L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 19 agosto 2016

Siria&Parigi&Bruxelles&Nizza - i mercenari della Rivoluzione a Pagamento ad Aleppo sono ancora meno tranquilli per questo de Mistura vuole la tregua per questi, essi sono protetti dall'Onu

CON LA BASE IN IRAN MOSCA AUMENTA LA PRESSIONE SULLA SIRIA

di Gianandrea Gaiani
18 agosto 2016, pubblicato in Commenti Enduring freedom
Tu-22M
da Il Sole 24 Ore del 17 agosto 2016
L’annuncio di Mosca che i bombardieri Tu-22M3 e Su-34 sono decollati ieri per la prima volta dalla base iraniana di Nojeh, 50 chilometri a nord di Hamadan, rappresenta un segnale importante degli obiettivi perseguiti dai russi in questa fase del conflitto siriano.
Sul piano operativo i bombardieri potranno effettuare un numero maggiore di missioni sulla Siria con tempi e costi inferiori poiché la distanza media dagli obiettivi è di appena 700 chilometri contro i 2mila dall’aeroporto militare di Mozdok, nel sud della Russia.
L’ammiraglio Vladimir Komoedov, capo della Commissione parlamentare Duma per la Difesa ha posto l’enfasi sull’aspetto economico. “Volare dalle basi della parte europea della Russia è costoso e richiede tempo.
La questione delle spese per le azioni belliche e militari è adesso di grande importanza. Non dobbiamo sforare il budget attuale del ministero della Difesa. I voli dei Tupolev Tu-22 dall’Iran significano meno carburante e maggiore carico di bombe”.
La presenza i velivoli russi era stata resa nota poche ore prima dell’annuncio di Mosca da alcune immagini satellitari dell’aeroporto diffuse via twitter da Warfare Worldwide (foto sotto).
Le immagini dei grandi cargo Iliyushin Il-76 denotano che Hamadan non è solo un punto d’appoggio per i bombardieri russi ma una base di rischieramento vera e propria dove è stato disposto un ampio servizio logistico con tecnici, ricambi e soprattutto bombe da impiegare nei raid.
Del resto i russi non potevano dislocare altri aerei nella già affollatissima base di Hmeimim che ospita una quarantina tra aerei ed elicotteri.
Nell’aeroporto siriano vicino a Latakya i grandi bombardieri strategici Tupolev occuperebbero troppo spazio, rischierebbero di venire esposti ad attacchi e bombardamenti dei ribelli siriani e soprattutto potrebbero provocare, con il loro peso, nuovi cedimenti all’asfalto delle due piste che nei mesi scorsi hanno subito ampi lavori di consolidamento.
Sul piano politico-strategico la Russia mostra la compattezza del fronte costituito con i suoi alleati sciti. Non è un caso Teheran e Baghdad abbiano dato il via libera al sorvolo del loro spazio aereo anche ai missili da crociera Kalibr che Mosca si appresta di nuovo a lanciare dalle navi della Flottiglia del Mar Caspio Iraq.
Armi a lungo raggio che già in passato colpirono con precisione gli obiettivi dello Stato Islamico e di altri gruppi jihadisti.
L’Iran aumenta il suo coinvolgimento in un conflitto di cui è già protagonista considerato che ha inviato migliaia di truppe scelte, pasdaran e volontari a combattere in Iraq e Siria e l’anno scorso bersagliò le postazioni dello Stato Islamico in Iraq Orientale con i suoi cacciabombardieri Phantom.
Non è probabilmente casule neppure che ieri la Cina abbia espresso l’intenzione di “consolidare” le relazioni militari con l’esercito siriano.
“Gli eserciti della Siria e della Cina sono tradizionalmente legati da relazioni amichevoli e l’esercito cinese vuole proseguire a rafforzare lo scambio e la cooperazione con l’esercito siriano”, ha detto a Damasco il generale Guan Youfei, direttore dell’Ufficio per la cooperazione Internazionale.
Youfei sembra abbia discusso con il ministro della Difesa Fahad Jassim al-Freij soprattutto di addestramento del personale siriano ma la dichiarazione ha un valore soprattutto politico a sostegno del regime e in asse con Mosca.
In questo contesto appare quasi una provocazione la dichiarazione del senatore Viktor Ozerov, membro del Comitato del Consiglio della Federazione difesa e la sicurezza della Russia, che non ha escluso che la Turchia possa aver offerto ai jet russi l’utilizzo della base aerea di incirlik, gestita in parte dagli USA (che vi tengono 50 ordigni nucleari) e dalla quale operano oggi sulla Siria jet statunitensi, britannici e tedeschi.
Mentre Usa e alleati occidentali non vanno oltre i 20/25 raid aerei al giorno su Iraq e Siria contro il Califfato i russi puntano a intensificare lo sforzo bellico.
Un segnale ancor più importante alla luce delle voci su un possibile accordo con Washington per effettuare operazioni congiunte contro lo Stato Islamico.
Foto: Askanews, RT, Sputnik e Forze Aeree Russe

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