L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 23 luglio 2016

occorre un giornale politico

A parer nostro, il punto di partenza della nostra attività, il primo passo pratico per creare l’organizzazione che vogliamo, il filo conduttore, infine, seguendo il quale potremo incessantemente sviluppare, approfondire e allargare quest’organizzazione, dev’essere la fondazione di un giornale politico per tutta la Russia.

Ci occorre innanzi tutto un giornale; senza un giornale è impossibile condurre sistematicamente quella propaganda e quell’agitazione multiformi e conseguenti che costituiscono il compito permanente e principale della socialdemocrazia in generale, e il compito particolarmente urgente del momento attuale, in cui l’interesse per la politica, per le questioni del socialismo, si è destato nei più larghi strati della popolazione. E mai si è sentita con tanta forza come oggi l’esigenza di completare l’agitazione dispersa, svolta attraverso l’azione personale, i giornaletti locali, gli opuscoli, ecc., con quell’agitazione generalizzata e regolare che si può svolgere soltanto per mezzo della stampa periodica. 

Non credo sia esagerato affermare che la maggiore o minore frequenza e regolarità dell’uscita (e diffusione) del giornale potrà essere l’indice più esatto della solidità con la quale saremo riusciti a organizzare questo settore, che è il più elementare e il più importante della nostra attività militare. Inoltre, quel che ci occorre è precisamente un giornale per tutta la Russia. 

Se non sapremo e fino a quando non sapremo unificare la nostra influenza sul popolo e sul governo mediante la parola stampata, sarà un’utopia pensare di poter unificare altri mezzi d’influenza più complessi, più difficili e al tempo stesso più decisivi. 

Il nostro movimento, sia dal punto di vista ideologico che da quello pratico, organizzativo, soffre sempre di più a causa del suo frazionamento, dato che l’enorme maggioranza dei socialdemocratici è quasi completamente assorbita dal lavoro puramente locale, che restringe il suo orizzonte, l’ampiezza della sua attività, la sua esperienza clandestina e la sua preparazione. Appunto in questo frazionamento si debbono cercare le radici più profonde di quell’instabilità e di quella titubanza di cui abbiamo parlato sopra. E il primo passo avanti per sbarazzarsi di questo difetto, per trasformare alcuni movimenti locali in un unico movimento nazionale russo deve essere l’organizzazione di un giornale per tutta la Russia

Infine, ci occorre assolutamente un giornale politico

Nell’Europa moderna senza un organo di stampa politico è inconcepibile un movimento che meriti di essere chiamato politico

Senza un organo di stampa politico è assolutamente impossibile adempiere il nostro compito di concentrare tutti gli elementi di malcontento e di protesta politica, di fecondare con essi il movimento rivoluzionario del proletariato. 

Abbiamo fatto il primo passo, abbiamo destato nella classe operaia la passione delle denunce “economiche”, di fabbrica. Dobbiamo compiere il passo successivo: destare in tutti gli strati del popolo più o meno coscienti la passione delle denunce politiche. Se le voci che si levano per smascherare il regime sono oggi così deboli, rare e timide, non dobbiamo impressionarcene. Ciò non è affatto dovuto alla rassegnazione generale agli arbitri polizieschi. È dovuto al fatto che gli uomini capaci di fare delle denunce, e pronti a farle, non hanno una tribuna dalla quale poter parlare, non hanno un pubblico che ascolti e approvi appassionatamente gli oratori; al fatto che essi non vedono da nessuna parte nel popolo una forza alla quale valga la pena di rivolgersi per protestare contro 1’“onnipotente” governo russo. 

Ma oggi tutto ciò si va modificando con straordinaria rapidità. Questa forza esiste, è il proletariato rivoluzionario; esso ha già dimostrato di essere pronto non soltanto ad ascoltare e sostenere l’appello alla lotta politica, ma anche a gettarsi coraggiosamente nella lotta. 

Abbiamo oggi la possibilità e il dovere di creare una tribuna da cui tutto il popolo possa denunciare il governo zarista, e questa tribuna deve essere un giornale socialdemocratico. 

La classe operaia, a differenza delle altre classi e degli altri ceti della società russa, mostra un costante interesse per le cognizioni politiche, chiede continuamente (e non soltanto nei periodi di particolare fermento) pubblicazioni illegali. Quando esistono tali richieste delle masse, quando già stanno formandosi dirigenti rivoluzionari provati, e il concentramento della classe operaia rende quest’ultima di fatto padrona nei quartieri operai della grande città, nei villaggi dove ci sono fabbriche, nei sobborghi industriali, la fondazione di un giornale politico è cosa che il proletariato è perfettamente in grado di fare. E attraverso il proletariato il giornale penetrerà nelle file della piccola borghesia urbana, degli artigiani rurali e dei contadini e diventerà un vero giornale politico popolare.

Un giornale, tuttavia, non ha solo la funzione di diffondere idee, di educare politicamente e di conquistare alleati politici. Il giornale non è solo un propagandista e un agitatore collettivo, ma anche un organizzatore collettivo. Sotto questo ultimo aspetto lo si può paragonare alle impalcature che rivestono un edificio in costruzione ma ne lasciano indovinare la sagoma, facilitano i contatti tra i costruttori, li aiutano a suddividersi il lavoro e a rendersi conto dei risultati generali ottenuti con il lavoro organizzato. 

Attraverso il giornale e con il giornale si formerà un’organizzazione permanente, che si occuperà non soltanto del lavoro locale, ma anche del lavoro generale sistematico, che insegnerà ai suoi membri a seguire attentamente gli avvenimenti politici, a valutarne l’importanza e l’influenza sui diversi strati della popolazione, a elaborare quei metodi che permettono al partito rivoluzionario di esercitare la sua influenza sugli stessi avvenimenti. 

Lo stesso compito tecnico di assicurare al giornale un regolare rifornimento di materiale e una regolare diffusione costringerà a creare una rete di fiduciari locali del partito unico, fiduciari che dovranno mantenersi in contatto vivo gli uni con gli altri, dovranno conoscere la situazione generale, abituarsi ad eseguire regolarmente una parte del lavoro per tutta la Russia, a saggiare le loro forze organizzando ora questa ora quell’azione rivoluzionaria. 

Questa rete di fiduciari sarà l’ossatura dell’organizzazione che precisamente ci occorre: abbastanza grande per abbracciare tutto il paese; abbastanza ampia e multiforme per effettuare una rigorosa e particolareggiata divisione del lavoro; abbastanza temprata per saper compiere inflessibilmente il suo lavoro in tutte le circostanze, in tutte le “svolte” e in tutti gli imprevisti; abbastanza duttile per sapere, da una parte, evitare la battaglia in terreno scoperto con un nemico di forze superiori, che ha concentrato le sue forze in un solo punto e, dall’altra, approfittare dell’incapacità di manovra del nemico per piombargli addosso nel luogo e nel momento in cui meno se lo aspetta. 

Oggi davanti a noi si pone un compito relativamente facile: sostenere gli studenti che manifestano nelle piazze delle grandi città. Domani potrebbe porsi un compito più difficile, per esempio sostenere il movimento dei disoccupati in un determinato rione. Dopodomani dovremo forse trovarci al nostro posto per partecipare in modo rivoluzionario a una sommossa contadina. Oggi dobbiamo utilizzare l’inasprimento della situazione politica che il governo ha provocato con la crociata contro lo zemstvo. Domani dovremo appoggiare l’indignazione della popolazione contro questo o quello sbirro zarista scatenato e aiutare, mediante il boicottaggio, la denuncia, le manifestazioni, ecc., a impartirgli una lezione tale da costringerlo a un’aperta ritirata. 

Tale grado di preparazione alla lotta si può formare soltanto con un’attività continua che impegni le truppe regolari. E se noi uniremo le nostre forze per far uscire un giornale su scala nazionale, tale lavoro preparerà e farà emergere non soltanto i propagandisti più abili, ma anche gli organizzatori più provetti, i capi politici più capaci che sappiano lanciare al momento giusto la parola d’ordine della lotta decisiva e dirigere questa lotta.

Per concludere, poche parole per evitare un possibile equivoco. Abbiamo sempre parlato soltanto di una preparazione sistematica, pianificata, ma con questo non volevamo affatto dire che l’autocrazia potrà cedere esclusivamente in seguito a un regolare assedio o a un assalto organizzato. Non vogliamo scivolare in un assurdo dottrinarismo Al contrario, è pienamente possibile e storicamente molto più probabile che l’autocrazia cada sotto la pressione di una di quelle esplosioni spontanee o di quelle complicazioni politiche imprevedibili che minacciano continuamente da tutte le parti. Ma nessun partito politico può, senza cadere nell’avventurismo, impostare la sua attività facendo assegnamento su esplosioni e complicazioni. Noi dobbiamo seguire la nostra strada, svolgere instancabilmente il nostro lavoro sistematico, e quanto meno faremo affidamento sugli imprevisti tanto maggiori saranno le probabilità di non lasciarci prendere alla sprovvista da nessuna “svolta storica”. 

martelun

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