L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 18 agosto 2016

Non è tollerabile che uno stato abbia zone in cui le regole non vengono rispettate che sia la Calabria o zone intere di Milano. Non è tollerabile accettare supinamente che i propri confini siano quotidianamente profanati da una decisione strategica fatta negli Stati Uniti

LE ESTERNAZIONI

Salvini: «Intere zone di Milano
in mano agli immigrati»

Il leader della Lega all’Avis per donare il sangue: «Se continuano gli arrivi, i controlli a campione sui profughi non servono a un accidente». E sulla maglietta della polizia indossata a Ponte di Legno: «La metterò ancora, denunciatemi, chi se ne frega»
di Redazione Milano online


La donazione di sangue di Matteo Salvini all’Avis (Fotogramma)

«Ho fatto un giro per Milano questa mattina presto e ci sono alcune zone della città che non sono Italia, non sono Europa, ma sono totalmente in mano agli immigrati»: Matteo Salvini, il segretario della Lega Nord, è partito da questo per commentare, mentre donava il sangue all’Avis in largo Volontari del Sangue, i nuovi controlli a campione iniziati martedì a Milano, vicino ai centri profughi e nei punti di ritrovo dei migranti. «Meglio tardi che mai - ha commentato -, come Lega lo chiediamo da anni e ci dicevano di non fare allarmismo e adesso si sono accorti che forse prevenire è meglio che curare». «Il problema - ha proseguito il leader del Carroccio - è che fino a che ne sbarcano mille al giorno e ne espelliamo uno al giorno i controlli non saranno mai sufficienti». Per Salvini bisognerebbe fermare «qualsiasi tipo di arrivo, perché le presenze che già ci sono sono più che sufficienti e più che preoccupanti». «Se continuano gli arrivi e mancano i controlli - ha aggiunto -, i controlli a campione non servono a un accidente».

La caserma Montello

Per l’accoglienza dei rifugiati «il problema non è scegliere l’albergo, la caserma, l’ostello, le case sfitte, il problema è bloccare un’invasione organizzata e finanziata che sta portando alla pulizia etnica degli italiani e degli europei. Punto». Per Salvini, tramontata l’ipotesi di ospitare i profughi nel campo base di Expo, non è meglio la soluzione di sistemarli nella caserma Montello. «Quindi poi - ha continuato il leader leghista- piazzarli in caserme, in albergo o a Expo è un errore in ogni caso, perché va interrotto il flusso a monte, perché tutti tra un anno staremo parlando di altre centinaia di migliaia di persone arrivate». «Io poi ci ho fatto il militare in quella caserma - ha concluso Salvini - e preferirei di gran lunga che ci fossero dei militari piuttosto che dei clandestini».

La maglietta della polizia

Facendo riferimento alle polemiche seguite al comizio di Ferragosto a Ponte di Legno, dove ha indossato una maglia della polizia, Salvini ha scherzato sul fatto che per andare a donare il sangue indossava una normale t-shirt: «Le lavo anche le magliette, così oggi nessuno fa polemica». «Spero che non polemizzino anche sul gesto di donare del sangue», ha aggiunto. «Al di là degli schieramenti, agosto è un mese drammatico, gli ammalati non vanno in vacanza, gli incidenti non mancano, purtroppo. Quindi - ha aggiunto - è un mese in cui chi gode di buona salute spero vada in ospedale o alla sede Avis più vicina a casa sua a donare perché il sangue non si crea, purtroppo si compra dall’estero senza garanzie quindi l’unica via alternativa è la donazione per aiutare i malati». Intanto sulla polemica della maglietta della polizia è intervenuto a sostegno del leader della Lega, il sindacato Ugl-LeS Polizia: «Dobbiamo ringraziare ancora una volta Salvini che ci ha permesso di parlare di quelle che sono le vere criticità della Polizia di Stato - ha spiegato Giovanni Iacoi, segretario generale intervenuto alla trasmissione “Un giorno speciale” di Radio Radio -. A noi non dà fastidio che Salvini indossi la nostra maglietta perché ci omaggia e riaccende i riflettori sulle condizioni in cui versa la Polizia. Ciò che mi colpisce è che in questa polemica sia stato coinvolto anche il presidente Berlusconi, l’unico a venire incontro alle forze dell’ordine e agli stessi cittadini. Tralasciamo le beghe estive e lavoriamo, ora, per una riforma epocale della Polizia di Stato, ancora in preda a logiche retrograde».

La polemica

Durante il comizio nella città-simbolo leghista del Bresciano, Salvini ha indossato una maglietta della polizia di Stato, gesto che ha provocato la reazione del sindacato di polizia Siap di Genova, che l’ha definito «gravissimo». «Non è accettabile che un politico come Salvini possa continuare a permettersi di indossare spocchiosamente la divisa della Polizia di Stato promettendo che una volta al potere utilizzerà poliziotti o carabinieri per una sorta di delirante demagogica e pericolosa “pulizia etnica”», ha dichiarato il segretario del sindacato genovese Roberto Traverso.

«La metterò ancora, denunciatemi»
Salvini però non demorde e annuncia che si rimetterà la maglia contestata, già indossata a una manifestazione del 2015 a Roma: «Sono orgoglioso della stima che molte donne e uomini delle forze dell’ordine hanno nei nostri confronti che li ha portati a regalarmi magliette, cappellini, giubbotti, felpe, divise. E li reindosserò - ha detto in un video su Facebook - . Per denunciare le condizioni infami di lavoro, i turni insostenibili, i blocchi degli stipendi, l’età avanzata, la difficoltà di lavorare delle forze dell’ordine ho messo la maglietta della Polizia di Stato. Qualche sindacalista ha detto di volermi denunciare. Denunciatemi, chi se ne frega».
17 agosto 2016 | 11:38

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