studio?». E Renzi: «Assolutamente no, io mai mi permetterò di spegnere o accendere luci in Rai, per adesso faccio un altro mestiere».

L'evidente sproporzione a favore del premier e del Pd si registra anche in chiave referendaria e non solo sulla Rai. Un'anomalia sulla quale Renato Brunetta prova ad accendere i riflettori. «Nei media vengono riportate solo ed esclusivamente le ragioni del Sì: con il presidente del Consiglio super protagonista. Come gruppo parlamentare metteremo sotto monitoraggio, già dalla prossima settimana, presenze, tempi e contenuti della comunicazione nelle tv e denunceremo senza guardare in faccia nessuno, dalla Rai a Mediaset, tutti i direttori, i conduttori, i responsabili delle testate giornalistiche che non garantiranno il pluralismo. Denunceremo all'Agcom e alle Procure le violazioni della legge. Stop all'invasione mediatica di Renzi e dei renziani».

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