L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 17 agosto 2016

Porcellum bis (italicum) - è nella logica delle cose che sia bocciato dalla Corte Costituzionale

Italicum bocciato dalla Consulta, vendetta di Amato contro Renzi
E comunque vada il referendum istituzionale, il futuro di Berlusconi e Parisi è con il Pd
Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)



L'appuntamento è fissato per i primi di ottobre quando la Corte Costituzionale si esprimerà sull'Italicum, la legge elettorale voluta da Matteo Renzi e daMaria Elena Boschi. Il problema (per il premier) - spiegano fonti politiche qualificate - è che, tra gli altri, ci sarà anche Giuliano Amato a giudicare l'Italicum. E proprio il Dottor Sottile avrebbe il dente avvelenato con il segretario del Pd per la sua mancata elezione a presidente della Repubblica, quando Amato era ben visto da Berlusconi e dalla minoranza dem ma Renzi scelse Mattarella. E quindi, spiegano i ben informati, molto difficilmente Amato e la Consulta daranno l'ok alla legge elettorale. Che, secondo gli osservatori più attenti, rischia la bocciatura per incostituzionalità del premio di maggioranza. Oltre alla legge elettorale l'altro punto chiave è ovviamente il referendum istituzionale che, nonostante i rinvii di Palazzo Chigi, dovrà per forza tenersi entro la fine di novembre. E su questo fronte tutti i sondaggi - chi più chi meno - continuano a dare il no in vantaggio. E il probabile no della Consulta alla legge elettorale che arriverà ai primi di ottobre potrebbe spingere ulteriormente il fronte del no al referendum, essendo le riforme costituzionali strettamente legate alla legge elettorale.

Che succederà il giorno dopo? In molti se lo chiedono nel Palazzo. E sia nella Lega sia in Fratelli d'Italia sono sicuri che la scelta di Berlusconi di affidare a Stefano Parisi il rilancio di Forza Italia sia propedeutica al ritorno con il Pd. Una sorta di Patto del Nazareno bis che potrebbe concretizzarsi in due modi: o subito dopo il referendum (e la vittoria del no) con un esecutivo istituzionale con dentro anche gli azzurri, magari guidato da Graziano Delrio o da Piero Grasso e con Parisi vice-premier; oppure (seconda ipotesi) dopo le elezioni che si terrebbero all'inizio del 2017 (Renzi resterebbe in carica solo per l'ordinaria amministrazione e per varare rapidamente una nuova legge elettorale che valga sia per la Camera sia per il Senato) e che eleggerebbero il nuovo Parlamento o con il sistema proporzionale puro o con i colleggi uninominali (ritorno al Mattarellum, come chiede la sinistra Pd). In entrambi casi, considerando il tripolarismo (Centrosinistra, Centrodestra, Movimento 5 Stelle), è praticamente impossibile che una coalizione o schieramento ottengo la maggioranza dei seggi sia a Montecitorio sia a Palazzo Madama. Ed ecco che il Nazareno bis rispunterebbe con Parisi e Berlusconi pronti ad accordarsi con il Pd (Renzi o il suo successore, è tutto da vedere) per un nuovo governo di larghe intese. Ricapitolando: questo scorcio di agosto ci regala una situazione politica complessa e uno scenario di bocciatura dell'Italicum (per mano della Consulta) e delle riforme costituzionali (per mano degli italiani). E sullo sfondo un ritorno di fiamma del Patto del Nazareno. A quel punto - assicurano nel Carroccio e in Fratelli d'Italia - del Centrodestra tradizionale non resterebbe che un lontano ricordo.

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