L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 18 agosto 2016

Turchia - le 50 testate nucleari sono diventate turche, mica possono andarsene se Erdogan non vuole

Giallo sulle armi nucleari americane in Turchia
Il giornale EurActiv: «Gli Stati Uniti spostano in Romania i missili della base di Incirlik». Ma altre fonti frenano: «Nessun movimento sospetto». Sullo sfondo l’escalation tra Washington e Ankara. Intanto Erdogan rilancia l’offensiva sul fronte interno: 187 mandati d’arresto contro imprenditori e uomini d’affari vicini a Gulen


La base americana di Incirlik, in Turchia

18/08/2016
MARTA OTTAVIANI

Stando al sito di informazione Euractiv.com, Washington avrebbe iniziato il trasferimento delle armi nucleari dalla Mezzaluna alla base di Deveselu in Romania, dove sarebbero più al sicuro. Un’ipotesi però smentita da una fonte deLa Stampa, che in questi giorni non ha notato alcun movimento sospetto alla base di Incirlik. La base è molto strategica per la lotta allo Stato Islamico si trova appena 100 chilometri dal confine con la Siria ed è diventata terreno di contrattazione e scontro da parte del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan, disposto a concederla in futuro solo a patto che venga estradato dall’America il suo nemico numero uno, Fethullah Gulen, accusato di essere anche dietro al golpe fallito dello scorso 15 luglio. 

Situazione complicata
Le stesse «fonti indipendenti» che hanno parlato con EurActiv.com, hanno dichiarato che l’impresa potrebbe rivelarsi molto complicata non solo per motivi politici, ma anche tecnici. Certo, l’indiscrezione conferma che quelle 50 testate nucleari americane che si trovano a Incirlik fin dalla Guerra Fredda, per gli Stati Uniti sono diventate un problema, anche a causa delle relazioni sempre più difficili con la Turchia e l’instabilità nelle alleanze con Erdogan, che proprio settimana scorsa si è recato a San Pietroburgo da Putin per porre le basi per una cooperazione a largo spettro, che non esclude quella militare, nonostante la Turchia sia un membro della Nato. Da giorni circolano report secondo i quali le armi nucleari a Incirlik non avrebbero grande valore militare in quel contesto e, al contrario, stanno diventando sempre più impegnative in termini di salvaguardia. Negli ultimi due anni, Washington ha fatto nuovi investimenti per garantire la sicurezza delle testate, protette da soldati americani, rinchiuse in camere blindate e utilizzabili attraverso codici in possesso solo degli Usa. 

Mossa anti Mosca?

Oltreoceano però qualcuno teme che possano cadere nelle mani sbagliate in caso di guerra civile, e la situazione in Turchia è sempre più instabile. Senza contare il rischio più remoto, ossia che finiscano proprio nelle mani dei terroristi. Di certo c’è che la loro possibile nuova destinazione, la base in Romania di Deveselu ha già irritato Mosca per via della costituzione di uno scudo missilistico. Si tratta di un momento estremamente delicato. Esperti di relazioni internazionali fanno notare infatti che il ritiro dalle armi di Incirlik significherebbe il downgrade definitivo fra gli Usa e quello che una volta era uno dei loro alleati più strategici e fidati. 

“Rivendicazioni” turche

Il dibattito sulla bae di Incirlik inizia a tenere banco anche sui media turchi, soprattutto quelli più conservatori e filo governativi. Ieri Ibrahim Karagul, direttore del quotidiano islamico Yeni Safak ha scritto senza mezzi termini che alla Turchia dovrebbe essere affidata la gestione delle armi nucleari all’interno della base Nato o che, in alternativa, se ne dovrebbe appropriare. 

La repressione

Intanto nel Paese non si fermano gli arresti per colpire i presunti responsabili del fallito golpe dello scorso luglio e non riguardano più solo il settore pubblico o della burocrazia statale. Questa mattina sono finiti in manette 187 imprenditori accusati di essere dei gulenisti, che vanno ad aggiungersi ai 120 top manager finiti in manette tre giorni fa.

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