L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 20 agosto 2016

Siria&Parigi&Bruxelles&Nizza - l'opposizione dei gruppi moderati è composta dai mercenari della Rivoluzione a Pagamento voluti dagli Stati Uniti e Arabia Saudita

Putin nella Incirlik del Golfo
Di Redazione il 19 agosto 2016

La strategia russa in Medio Oriente tramite le alleanze con Turchia e Iran si innesta nello scenario di cambiamento dell’ordine mondiale



Di Zouheir Kseibati. Al-Hayat (17/08/2016). Traduzione e sintesi di Emanuele Uboldi.

La differenza è “semplice” tra la lotta con armi semplici dei gruppi armati moderati, senza copertura aerea, e la lotta dei russi contro le “bande terroriste” (come le definisce Mosca), che non fa distinzione tra gli oppositori del regime di Bashar al-Assad e chi era, o è ancora, tra le file di Jabhat al-Nusra o Daesh (ISIS).

La differenza è “minima” tra le bombe dei mortai nelle mani dei gruppi armati e le bombe strategiche russe dirette ai “terroristi apostati”, d’accordo con l’Iran e dopo che tutte le istituzioni si sono aperte ai russi per metter fine alla lotta ad Aleppo.

In questo modo lo Zar rimane nel Golfo e mostra i muscoli dal Mar Caspio al Mediterraneo, come raramente si è visto dai tempi della Guerra Fredda, mentre gli USA sono occupati nella battaglia per la presidenza. E se è corretto dire che Obama ha optato per evitare un coinvolgimento nella palude siriana, “appaltando” la guerra e la sua soluzione allo Zar, allora è coerente lo schiaffo dato dal Cremlino all’amministrazione Obama e la sua politica soft, quando il primo ha dato inizio ai bombardamenti in Siria con dei Tupolev 22 partiti da una base aerea iraniana (Hamadan, n.d.T.).

A prima vista, Mosca emula Washington, che usa la base turca di Incirlik per bombardare Daesh. E se l’Iran rimane per ora nell’ombra dell’aviazione russa, con il pretesto di una riduzione dei tempi di volo, quello che non è necessario sottolineare è che l’asse Mosca-Teheran mira a schiacciare l’opposizione al regime siriano.

Dopo il fallito golpe in Turchia, Ankara ha dato vita a un approccio turco-russo che ha portato Erdoğan ad accettare un “governo di unità nazionale” in Siria. Questa è diventata una priorità, paragonabile a quella unità nazionale che gli USA difendono in Turchia contro l’infiltrazione di “timori di una guerra civile” e la “paura” circa il destino delle armi nucleari stoccate a Incirlik.

Tra la cabina di comando e il coordinamento russo-turco-iraniano e la base di Hamadan, lo Zar accelera verso una conclusione del conflitto. Proprio la nuova mappa delle influenze del Cremlino corregge le linee nella penisola di Crimea, prima di fare terra bruciata per riempire il vuoto “americano” in Medio Oriente, come in Cecenia.

L’Iran continua a considerare la Siria come proprio protettorato e conferma la propensione a “esportare la rivoluzione” iraniana, mentre allarga l’influenza russa nella “mezzaluna sciita” per riaprire la partita contro la “marcia dell’Alleanza Atlantica” in Europa orientale.

I missili russi nei cieli di Iraq e Iran per colpire Daesh non sono un confronto tra i grandi della Guerra Fredda, e ciò a cui aspira Putin è diventato molto lontano dall’eradicazione del sedicente Stato Islamico tra il Tigri e l’Eufrate. I missili, le corazzate e le bombe dello Zar che squarciano i cieli e le acque della regione araba sono il frutto dei fallimenti di Obama. Ma non sarà una sorpresa che questo aiuti il ruolo iraniano in Yemen.

L’inizio della fine? Lo scontro per il nuovo ordine mondiale vede gli albori di una nuova era.

Zouheir Kseibati è uno scrittore e giornalista libanese.


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