L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 1 giugno 2016

Sistema Bancario - Visco avrebbe fatto meglio a dimettersi ha responsabilità precise e gravi

Banche. Relazione annuale del governatore Visco, tutti responsabili tranne Banca d'Italia
 
di Matteo Lombardi 31/05/2016 

 

Cosa ci si aspetterebbe dalla massima autorità bancaria italiana? Che facesse una relazione puntuale sui problemi, i nodi, le tante criticità del sistema bancario che in questi anni così difficili è stato più volte in crisi coinvolgendo migliaia di risparmiatori, e che indicasse con scrupolo e precisione i responsabili e le possibili soluzioni. Ma che, soprattutto, sia in grado di indicare le criticità dell’istituzione che rappresenta. E invece ad ascoltare Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, nella tradizionale relazione di fine maggio a Palazzo Koch, tutti hanno responsabilità, tutti vanno condannati, tranne Banca D’Italia, che, non incidentalmente, è la massima autorità garante e preposta al controllo dell’intero sistema bancario nazionale.

Così dinanzi al gota bancario, Visco ha parole per tutti, tranne che per Banca d’Italia.

Così sotto il suo personale banco degli imputati finiscono il governo, anche se non in modo così netto, perché non ha il coraggio di andare fino in fondo nelle riforme. L’Europa, la Banca centrale europea e la trazione tedesca alla finanza continentale, imputati che non comprendono nessuna figura con responsabilità presso Palazzo Koch.

Ma la cosa che lascia sgomenti è il fatto che Visco non accenni minimamente alle responsabilità di Banca d’Italia sui tanti, troppi crac di istituti bancari nostrani. Nulla su Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti, finite in risoluzione coatta. Nulla su 11 miliardi di euro letteralmente spariti da Banca Veneto e da altri istituti veneti. Nulla sui funzionari bancari che vendono prodotti a dir poco ambigui, per non dire truffaldini, ai risparmiatori.

Nessun dovere di spiegare e di giustificare condotte irresponsabili o condannare condotte che sfociano nel penale, solo un lungo elenco di autoassoluzione per Banca d’Italia che non avrebbe gli strumenti, di carattere penale, per intervenire direttamente nelle storture del sistema.

Per Visco a monte dei casi delle banche fallite vi sarebbe “soltanto l’aumento del rischio di credito che induceva le banche a contrarre l’offerta di finanziamenti e comportamenti imprudenti e a volte fraudolenti da parte di amministratori e dirigenti”.

Ma il compito di Palazzo Koch è esattamente quello di prevenire simili comportamenti!

Un quadro sconfortante quello emerso dalle parole degne della migliore auto da Fè di Visco che invece non lesina duri attacchi alla Bce e a Bruxelles, incapaci di gestire la crisi e di trovare quell’unità politco-economica che serve all’Europa, tramite la condivisione di meccanismi comuni di risoluzione delle crisi. E insiste sulla lotta alla corruzione, all’evasione e all’incremento degli investimenti e in tema di banche alla realizzazione delle aggregazioni fra gli istituti, unica via per uscire dalle sofferenze e dalla crisi del sistema.

Concetti senza dubbio condivisibili, ma che pronunciati nella contemporanea assenza di un chiara autocritica del ruolo di Bankitalia, lasciano il tempo che trovano.

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