L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 20 agosto 2016

Emancipazione dell'uomo su questa terra, possibilità che bisogna offrire anche agli ultimi



Papa nero, padre Dumortier in poleposition per guidare i gesuiti
19 Ago 2016
by redazione

Chi entra Papa in conclave ne esce cardinale. Mai detto fu più vero di questo. Ne sa qualcosa l’arcivescovo di Milano, Angelo Scola, accreditato, dopo le dimissioni di Joseph Ratzinger, come il probabile successore di Benedetto XVI, anche da una impressionante campagna mediatica in suo favore, e poi uscito sconfitto da Jorge Mario Bergoglio sotto le volte della Cappella Sistina. Chissà se sarà così anche per il Papa nero che la prossima congregazione generale dei gesuiti, la 36esima della storia dell’ordine fondato da sant’Ignazio di Loyola, dovrà eleggere dal prossimo 2 ottobre dopo le dimissioni all’attuale preposito generale, lo spagnolo padre Adolfo Nicolas, che ha deciso si lasciare la carica, che di per sé è a vita, al compimento dei suoi 80 anni.

In pole position c’è padre François-Xavier Dumortier, rettore uscente della Pontificia Università Gregoriana, a cui dal prossimo 1° settembre subentrerà padre Nuno da Silva Gonçalves. Una cosa è certa: il 30esimo successore di san’Ignazio di Loyola sarà eletto mentre per la prima volta nella storia sul trono di Pietro siede un Papa gesuita. E sicuramente Francesco non farà mancare il suo intervento alla prossima congregazione generale. “Lo speriamo – ha affermato padre Nicolas – ma il Papa è libero, e posso assicurare che userà questa libertà. Noi speriamo tutti che si rivolgerà alla congregazione facendo presenti i suoi sentimenti e le sue preoccupazioni”.

Padre Dumortier è nato a Levroux, un piccolo paesino di poco meno di 3mila abitanti nel centro della Francia, nel 1948. La sua famiglia è originaria del Nord del Paese: suo padre di Comines e sua madre di Hazebrouck nelle Fiandre francesi. Nel 1967 inizia gli studi superiori all’Istituto di studi politici di Parigi approfondendo in particolare il diritto. Si impiega quindi in una banca parigina e termina gli studi in amministrazione finanziaria, impegnandosi nello stesso tempo in vari movimenti politici, ma si ritrova velocemente deluso da quest’esperienza. In maniera graduale entra a far parte della Compagnia di Gesù realizzando il noviziato dal 1973 al 1975 e il primo ciclo di studi sacri nel Centre Sèvres dal 1975 al 1979. Inizia poi il secondo ciclo prima in Francia e poi alla Weston School of Theology di Cambridge nel Massachusetts e, infine, in Filosofia del diritto all’Università Panthéon-Assas. È ordinato sacerdote nel 1982, ciò che non gli impedirà peraltro d’avere altre attività, studiando per esempio in modo approfondito l’opera di Hannah Arendt. Nel 1990 pronuncia gli ultimi voti. Per quasi vent’anni è stato professore di Filosofia al Centre Sèvres del quale fu poi rettore dal 1997 al 2003 divenendo superiore della Provincia francese della Compagnia di Gesù. Nel 2010 Benedetto XVI lo nomina rettore della Pontificia Università Gregoriana.

“La nave della Compagnia – sottolineò Bergoglio il 27 settembre 2014 ricordando i 200 anni dalla ricostituzione della sua congregazione religiosa soppressa da Clemente XIV nel 1773 – è stata sballottata dalle onde e non c’è da meravigliarsi di questo. Anche la barca di Pietro lo può essere oggi. La notte e il potere delle tenebre sono sempre vicini. Costa fatica remare. I gesuiti devono essere ‘rematori esperti e valorosi’ (Pio VII, Sollecitudo omnium ecclesiarum): remate dunque! Remate, siate forti, anche col vento contrario! Remiamo a servizio della Chiesa. Remiamo insieme! Ma mentre remiamo, tutti remiamo, anche il Papa rema nella barca di Pietro, dobbiamo pregare tanto: ‘Signore, salvaci!’, ‘Signore salva il tuo popolo!’. Il Signore, anche se siamo uomini di poca fede e peccatori ci salverà. Speriamo nel Signore! Speriamo sempre nel Signore!”.

In quell’occasione Francesco ricordò, inoltre, che “la Compagnia ricostituita dal mio predecessore Pio VII era fatta di uomini coraggiosi e umili nella loro testimonianza di speranza, di amore e di creatività apostolica, quella dello Spirito. Pio VII scrisse di voler ricostituire la Compagnia per ‘sovvenire in maniera adeguata alle necessità spirituali del mondo cristiano senza differenza di popoli e di nazioni’. Per questo egli diede l’autorizzazione ai gesuiti che ancora qua e là esistevano grazie a un sovrano luterano e a una sovrana ortodossa, a ‘restare uniti in un solo corpo’. Che la Compagnia resti unita in un solo corpo!”. “Oggi – aggiunse il Papa – la Compagnia affronta con intelligenza e operosità anche il tragico problema dei rifugiati e dei profughi; e si sforza con discernimento di integrare il servizio della fede e la promozione della giustizia, in conformità al Vangelo. Confermo oggi quanto ci disse Paolo VI alla nostra 32esima congregazione generale e che io stesso ho ascoltato con le mie orecchie: ‘Ovunque nella Chiesa, anche nei campi più difficili e di punta, nei crocevia delle ideologie, nelle trincee sociali, vi è stato e vi è il confronto tra le esigenze brucianti dell’uomo e il perenne messaggio del Vangelo, là vi sono stati e vi sono i gesuiti'”. Una missione che per Bergoglio è sempre attuale.

Francesco Antonio Grana

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