L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 19 agosto 2016

Siria&Parigi&Bruxelles&Nizza - niente da fare gli Stati Uniti e i servi del Circo Mediatico raccontano fandonie su fandonie sui mercenari della Rivoluzione a Pagamento per giustificare il loro appoggio a questi tagliagola

Siria, esercito di Assad comandato da sunniti

19 agosto 2016, di Alessandra Caparello
NEW YORK (WSI) –  Gran parte dei posti di comando dell’establishment siriano, che secondo l’opinione comune è dominato dalla minoranza sciita alauita, sono occupati in realtà da esponenti della comunità sunnita. E’ il caso, ad esempio, dei ministri dell’Interno, della Difesa e del presidente del parlamento, cui si aggiungono i vertici della sicurezza e dell’intelligence. A sostenerlo un’analisi pubblicata nei giorni scorsi da un osservatore sul sito statunitense “War on the rocks” e che prende il titolo de “Il mito sunnita di Washington e le guerre civili in Iraq e in Siria”.
Il sito sottolinea che l’autore dell’articolo è un osservatore che da anni lavora in Medio Oriente, soprattutto in Siria e Iraq, al quale è stato concesso, per motivi di sicurezza, di firmare la sua analisi utilizzando uno pseudonimo con un nome anglosassone ed un cognome armeno: Cyrus Mahboubian.
“E’ una cacofonia di voci che costantemente lamentano come il governo degliStati Uniti non sostenga a sufficienza gli insorti sunniti in Siria (…) questi sostenitori troppo spesso ignorano che i ribelli sunniti hanno ricevuto ampia assistenza e che l’elite politica e militare della Siria è in maggioranza sunnita”.
Secondo l’osservatore americano, gli Stati Uniti e i paesi del Golfo hanno sostenuto la tesi della marginalizzazione dei sunniti da parte del governo diAssad per giustificare i propri appelli a sostegno dei ribelli siriani, e chi oggi chiede un maggiore sostegno ai sunniti “moderati” ignora la realtà dei fatti.
“Queste voci erano e rimangono errate perché sottovalutano la misura in cui il settarismo e il salafismo erano già importanti tendenze nella classe rurale sunnita della Siria e nelle aree povere delle città. Questi segmenti della società hanno sempre costituito il nucleo della rivolta. Il loro movimento è stato dominato dagli islamisti settari sunniti che finalmente sono riusciti ad esprimersi liberamente dopo aver espulso lo stato dalle loro aree. Il risultato logico di questo movimento è l’estremismo (…) sostenitori di un maggiore appoggio ai cosiddetti moderati presto dimenticano ciò che accade quando gli stati collassano ed emergono le milizie. Le persone abbracciano le identità primordiali e le milizie estremiste dominano”.
Secondo l’osservatore la guerra in Siria è stata alimentata soprattutto dall’esterno, da attori stranieri avversari di Assad, come Arabia Saudita e Qatar, e suoi alleati, come l’Iran. Senza il coinvolgimento di questi paesi, il conflitto sarebbe già concluso, poiché la maggioranza della popolazione siriana, incluso quella sunnita, sostiene il regime.
“Gli analisti statunitensi sembrano ancor più settari della maggior parte della persone che vivono in Medio Oriente nel promuovere e legittimare la divisione tra sunniti e sciiti (…) I movimenti settari locali e questo settarismo pro-sunnita sono visti dagli arabi progressisti, di entrambi gli schieramenti sunniti e sciiti, come aberranti e pericolosi”.

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