L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 15 agosto 2016

TTIP e CETA, il governo degli euroimbecilli che vuole far passare il Ceta al di fuori dei Parlamenti

TTIP e CETA, per consumatori Ue c’è da preoccuparsi

12 agosto 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Secondo un team di specialisti europei del diritto comunitario composto da giuristi belgi, tedeschi e olandesi, non è vero che anche con l’entrata in vigore del trattato di libero scambio con Canada e Usa iconsumatori e gli standard alimentari europei verranno tutelati, come ha promesso la commissaria Cecilia Malmström. Anzi, l’Europa ne uscirà giuridicamente indebolita, con meno poteri.

Quello che inquieta maggiormente i giuristi contrari agli accordi commerciali è che nessuno sembra preoccuparsi di questo “piccolo” dettaglio a Bruxelles. Ttip e Ceta rischiano di avere grosse conseguenze sull’elaborazione di alcune norme Ue, come per esempio leggi sulle sostanze che alterano il sistema endocrino o le nanotecnologie.


Il problema, osservano alcuni specialisti europei di diritto comunitario in uno studio pubblicato di recente, è che i due accordi di libero scambio commerciale internazionali vengono considerati come trattati di “seconda generazione”, i cui negoziati sono sempre aperti e possibili, anche dopo la loro adozione.

Il Ceta prevede per esempio che le due parti debbano informarsi reciprocamente e avviare consultazioni continue su possibili cambiamenti delle norme. Questa possibilità all’apparenza positiva perché in grado di garantire flessibilità, apre in realtà grandi interrogativi. Alcune regole, come ha spiegato bene Nicolas de Sadeleer, docente di diritto all’Università Saint-Louis di Bruxelles, nel corso di un seminario all’Assemblea nazionale francese, possono risultare giuridicamente indebolite dalla natura di questi accordi.

“Non si tratta di un punto di vista ideologico o militante. La nostra analisi tecnica di Ceta e Ttip mostra carenze di principi giuridici costituzionali che potrebbero ritorcersi contro l’Unione Europea e i suoi Stati membri”, dice il professore che condanna la noncuranza con cui le autorità europee continuano a venderci l’idea che ambiente, salute e consumi siano protetti, alla luce invece di una situazione non trasparente.

Carne agli ormoni sulle nostre tavole

Secondo diversi analisti e come osserva l’Ong Foodwatch, né il Ttip (Transatlantic Trade and Investment Partnership) né il Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement) si rifanno a quella che per l’Unione europea è una nozione giuridica fondamentale, ovvero il principio di precauzione. Una mancanza che rischia di rivelarsi deleteria, perché darebbe il via libera in Europa a un mercato alimentare in stile americano, non offrendo protezione sulla qualità dei prodotti a causa della scarsità di controlli.

Non è la prima volta che nei trattati firmati dall’Europa non viene incluso il principio di precauzione. È il caso degli accordi bilaterali commerciali stretti con la Corea del Sud, il Perù e la Colombia. In questi casi, però, sottolineano i giuristi, “è l’Ue che esporta le sue norme e non il contrario”. Il caso del Ttip è completamente diverso.

Per capire quello che ci aspetta basti pensare che Stati Uniti e Canada hanno già denunciato l’Ue all’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) sull’applicazione del principio di precauzione e da questa iniziativa, ricordano i giuristi nel loro report, i due paesi sono usciti rafforzati. Prima di avere il tempo di accorgercene la carne agli ormoni arriverà sulle nostre tavole.

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