L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 20 luglio 2016

2016 crisi economica - la soluzione c'è ed è la Piena Occupazione Dignitosa ma questo Capitalismo Ultra Finanziario (Nino Galloni) è impossibilitato ad attuare questo programma

“Per vincere i populismi alzare salari e riformare capitalismo”

20 luglio 2016, di Laura Naka Antonelli
Il populismo continua a espandersi a macchia d’olio in tutto il mondo. Non dovrebbe stupire, se si considera che quello che si sta vivendo è il periodo di stagnazione dei salari, su base reale, più lungo dai tempi della Seconda Guerra Mondiale.

Da Donald Trump negli Stati Uniti, a Marine Le Pen in Francia, cresce il numero di personaggi in cerca di potere che non sono nient’altro che portavoce della profonda insoddisfazione e della crescente rabbia dei cittadini contro l’alta finanza, e in generale le elite globali. Basta con le tasse, con le banche e gli immigrati è il nuovo mantra che circola nelle campagne elettorali degli aspiranti premier, presidenti e capi di Stato. Candidati che, come spiegaMartin Wolf dalle pagine del Financial Times, offrono tutti soluzioni chiare, semplici e sbagliate: ovvero, nazionalismo, protezionismo, senso di superiorità dei nativi.


Non importa, scrive Wolf, che i rimedi che tali soggetti propinano alla gente siano “fesserie”. Il punto è che la malattia del disagio, il progressivo allontamento dei cittadini dai partiti tradizionali, dalle istituzioni, dalle banche, dalle elite globali, è reale. Eppure una soluzione ci sarebbe ed è racchiusa in una parola ben precisa: salari.

Wolf riporta uno studio recente stilato da McKinsey Global Institute, dal titolo: “Poorer than their Parents”? (Più poveri dei loro genitori?). Il report dimostra quante sono le famiglie che continuano a percepire redditi su base reale che sono o stagnanti o in discesa.

Di fatto, negli anni compresi tra il 2005 e il 2014, la stagnazione e/o il calo dei redditi ha colpito in media tra il 65% e il 70% delle famiglie delle 25 economie caratterizzate da redditi più alti. Nel periodo compreso tra il 1993 e il 2005, invece, la proporzione di persone che avevano fatto i conti con la stagnazione dei redditi disponibili su base reale era stata tra il 20 e il 25%.

Così Wolf:
“La principale spiegazione di un stagnazione prolungata di redditi su base reale è nelle crisi finanziarie e nelle conseguenti fasi lente di recupero. Queste esperienze hanno distrutto la fiducia del popolo nelle competenze delle elite. Ma anche altri cambiamenti hanno avuto un impatto negativo. Tra questil’invecchiamento della popolazione (particolarmente importante in Italia) e il calo dell’incidenza dei salari nel reddito nazionale (particolarmente importante negli Usa, nel Regno Unito e in Olanda)”.

In un contesto di stagnazione dei salari, cosa bisognerebbe fare dunque per limare la frustrazione dei cittadini? Impedendo così ai populisti di vincere? Secondo Martin Wolf, le soluzioni sono le seguenti:
Capire che dipendiamo l’uno dall’altro per la nostra prosperità. E’ essenziale trovare un equilibrio tra le affermazioni di sovranità e le richieste di una cooperazione globale. Una governance globale, sebbene essenziale, deve essere orientata a fare cose che i paesi, da soli, non riescono a fare. Deve focalizzarsi sulla necessità di fornire beni pubblici essenziali a livello globale. Ciò significa che oggi il cambiamento climatico è una priorità più importante rispetto a quella di aprire ulteriormente il commercio globale o i flussi di capitali.
Riformare il capitalismo. Il ruolo della finanza è eccessivo. La stabilità del sistema finanziario è migliorata ma rimane caratterizzata da incentivi perversi.
Focalizzarsi sulla cooperazione internazionale, laddove aiuti i governi a raggiungere importanti obiettivi nazionali. Forse il più importante è quello della tassazione. Chi possiede ricchezza, chi dipende dalla sicurezza creata da democrazie legittime, non dovrebbe sfuggire al fisco.
Accelerare la crescita economica e migliorare le opportunità. Parte della risposta è dare un sostegno più forte alla domanda aggregata, in modo particolare in Eurozona. Ma è anche essenziale promuovere investimenti e innovazione. Potrebbe essere impossibile trasformare le prospettive economiche. Ma salari minimi più alti e generosi sconti fiscali per chi lavora sono strumenti efficaci per aumentare i redditi nella fascia più bassa della distribuzione.
Combattere i ciarlatani. E’ impossibile resistere alla pressione di controllare flussi di lavoratori non qualificati nelle economie avanzate. Ma ciò non trasformerà i salari. Ugualmente, il protezionismo contro le importazioni è costoso e non riuscirà ad aumentare in modo significativo la quota dei dipendenti delle aziende manifatturiere nell’occupazione . E’ vero che tale quota è più elevata in Germania, che negli Usa o nel Regno Unito. Ma la Germania beneficia di un enorme surplus commerciale e ha un vantaggio comparativo forte nel settore manifatturiero.
Prima di tutto, riconoscere la sfida. Una stagnazione prolungata, rivoluzioni culturali e fallimenti politici stanno contribuendo a scuotere l’equilibrio tra legittimità democratica e ordine globale. Il risultato è la candidatura di Trump. Coloro che rifiutano le risposte scioviniste devono farsi avanti con idee ambiziose e creative che mirino a ripristinare quell’equilibrio. Non sarà facile. Ma i fallimenti non sono ammessi. E’ a rischio la nostra stessa civiltà”.

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