L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 4 giugno 2016

Conflitto d'interesse - anche Ainis c'è cascato, l'ingordigia del potere

Conflitto d’interessi, Ainis all’angolo. Dopo la rivelazione de La Notizia il costituzionalista cerca di trovare una toppa. Che è peggiore del buco

di Stefano Sansonetti

Michele Ainis

La toppa è arrivata, ma rischia di essere peggiore del buco. Il costituzionalista Michele Ainis è uscito allo scoperto dopo che La Notizia del primo giugno scorso aveva sollevato il caso del conflitto d’interessi generato dai sui ruoli di componente dell’Antitrust e contemporaneamente editorialista del Gruppo L’Espresso-la Repubblica. Situazione come minimo imbarazzante, visto che l’Antitrust dovrà giudicare l’integrazione tra Itedi, società editrice della Stampa e del Secolo XIX, e lo stesso gruppo che fa capo a Carlo De Benedetti. La soluzione trovata, però, non sembra essere per nulla “a prova di bomba”. Ainis, infatti, ieri ha provato a chiarire che “non parteciperà al voto quando il collegio dell’Agcm sarà chiamato a pronunciarsi sul progetto di fusione”.

LEGGI LA NOSTRA INCHIESTA: Costituzionalista-editorialista in conflitto d’interessi. Michele Ainis tra Antitrust e Gruppo L’Espresso – di Stefano Sansonetti


IL DETTAGLIO – Del resto il costituzionalista, è stato fatto notare, non aveva partecipato al voto del collegio Antitrust anche “il 13 aprile scorso in occasione della decisione dell’Autorità sul procedimento Rti-Gruppo Finelco in cui il Gruppo L’Espresso era parte”. Il punto, però, è che probabilmente non basta astenersi dal voto su un’operazione del genere. Ainis potrebbe mantenere, infatti, un “potere” di informazione di non poco conto. Insomma, in una circostanza del genere bisognerebbe essere super partes sempre, in ogni momento, non solo all’atto del voto. La partita editoriale è di grande importanza. Nel dettaglio il Gruppo Editoriale l’Espresso, come comunicato a inizio marzo, è impegnato nell’incorporazione della Itedi, la società controllata da Fiat Chrysler che pubblica La Stampa e Il Secolo XIX. Aggregazione che ha fatto molto discutere e che in termini di tiratura delle testate controllate oggi arriverebbe a coprire il 23% del mercato (con il limite di legge fissato al 20%). Insomma, va da sé che un’operazione del genere, che dovrebbe essere condotta in porto entro l’inizio del 2017, potrà essere perfezionata solo dopo il placet dell’Antitrust. Lo stesso presidente dell’Authority, Giovanni Pitruzzella, non più di qualche settimana fa, interpellato sul punto aveva fatto capire che l’Antitrust avrebbe avuto voce in capitolo sulla vicenda.

IL NODO – Ed è qui che spicca una posizione non proprio da manuale occupata da Ainis: come componente dell’Antitrust avrà accesso “privilegiato” a tutte le fasi della procedura che coinvolgerà un gruppo editoriale, L’Espresso, per il quale scrive assiduamente. Tra l’altro, come emerge dalla raccolta pubblicata sul sito del settimanale di casa De Benedetti, i contributi di Ainis vengono pubblicati da diversi anni. Insomma, un rapporto tra il costituzionalista e la casa editrice che si è consolidato nel tempo. Adesso, poi, ci si è messo anche lo sbarco a la Repubblica come editorialista. Insomma, un po’ troppo. Anche perché, qualcuno fa notare con un po’ di malizia, il posto di componente dell’Antitrust frutta il massimo di stipendio per un ruolo nella Pubblica amministrazione, ovvero i famosi 240 mila euro. Ma non sarebbe stato meglio per Ainis concentrarsi solo sul nuovo lavoro all’Antitrust?

http://www.lanotiziagiornale.it/conflitto-dinteressi-michele-ainis-allangolo-dopo-la-rivelazione-de-la-notizia-il-costituzionalista-cerca-di-trovare-una-toppa-che-pero-e-peggiore-del-buco/ 

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