L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 16 agosto 2016

2016 crisi economica - “ma ora che suc­ce­de­rà”?

Una piog­gia di LI­QUI­DI­TA’ sui mer­ca­ti: come andrà a FI­NI­RE?
Scrit­to il 16 ago­sto 2016 alle 14:45 da Da­ni­lo DT



Quale sarà la banca cen­tra­le cam­pio­ne olim­pi­ca nel tor­neo di quan­ti­ta­ti­ve ea­sing e più in ge­ne­ra­le nella gara di po­li­ti­ca mo­ne­ta­ria espan­si­va?

Par­la­re però di gara secca non è certo cor­ret­to. E’ una vera ma­ra­to­na, che in certi casi (FED) dura da tanti anni (thanks to Green­span, colui che è par­ti­to con le prime dosi di mo­ne­ta do­pan­te, igna­ro pro­ba­bil­men­te di aver sca­te­na­to un mo­stro che poi sa­reb­be fi­ni­to “out of con­trol”), op­pu­re in altri casi, è prima par­ti­ta, si è ar­re­sta­ta per poi riat­ti­var­si (il caso della BOE).

La vi­gnet­ta che vi ho pro­po­sto sopra, e che ho già pub­bli­ca­to ieri, mette ai bloc­chi di par­ten­za i quat­tro ban­chie­ri cen­tra­li più po­ten­ti del globo.
Yel­len (FED), Ku­ro­da (BOJ), Car­ney (BOE), Dra­ghi (BCE), pron­ti per par­ti­re in una gara dove… non si sa as­so­lu­ta­men­te quale po­treb­be es­se­re un tra­guar­do, visto che i tar­get sono solo fi­gu­ra­ti­vi e non rag­giun­gi­bi­li.
E’ un dato di fatto, il QE ormai ha perso la spin­ta che aveva in ori­gi­ne, e quin­di gli ef­fet­ti su cre­sci­ta eco­no­mi­ca ed in­fla­zio­ne sono sem­pre mi­no­ri. E mal­gra­do que­sto, si pigia sem­pre più sul­l’ac­ce­le­ra­to­re. Ne ho par­la­to in que­sto post, so­pra­tut­to del ri­tor­no di un nuovo gran­de an­ta­go­ni­sta, la BOE.

Ma la do­man­da che tutti si pon­go­no è: “ma ora che suc­ce­de­rà”?

Nes­su­no lo sa con cer­tez­za, lo ri­pe­to da tempo, e la cosa grave è che nem­me­no gli “atle­ti” ri­trat­ti nella vi­gnet­ta lo sanno. Solo che loro, ormai, sono “co­stret­ti” a ga­reg­gia­re e a fare que­sta folle corsa. Tutti se lo aspet­ta­no, tutti li spin­go­no in quel­la di­re­zio­ni, tutti vo­glio­no una pre­sen­za delle ban­che cen­tra­li più proat­ti­va. Ma poi? Che suc­ce­de­rà quan­do rag­giun­ge­re­mo il li­vel­lo di “sa­tu­ra­zio­ne” di si­ste­ma?


Tra le tante let­tu­re che cerco di man­te­ne­re, c’è anche la new­slet­ter di quel gran­de guru per anni capo del­l’ob­bli­ga­zio­na­rio in PIMCO, un per­so­nag­gio con­tro­ver­so che oggi è fi­ni­to in Janus Ca­pi­tal ma che ha sem­pre un certo fa­sci­no.
Vi parlo di Bill Gross ov­via­men­te, che nella sua ul­ti­ma new­slet­ter si pone 5 do­man­de molto in­te­res­san­ti che vi ri­pro­pon­go e che mi con­si­glio di leg­ge­re con at­ten­zio­ne. Anche se sem­bra­no que­si­ti ba­na­li, sono tut­t’al­tro che scon­ta­ti.

1) Quan­do va­cil­la/crol­la un si­ste­ma fi­nan­zia­rio come il no­stro, ba­sa­to sul cre­di­to?
2) Il ca­pi­ta­li­smo può fun­zio­na­re in modo ef­fi­ca­ce con i tassi a zero?
3) Si può con­ti­nua­re con 180 mi­liar­di di dol­la­ri al mese di age­vo­la­zio­ne mo­ne­ta­ria da parte di BCE, Bank of Japan e Bank of En­gland? Come andrà a fi­ni­re?
4) Quan­do sa­pran­no, gli in­ve­sti­to­ri, se le at­tua­li po­li­ti­che mo­ne­ta­rie mon­dia­li avran­no suc­ces­so?
5) Cosa do­vreb­be fare un in­ve­sti­to­re?

Che ne dite? Non sono certo scon­ta­te e per certi versi sono delle do­man­de chia­ve che oggi non pos­so­no avere una ri­spo­sta certa, in quan­to, se ce l’a­ves­se­ro, al­lo­ra si­gni­fi­che­reb­be che…tutti i no­stri pro­ble­mi sa­reb­be­ro ri­sol­ti e que­sto blog po­treb­be chiu­de­re (e forse per qual­cu­no di voi po­treb­be chiu­de­re co­mun­que…) in quan­to sa­reb­be inu­ti­le cer­ca­re di leg­ge­re i se­gna­li dei mer­ca­ti per me­glio in­ter­pre­ta­re il fu­tu­ro.

Avete letto le do­man­de, quin­di? E avete anche pro­va­to a darvi delle ri­spo­ste? Non fa­ci­le vero?
Fac­cia­mo così. vi ri­por­to qui sotto le stes­se do­man­de con le ri­spo­ste, se­con­do me molto di­fen­di­bi­li, dello stes­so Bill Gross e poi se vo­le­te, ne par­lia­mo nei com­men­ti. In­tan­to leg­ge­te con at­ten­zio­ne, que­sta, se­con­do me si chia­ma con­sa­pe­vo­lez­za e cul­tu­ra fi­nan­zia­ria.
Non ven­dia­mo cer­tez­ze, sia ben chia­ro, ma forse cer­chia­mo solo di di farvi ve­de­re la re­la­tà da un’al­tra an­go­la­zio­ne.

1) Quan­do va­cil­la/crol­la un si­ste­ma fi­nan­zia­rio come il no­stro, ba­sa­to sul cre­di­to?

Quan­do gli at­ti­vi in­ve­sti­ti ge­ne­ra­no un ri­schio trop­po ele­va­to a fron­te di un ren­di­men­to trop­po basso. Non im­me­dia­ta­men­te, ma alla lunga, tassi di cre­di­to trop­po bassi o ad­di­rit­tu­ra ne­ga­ti­vi ven­go­no rim­piaz­za­ti da – in modo fi­gu­ra­to ma a volte anche let­te­ra­le – oro o i clas­si­ci soldi sotto il ma­te­ras­so. Quan­do que­sto si ve­ri­fi­ca, il si­ste­ma opta in larga mi­su­ra per la li­qui­di­tà, o per beni reali come l’oro, che di­ven­ta­no le at­ti­vi­tà più ri­chie­ste. Le Ban­che Cen­tra­li pos­so­no crea­re delle ri­ser­ve, ma le ban­che non sono ne­ces­sa­ria­men­te ob­bli­ga­te a fare cre­di­to se il ri­schio è trop­po ele­va­to a fron­te di un ren­di­men­to trop­po basso. La se­co­la­re fer­ti­liz­za­zio­ne della crea­zio­ne del cre­di­to po­treb­be smet­te­re di fare mi­ra­co­li una volta che i tassi rag­giun­go­no lo zero, se tale con­di­zio­ne per­si­ste.

2) Il ca­pi­ta­li­smo può fun­zio­na­re in modo ef­fi­ca­ce con i tassi a zero?

No. I tassi di in­te­res­se bassi pos­so­no far in­nal­za­re i prez­zi di altre clas­si di at­ti­vi, ma di­strug­go­no con­tem­po­ra­nea­men­te i ri­spar­mi e i mo­del­li azien­da­li fon­da­ti sulle pas­si­vi­tà. Le ban­che, le com­pa­gnie as­si­cu­ra­ti­ve, i fondi pen­sio­ne e le pic­co­le im­pre­se a con­du­zio­ne fa­mi­lia­re ven­go­no spo­glia­te della loro ca­pa­ci­tà di pa­ga­re i fu­tu­ri de­bi­ti e i trat­ta­men­ti pen­sio­ni­sti­ci. Le Ban­che Cen­tra­li sem­bra­no igno­ra­re que­sto lato oscu­ro dei bassi tassi d’in­te­res­se. Se man­te­nu­to trop­po a lungo, l’e­co­no­mia reale stes­sa viene con­ta­gia­ta, poi­ché i red­di­ti at­te­si non si ma­te­ria­liz­za­no e le spese per gli in­ve­sti­men­ti sta­gna­no.

3) Si può con­ti­nua­re con 180 mi­liar­di di dol­la­ri al mese di age­vo­la­zio­ne mo­ne­ta­ria da parte di BCE, Bank of Japan e Bank of En­gland? Come andrà a fi­ni­re?

Sì, si può, anche se la for­ni­tu­ra di at­ti­vi di ele­va­ta qua­li­tà po­treb­be re­strin­ger­si e cau­sa­re pro­ble­mi tec­ni­ci ri­le­van­ti sui con­trat­ti a ter­mi­ne e, na­tu­ral­men­te, tassi d’in­te­res­se ne­ga­ti­vi. Sor­pren­den­te­men­te, le Ban­che Cen­tra­li ri­du­co­no il pa­ga­men­to degli in­te­res­si alle loro ri­spet­ti­ve casse, crean­do una si­tua­zio­ne di de­na­ro a costo zero – ed emet­ten­do de­bi­to gra­tui­ta­men­te. Le “pro­mes­se” delle Ban­che Cen­tra­li di un’e­ven­tua­le ri­col­lo­ca­men­to del de­bi­to sul mer­ca­to pri­va­to sono – ap­pun­to – solo pro­mes­se, che non pos­so­no es­se­re man­te­nu­te. Il fine del Quan­ti­ta­ti­ve Ea­sing è solo un pro­lun­ga­men­to delle sca­den­ze o una pe­ren­ne rie­mis­sio­ne di de­bi­to. La FED lo sta fa­cen­do solo ora, ma la BOJ sarà l’e­sem­pio che gli altri se­gui­ran­no, quan­do e se esten­de­ran­no le sca­den­ze, forse sino a 50 anni.

4) Quan­do sa­pran­no, gli in­ve­sti­to­ri, se le at­tua­li po­li­ti­che mo­ne­ta­rie mon­dia­li avran­no suc­ces­so?

Quasi tutti gli at­ti­vi sono una scom­mes­sa su cre­sci­ta e in­fla­zio­ne, au­spi­ca­bil­men­te una cre­sci­ta reale, ma in man­can­za anche una cre­sci­ta no­mi­na­le con un mi­ni­mo di in­fla­zio­ne. Il mo­ti­vo per cui la cre­sci­ta no­mi­na­le è cri­ti­ca è che con­sen­te a un paese, a un’a­zien­da o a un in­di­vi­duo, di ri­pa­ga­re i de­bi­ti con en­tra­te cre­scen­ti, al­lo­can­do una por­zio­ne al pa­ga­men­to degli in­te­res­si e un’al­tra al pa­ga­men­to teo­ri­co o con­cre­to del ca­pi­ta­le, at­tra­ver­so un fondo di am­mor­ta­men­to. Senza que­st’ul­ti­mo, un’e­co­no­mia ba­sa­ta sul cre­di­to alla fine si tra­mu­ta in uno sche­ma di Ponzi che, a un certo punto, im­plo­de. Guar­dia­mo la cre­sci­ta no­mi­na­le del PIL. Negli USA è ne­ces­sa­rio un 4-5%, nel­l’Eu­ro­zo­na un 3-4% e in Giap­po­ne un 2-3%.

5) Cosa do­vreb­be fare un in­ve­sti­to­re?

In que­sto mondo di ri­schi ele­va­ti e ren­di­men­ti bassi, la ri­spo­sta più ovvia è quel­la di ri­dur­re il ri­schio e ac­cet­ta­re ren­di­men­ti in­fe­rio­ri a quel­li sto­ri­ci. Ma non do­vre­ste co­mun­que met­te­re il vo­stro de­na­ro da qual­che parte? Sì, cer­ta­men­te, è solo che i mer­ca­ti of­fro­no ben poco in ter­mi­ni di ren­di­men­ti a due cifre. Ri­sul­ta­ti ne­ga­ti­vi e per­di­te di ca­pi­ta­le in molte clas­si di at­ti­vi stan­no au­men­tan­do, forse sino a che i tassi no­mi­na­li di cre­sci­ta non rag­giun­ge­ran­no li­vel­li ac­cet­ta­bi­li. Non mi piac­cio­no le ob­bli­ga­zio­ni, non mi piac­cio­no la mag­gior parte delle azio­ni, non mi piace il pri­va­te equi­ty. Beni reali come i ter­re­ni, oro, im­pian­ti e mac­chi­na­ri tan­gi­bi­li a prez­zi ri­dot­ti sono le ca­te­go­rie di asset che pre­fe­ri­sco. Ma è dif­fi­ci­le per un in­di­vi­duo riu­sci­re a com­prar­li per­ché la ric­chez­za è stata “fi­nan­zia­riz­za­ta”. (Janus Cap. New­slet­ter)

Buon Fer­ra­go­sto a tutti.

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