L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 16 agosto 2016

Roma - chissà se la Raggi oggi ha fatto due starnuti o uno? Quando l'opposizione si fa a prescindere senza idee con i giornalisti servi proni e riverenti al corrotto Pd




Campidoglio. Maxistipendiomaxiballe?
Continuanogliattacchitesiaimpedirequalunqueprogrammadirinnovamento(diDarioCaputo)

15 Ago 2016

A Roma, messo per un attimo da parte il problema rifiuti, è scoppiato un vero e proprio caso legato agli stipendi dei dirigenti capitolini e di tutti gli uomini di punta nominati da Virginia Raggi: prima quello del neo Capo di Gabinetto, la magistrata Carla Raineri e i suoi 193 mila euro annui; poi quello di Salvatore Romeo, il Capo della Segreteria della Sindaca che con il suo nuovo incarico dovrebbe percepire uno stipendio annuo vicino ai 120 mila euro. Un vortice di critiche e polemiche, mediatiche e politiche, che ha dominato la scena negli ultimi giorni: le opposizioni hanno acceso la miccia e hanno subito buttato benzina sul fuoco, vedendo in questa realtà un’occasione troppo ghiotta da farsi sfuggire dopo la “batosta” subita su rifiuti e Ama. Il Movimento Cinque Stelle, non potendo restare fermo a subire inerme il fuoco nemico, è passato subito al contrattacco con un nuovo comunicato apparso sui social network in cui ha risposto punto su punto alle critiche che gli vengono mosse, prendendo in esame le due ultime realtà amministrative in Campidoglio: la Giunta guidata da Gianni Alemanno e quella, più sfortunata, a trazione Partito Democratico con Ignazio Marino.

Il titolo della nota diffusa è eloquente: “Maxi stipendi? No, maxi balle”. I pentastellati hanno ricordato, in modo chiaro e diretto, che “attaccare il M5S e Virginia Raggi ormai è diventato sport nazionale. Abbiamo capito che sparare a zero sulla Raggi fa notizia, non importa quel che si dice, che sia falso o costruito ad arte, attaccarci da’ visibilità a chi è finito nell’ombra all’ultima tornata elettorale, reo di aver portato Roma al collasso”. Precisando più di una volta che il vero motivo per cui gli elettori romani hanno deciso di votare, in modo del tutto plebiscitario, per l’avvocatessa pentastellata è quello di voler rompere completamente con il passato e con tutta quella politica che ha ridotto Roma in macerie, hanno comunque rilevato che “qualche puntino sulle “i” va messo anche stavolta. Altro che maxi-stipendi, qui siamo alle maxi-balle”. Come già fatto nel precedente comunicato in cui ci si soffermava solo sulla situazione della Raineri, anche qui sono stati palesati dei dati: numeri incontrovertibili, presi dai bilanci di Roma Capitale e quindi ben visibili a tutti.

I Cinque Stelle hanno sottolineato che le spese annue per l’intero staff delle due precedenti amministrazioni sono decisamente più alte di quelle che loro hanno già messo in preventivo con la Giunta Raggi: con Alemanno l’ammontare totale fu di 6 milioni di euro; con Marino invece si attestarono sui 5,3 milioni di euro. Quello che i grillini capitolini hanno fatto notare è che loro si sono fissati un semplice e unico obiettivo: “spendere meno di 5 milioni di euro ogni anno, con una stima già valutata dall’assessorato di competenza”. Mettendo in pratica questo taglio nei costi interni di Palazzo Senatorio, i Cinque Stelle hanno rilevato che la realtà guidata dalla Raggi “spenderà almeno 300mila euro in meno ogni anno rispetto all’ultima amministrazione Pd di Marino e 1 milione di euro in meno rispetto a quella di Alemanno (sostenuta dal centrodestra e da Fratelli d’Italia)”. Spalmando poi i conti sull’intera durata della legislatura, si è precisato che questo nuovo scenario “si traduce in almeno 1,5 milioni di euro in meno rispetto a Marino, ben 5 milioni di euro in meno rispetto ad Alemanno”.

Con l’ennesimo comunicato pubblicato sui canali social, i Cinque Stelle hanno nuovamente alzato la voce nei confronti dei vari oppositori e hanno inviato un nuovo messaggio che ha un destinatario ben preciso. “Alla luce di questi numeri, inconfutabili, la richiesta che si muove alle opposizioni, in particolare al Pd, è molto semplice: provate a rispettare l’esito delle urne quanto meno con un poco di dignità. Non saranno le falsità montate ad arte per prendersi qualche spazio sui tg a migliorare lo stato in cui ci avete lasciato Roma, bensì il confronto e il dibattito sui contenuti”. Parole dure, dirette e precise quelle usate dai Cinque Stelle, con una linea che calca a perfezione quella usata dai grillini fin dagli albori del Movimento. “La scelta è solo vostra: potete restare a guardare stracciandovi le vesti mentre cittadini qualificati governano la loro città, sradicando apparati e privilegi che voi stessi avete salvaguardato per anni, oppure potete provare a salvare la faccia, lasciando lavorare l’unica forza politica in grado di cambiare davvero le cose”; questa la conclusione a tinte pentastellate, ancora più “forte” e che non lascia spazio a possibili fraintendimenti.

Dario Caputo

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