L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 14 agosto 2016

Migranti&Affari - Finchè c'è gente che continua ad arricchirsi sui migranti non ci saranno proposte serie in circolazione e allora usiamo anche la Marina per andarli a prendere sulle coste libiche

Bagnoli, nuovi edifici per i migranti
Ristrutturate altre quattro palazzine nell’ex base di San Siro per accogliere 100 profughi in più 
di Nicola Stievano
13 agosto 2016



BAGNOLI. Entro ottobre saranno ristrutturate altre quattro palazzine dell’ex base di San Siro nelle quali troveranno posto almeno un centinaio di migranti. L’area del cantiere, poco lontana dall’ingresso è già stata recintata e i lavori ormai sono imminenti. Per l’autunno, dunque, la capienza del centro di prima accoglienza dei profughi crescerà ancora: più di 500 i posti disponibili negli spazi attuali, altri 150 nella tensostruttura montata il mese scorso e almeno ulteriori 100 con la prossima ristrutturazione. Un numero elevato che inevitabilmente farà salire anche la tensione in tutto il “distretto” dei profughi che ha il suo secondo polo nell’ex base di Conetta, nel Veneziano ma ad appena sette chilometri da Bagnoli, oggi già oltre quota 700.



«Non è questa la forma di accoglienza che vogliamo per i richiedenti asilo e per il nostro territorio» hanno ribadito ieri davanti ai cancelli di San Siro i rappresentati della rete “Bassa Padovana Accoglie” durante la visita di una delegazione guidata dal deputato di Sinistra Italiana Giovanni Paglia. Il parlamentare insieme ad altre quattro persone ha visitato gli alloggi dei migranti, la mensa, la tensostruttura e i servizi, accompagnato dal vice prefetto Alessandro Sallusto e dal responsabile tecnico della cooperativa Ecofficina Simone Borile. Al temine della visita l’impressione non è delle migliori, tanto che l’intenzione è quella di istituire un osservatorio permanente con ispezioni periodiche al centro. «A livello strettamente normativo gli standard minimi sono rispettati» osserva il parlamentare di Sinistra Italiana, «e la situazione sembra migliore rispetto ad altri centri di accoglienza, a partire da quello di Conetta. Qui ad esempio gli ospiti hanno anche gli armadi e i servizi igienici sono accanto alle camerate. Nella palazzina della mensa c’è l'aria condizionata mentre nella tensostruttura no, infatti dentro faceva molto caldo nonostante oggi la temperatura esterna sia gradevole. Su parecchi dettagli però i nostri accompagnatori hanno glissato. Ci hanno detto che le presenze sono circa 550, infatti la tensostruttura è occupata solo da una ventina di persone. Facile prevedere però dei picchi di arrivi le prossime settimane».

Sul fronte sanitario, aggiunge Paglia, bisognerebbe prendere esempio dall’Emilia Romagna: «A Bologna un centro simile è dotato di un presidio medico permanente dove i migranti, appena arrivano, sono sottoposti a esami del sangue, test per la tbc, radiografia al torace. Qui invece la situazione è ben diversa e i controlli ricadono sulle strutture locali, sottraendo così risorse alla sanità ordinaria e allungando i tempi. Finora la Regione non ha aggiunto un euro per migliorare e velocizzare i controlli».

Altro problema riguarda i tempi di permanenza dei profughi. «Questo dovrebbe essere un centro di transito» ricorda il deputato, «in cui i migranti si fermano al massimo un mese, invece c’è chi ci vive dall’inizio dell’anno. E quella che dovrebbe essere l’eccezione sta diventando la regola, con concentrazioni sempre più grandi e problematiche. Mi preoccupa quando viene detto che a nord di Padova non c’è alcuna volontà di accogliere. Ovvio che allora la scelta ricada sulle basi come a Bagnoli e Cona».

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