L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 15 ottobre 2016

140 soldati in Lettonia - la Russia non serva degli Stati Uniti ma una difesa della sua indipendenza ed autonomia diventa aggressiva per gli esperti euroimbecilli italiani

Soldati italiani contro Putin Renzi ci trascina alla campagna di Russia
Con la Nato nel 2017 ne partiranno 140 Gentiloni minimizza, ma Mosca protesta

Chiara Giannini - Sab, 15/10/2016 - 08:36

Centoquaranta militari italiani saranno schierati in Lettonia a partire dalla prossima primavera e faranno parte di un contingente di quattromila soldati della Nato.



La conferma arriva dal ministro della Difesa Roberta Pinotti, che riprende quanto già detto dal segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, che aveva annunciato proprio una presenza militare al confine con la Russia a partire dal 2018. Una decisione presa in base a quanto già stabilito a Varsavia e che vedrà l'Italia, dal gennaio dello stesso anno, alla guida della task force che partirà con un comando canadese.

Quattro saranno i battaglioni schierati dal 2017 sia nei Paesi baltici, punto di maggior frizione con Mosca, che in Polonia. Si tratta di «spearheads forces», soldati dispiegabili ovunque in 48 ore. In pratica il corpo di «reazione rapida» della Nato. Stoltenberg annuncia: «Missione di difesa e dialogo». Ma c'è chi già vede il segnale sinistro di un possibile conflitto mondiale. In realtà le cose stanno un po' diversamente ed è nelle parole del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni che si può capire come, per il governo, si tratti della normale partecipazione a un'attività Nato. «Noi - ha detto il capo della Farnesina - abbiamo sempre dato il nostro contributo a un'impostazione di rafforzamento degli assetti difensivi nei Paesi del nord-est dell'Alleanza atlantica». Basti pensare che l'Italia da tempo è impegnata, nell'ambito delle attività Nato, nei turni stabiliti dall'air policing. Da gennaio ad agosto gli aerei della nostra Aeronautica militare hanno sorvolato i cieli della Lituania, in seguito al turno di quattro mesi di altri Paesi. Ci sono nazioni Nato, infatti, che non hanno vettori della difesa aerea (tra questi Albania, Slovenia, Paesi baltici e Islanda) per i quali è previsto l'intervento a rotazione da parte di chi, invece, ha una forza aerea, come appunto l'Italia, che finora ha fatto air policing in tutti e quattro i Paesi.

Per quanto concerne la missione ai confini con la Russia, invece, con questa mossa la Nato vuol far passare un messaggio di prontezza e deterrenza, non tanto nei confronti della Russia, quanto semmai delle nazioni che fanno parte dell'Alleanza atlantica. Una normale verifica di capacità operativa per lanciare un messaggio al mondo: «Guardate che la Nato funziona». Un mostrare i muscoli, insomma. Una mossa, però, che ha fatto arrabbiare il Cremlino. La portavoce del ministro degli Esteri russo, Maria Zakharova, interpellata sull'impegno italiano in Lettonia, ha detto che «la politica della Nato è distruttiva. L'Alleanza è impegnata nella costruzione di nuove linee di divisione in Europa, invece che di profonde e solide relazioni di buon vicinato».

Il presidente del CeSi (centro di studi internazionali) Andrea Margelletti spiega che «di fatto la Russia, in quella zona, fa sorvoli non autorizzati. I Paesi baltici sono armati di niente, per cui, è ovvio che la Nato abbia deciso di intervenire e che l'Italia, che ne fa parte, debba partecipare. Si tratta di una cosa normalissima. Se volessimo fare la guerra non manderemmo certo 140 militari, ma migliaia. Quali sono i rischi di un conflitto mondiale? Per ora - conclude - posso dire che non ne vedo, anche se devo ammettere che ultimamente l'atteggiamento della Russia è parecchio aggressivo». Adesso il timore è ritrovarsi a giocare con il fuoco.

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