L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 19 agosto 2016

Referendum - gli Stati Uniti possono essere tranquilli, noi italiani, a novembre, andiamo in massa a votare contro Renzi

L'Italia di Renzi preoccupa gli Stati Uniti

11:56 19.08.2016
Giulietto Chiesa

Ma che succcede? Tutti i più importanti giornali anglosassoni, e non solo loro, guardano alla situazione italiana con improvviso interesse.

Vale per il Wall Street Journal e per il New York Times, per il Financial Times e perL'Economist. Ma non è l'Italia che non cresce quella che preoccupa Wall Street e la City of London. E' l'italia che potrebbe votare "no" al referendum d'autunno sulla "deforma" costituzionale. Le lamentazioni sono forti e prolungate. Gli scenari sono oscuri. E se gl'italiani dicessero davvero no? Per il Wall Street Journal sarebbe un "più importante del brexit. El Pais (che in Spagna è il giornale più filo-americano, come ormai lo è, in Italia, la Repubblica), dedica un editoriale per definire l'Italia "il malato d'Europa". Insomma: Matteo Renzi potrebbe non farcela. Con questo abbiamo ora la certificazione assoluta che Renzi rappresenta simultaneamente, in Italia, il pensiero unico della globalizzazione neo-liberista e il disegno delle elites globali di cancellare le sovranità nazionali insieme agli ultimi residui di democrazia rappresentativa che ancora non sono stati cancellati dai parlamenti occidentali.

Sembra proprio questa la vera preoccupazione imperiale e dei suoi esegeti: che non riesca in Italia il tentativo di cancellare la democrazia della Costituzione in vigore e sostituirla con un regime vero e proprio che garantisca per una lunga fase la tranquilla gestione del potere italiano da parte della finanza internazionale.

Non è dunque soltanto la mancata crescita dell'Italia, le sue banche in sofferenza, il disastro delle corruttele, ciò che preoccupa Washington e Londra: è che l'attuale situazione politica si trasformi in una débacle per il governo in carica. Dopodiché, sembrano dire tutti, in coro, sarebbe il diluvio dell'ingovernabilità (in realtà sarebbe il diluvio per la "loro" governabilità).


© REUTERS/ STEFANO RELLANDINI
Banche italiane in crisi: pericolo per Renzi e per la finanza europeaIl problema è l'"errore di calcolo" di Renzi, che avrebbe eccessivamente personalizzato il risultato del referendum, gridando ai quattro venti che, in caso di sconfitta, si dimetterebbe. Ma queste cose — gli suggeriscono, in ritardo, i suoi consiglieri stranieri — non si fanno mai! Il fatto è che, a quanto sembra, Renzi è il secondo in breve tempo, tra i leader europei, a fare un errore del genere: dopo Cameron. Ma che ci vogliamo fare? Le situazioni imprevedibili si moltiplicano a ritmo sempre più intenso. Anche i colpi di stato una volta riuscivano al primo colpo, Mentre adesso, vedi la Turchia, forse bisognerà rifarlo.

Il fatto è — ma questo a Washington non l'ha valutato — che Renzi, nei suoi due anni di governo ha puntato tutto proprio sulla cancellazione della Costituzione e sulla legge elettorale che gli avrebbero dovuto dare il controllo perituro del paese per il prossimo decennio. Se non gli riuscisse questo "uno-due" (cioè se il paese gli dicesse sonoramente di no) come potrebbe restare al potere? E le elezioni politiche si profilano tra meno di due anni. E, con un Movimento 5 stelle che sembra in crescita (sembra) non c'è da scherzare troppo. E formare un'alleanza che tenga in piedi un altro governo (il presidente Mattarella non potrebbe sottrarsi dal prendere atto della crisi politica), magari tecnico, con la destra di Berlusconi, che è a sua volta in stato comatoso, sarebbe impresa titanica.

Dunque gli scenari sono quasi tutti pessimisti, anzi pessimi. I suggerimenti anglosassoni sono tutti sull'economia: Renzi tagli le tasse al più presto e l'Europa sia più accondiscendente con il suo uomo a Roma, cioè guardi ai suoi conti con minore severità. Del resto l'ha già fatto con la Germania, il Portogallo, la Francia. Con tutti meno che con la Grecia. Ma il tempo stringe. Bisognerà che Renzi inventi un altro regalino da 80-100 euro per gli elettori incerti (che sono ormai la maggioranza). E non è detto che funzioni.

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