L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 20 giugno 2016

TTIP-CETA - l'euroimbecille Carlo Calenda vorrebbe esautorare il Parlamento per introdurre il cavallo di Troia, CETA

Stop-TTIP-Italia pubblica la lettera di Calenda sul CETA

19 Giugno, 2016

"Invitiamo l'Italia a riconsiderare la propria posizione". Questa la reazione del ministro dello sviluppo economico italiano Carlo Calenda alle proteste con fischi e cartelli che, da destra a sinistra, si sono sollevate mercoledì scorso tra i banchi della Camera dei deputati. "Se non ci sediamo a trattare con il nostro primo partner, con chi ci dovremmo sedere a trattare?". Stranamente, proprio a ridosso della pubblicazione del rapporto, l'Italia si è schierata inopinatamente al fianco della contestata Malmström.

"Dopo il TTIP, anche il CETA sta avvenendo sopra le nostre teste, senza discussione nei parlamenti nazionali - afferma Vittorio Longhi, fondatore di Progressi - Questo accordo inciderà sulla nostra economia e sul lavoro degli italiani, perciò dobbiamo pretendere che qualsiasi decisione avvenga in modo trasparente e nel pieno rispetto dei principi di partecipazione democratica". E' su questo presupposto che Carlo Calenda, ministro italiano per lo sviluppo economico, fino a poche settimane fa ambasciatore italiano presso istituzioni europee, si è schierato con la Commissione Ue, che vuole l'approvazionedell'accordo Ue-Canada senza il pronunciamento dei parlamenti degli Stati membri.

"Nel mandato negoziale definito nel 2011 - si rivela inoltre -, i governi dell'UE hanno chiaramente evidenziato che il CETA includerebbe 'aree di competenza mista (EU-nazionale)' in materia di investimenti, tra cui la 'risoluzione delle controversie', il che significa che l'accordo richiede la ratifica da parte dei Parlamenti nazionali".

In ogni caso, ha concluso la commissaria, "a prescindere da quali saranno le modalità legali della ratifica, una rapida entrata in vigore dell'accordo è nell'interesse dell'Europa", in quanto il Ceta, per come è stato strutturato, è una sorta di "standard aureo" delle nuove intese commerciali progressiste che "incapsula grandi benefici per consumatori e imprese Ue, in particolare per le pmi". "Un'interpretazione che forza lo stesso Trattato di Lisbona e che non considera le prerogative della Corte di Giustizia Europea" sottolinea Monica Di Sisto, portavoce della Campagna Stop TTIP Italia, "e che di fatto mette fuori gioco il nostro Parlamento non consentendo un confronto franco e aperto sulle questioni di cui tratta l'accordo commerciale". Il ministro oggi ci ha fornito informazioni vaghe, falsamente rassicuranti, e un po' trionfalistiche. Anche nel PD sembra cresca il malcontento, e non solo nella minoranza, per una posizione così netta e non concordata. Negli ultimi giorni, tuttavia, è emerso che il governo italiano starebbe pronto a escludere il Parlamento dal diritto ad approvare o respingere l'accordo.

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